Per imparare a “stare al mondo”, comincia a girarlo

“L’Italia è il mio grande amore ma anche fonte di grande amarezza. Amo tutto dell’Italia ma non il suo sistema, non amo il modo in cui è amministrata e gestita. Dico sempre, a chi mi chiede dove sogno di vivere da grande, che vorrei vivere qui. Però non nell’Italia di oggi, con tutta questa corruzione, in questa situazione stagnante, poco stimolante. Penso che il cambiamento debba partire dal basso, dalle piccole azioni quotidiane di ognuno di noi. Ci lamentiamo troppo e facciamo poco per cambiare le cose, questo lo penso veramente. Spero, un giorno, di poter vivere davvero nel Bel Paese, che però non sia solo bello esteticamente, ma dia la possibilità di vivere una vita dignitosa e che rispetti i diritti dei propri cittadini”.

Silvia
Silvia

Silvia Diazzi, 23 anni, originaria di Mirandola, per ora – come ci racconta – vive a Rimini, dove frequenta un master in Economia delle risorse e dello sviluppo sostenibile. Laureata in Lingue e culture per il turismo e commercio internazionale all’Università di Verona, nonostante la giovane età Silvia vanta numerose esperienze di studio all’estero e, con la freschezza e la schiettezza dei vent’anni, parla di un “lavorare sodo che premia sempre”. Nonostante la crisi. Nonostante l’Italia.

“Devo dire che, dopo aver viaggiato tanto, non esiste nulla di così bello e poetico come l’Italia, che rimane il mio paese preferito in quanto a bellezza e cultura. Sicuramente dovremmo migliorare il modo in cui valorizziamo i nostri tesori, ma ricordiamoci che l’Italia è fatta anche di cervelli e menti eccezionali che vanno coltivati e fatti emergere tanto quanto le nostre bellezze artistiche. Solo dando spazio a nuove idee ed innovazione riusciremo veramente a migliorare.
Le mie primissime esperienze di studio le ho fatte durante l’estate, dai 12 anni fino ai 18, durante le quali ho partecipato a diverse vacanze studio organizzate da alcune professoresse di Mirandola, il mio paese. Sono stata a Oxford, Dublino, Bristol, Edimburgo, Londra e Boston. Grazie a queste esperienze ho imparato ad esprimermi in inglese e ho sviluppato la mia grande passione per i viaggi e per la scoperta di culture diverse.

Parlando di esperienze davvero significative all’estero saltiamo direttamente al 2014, quando sono partita per gli Stati Uniti – prosegue Silvia – Ho frequentato per sei mesi la University of Massachusetts di Boston grazie ad una borsa di studio vinta tramite l’Università di Verona, progetto chiamato Worldwide Study. Inutile dire che vivere in una città giovane ed intraprendente come Boston abbia per sempre cambiato la mia vita, in meglio. Ho conosciuto persone dinamiche, interessanti e curiose verso la mia cultura di origine. Dal canto mio, della cultura americana ammiro la filosofia del “puoi fare tutto, se lo vuoi”, che si rispecchia molto nel suo sistema educativo. È evidente quanto gli americani siano più abituati allo scambio e all’armonia tra diverse culture, infatti molto spesso a lezione i professori chiedevano la noi studenti “internazionali” di raccontare le nostre esperienze, in modo da avere diversi punti di vista da offrire alla classe. Questo mi ha fatto credere in me stessa e nelle mie capacità. Durante il soggiorno a Boston sono stata anche a New York, Washington D.C., Montreal, Providence…”.

Silvia racconta di aver scoperto la fiducia in se stessa “grazie all’università e al sostegno dei miei genitori che hanno sempre appoggiato ogni mia folle scelta e partenza. I giovani non sono smidollati, sono pieni di energie e di voglia di fare! Manca molto la fiducia in se stessi, un fattore sicuramente personale ma anche dovuto ad un sistema che non incoraggia lo sviluppo delle particolari doti di ogni studente. Penso che avere degli obiettivi da raggiungere sia fondamentale, ma prima di capire quali siano è anche importante capire quali sono le nostre doti e le nostre capacità. Ho tanti amici con personalità brillanti e con tanto da dare, ma che si sentono scoraggiati… Io nel mio piccolo ho cercato di mettermi parecchio in gioco in questi ultimi anni, attraverso il viaggio, sia fisico che psicologico, per raggiungere una meta e ritrovarsi cambiati, nel camminare e non tanto nell’arrivare. Questo penso dei giovani: che abbiano bisogno di mettersi più in gioco e di rischiare di più, ma anche che abbiano bisogno di un sistema che li incoraggi a prendere queste scelte e che valorizzi il loro essere diversi ed unici e che non cerchi di uniformarli o renderli schiavi di un sistema obsoleto”.

A novembre 2014 Silvia riceve un’email della sua professoressa di russo, che le comunica di essere stata accettata per andare a studiare un semestre presso la Tomsk State University, in Siberia.

Tomsk State University
Tomsk State University

“Dopo aver comprato ogni singolo indumento termico alla Decathlon, stivali imbottiti e giacca da -20° sono partita alla volta della Siberia – sorride Silvia – Mi commuovo al solo pensiero della Siberia, dei suoi sapori, dei suoi colori, dei suoi visi, dei suoi rumori. La Siberia ti entra dentro e ti richiama a sé continuamente, è un sentimento che non sono ancora in grado di descrivere a parole. A Tomsk dovevo studiare il russo più un corso di marketing in inglese. A lezione di russo ero sempre con il mio gruppo di amici dell’Università di Verona, abbiamo legato molto e ci siamo aiutati, ho costruito due amicizie che ancora oggi mi accompagnano ogni giorno, due ragazze con cui ho viaggiato molto negli ultimi tempi. Di Tomsk mi ricordo il nostro dormitorio, il Parus, un edificio alto 17 piani, che sembrava la punta di una nave. Era vicinissimo al fiume Tom, ma ce ne siamo resi conto solamente ad aprile durante il disgelo. Prendevamo un ascensore del quale non mi fidavo troppo per andare a vedere il fiume che si scioglieva, immersi in un silenzio cosmico, accompagnati da biscotti e tè caldo. E il cuore era come se battesse più forte ed il rumore dei pensieri si facesse più imponente. La sensazione di libertà, di naturalezza, di onestà, di sincerità. Queste parole rispecchiano la vita siberiana ed i suoi abitanti. I ricordi più preziosi sono sicuramente legati ai due viaggi che ho fatto durante questo periodo, perché studiare è uguale ovunque e la grammatica russa è una spina nel fianco sia in Italia che in Siberia. Prima di partire tutti pensavano che sarei andata nella terra degli orsi e della vodka. Di orsi in realtà non ne ho mai visto uno, ho compensato con la vodka invece. Tuttavia, questa terra offre molto di più.

Il primo viaggio ci porta in Altaj, una regione selvaggia al confine con la Mongolia. Ogni sera un luogo diverso, attraversiamo l’unica strada asfaltata di questa regione passando tutte le stagioni, tutti i paesaggi possibili e immaginabili. Risate, vodka, panini, salsa alle zucchine, iurte, un cammello salvato dall’attacco dei lupi, un viaggio in camionetta attraverso un lago essiccato da non so quanti anni… Abbiamo pianto alla fine di questo viaggio, non dimenticherò mai la gentilezza di queste persone che ci hanno accolto tra di loro come fossimo amici da sempre. Il momento più bello? Ci siamo fermati per fare alcune foto sulla strada e poi abbiamo iniziato a correre all’impazzata su una collina, urlando e ridendo, piangendo dal ridere con una sensazione di libertà e di purezza, di gioia interiore e di leggerezza. Ecco cosa non trovo nella mia terra: la gioia di condividere, il piacere di stare insieme perché si vuole stare insieme, la gentilezza, l’altruismo, l’apertura, la libertà di sorridere e di essere felici. Questo ho provato: un senso di vuoto che mi ha riempito tantissimo, che mi ha fatto commuovere.

Il secondo viaggio è stato al Bajkal. Il lago più antico e profondo del mondo, contiene il 20% dell’acqua dolce di tutto il mondo. Per raggiungerlo da Tomsk ci sono volute 35 ore di transiberiana e 6 ore su uno strano pulmino. Arriviamo all’isola di Olkhon, nel villaggio di Kuzir, e facciamo couchsurfing in un hotel in costruzione, gestito da un padre di famiglia. Il giorno dopo partiamo per una gita sul suo furgoncino ed arriviamo alla punta più estrema dell’isola del lago più antico del mondo. Non ci sono parole per descriverlo. Un blu accecante, senza confini, senza corruzione dell’uomo. Dopo questa avventura, con la mia compagna di stanza abbiamo anche raggiunto il lago dal lato orientale, vicino ad Ulan Ude. Siamo arrivate in questo villaggio chiamato Goriacinsk , dove per una fortunata coincidenza siamo state ospitate per la notte da una baba russa, era vecchissima, piena di rughe, con un sorriso splendido.

Il lago Bajkal. Fonte: Wikimedia Commons
Il lago Bajkal. Fonte: Wikimedia Commons

In Siberia come in Italia le tradizioni sono forti e costituiscono gran parte della vita delle persone. Per tutto il resto credo non si possano fare paragoni. I Siberiani sono seri in apparenza, fuori per strada difficilmente vedrai persone sorriderti apertamente. Allo stesso tempo però sono folli, matti, fanno cose che non ti aspetti e la loro gentilezza ti sbalordisce. Anche se non ho mai capito come mai se dici Ciao ad una persona per più di una volta durante il giorno, poi pensano che sei un po’ stupido!”.

Silvia ha capito cosa voleva fare da grande frequentando un corso di Management Ambientale alla UMass di Boston dove si parlava dei diversi problemi ambientali e di possibili modi per risolverli dal punto di vista della gestione delle imprese. “Lì ho capito che questo sarebbe stato il mio futuro e che avrei voluto saperne di più, perché effettivamente ancora c’è poca informazione riguardo questi temi. Mi sono avvicinata al mondo delle certificazioni e degli standard grazie alla tesi della triennale ed ho trovato la possibilità di fare una internship presso un Ente di Certificazione a Praga. Ho vissuto a Praga per otto dove ho lavorato per questo ente. È interessante vedere il mondo che sta dietro alle certificazioni e ai controlli che le aziende devono “subire” ogni anno per verificare il corretto funzionamento dei processi. Credo molto nelle certificazioni perché possono dare chiarezza anche ai non addetti ai lavori. Continuo ancora a collaborare con questa azienda di Praga, anche se dallo scorso settembre frequento un Master in Economia delle risorse e dello sviluppo sostenibile presso l’Università di Bologna, nella sede di Rimini. Non avevo mai affrontato l’argomento dal punto di vista economico e per me, che mi ritengo un’umanista, non è una passeggiata farlo, ma mi sto impegnando a vedere la materia da un punto di vista diverso. Mi interessa la sostenibilità specialmente da un punto di vista sociale, nel senso di informazione ed educazione delle popolazioni per un comportamento più responsabile e sostenibile. Grazie a questo interesse ed a una borsa di studio andrò a studiare per un semestre a Stellenbosch, in Sudafrica. Mi sono interessata ai corsi di questa università proprio perché affrontano i temi della sostenibilità da un punto di vista sociale, specialmente per il particolare assetto che hanno in questo paese. Mi piacerebbe elaborare una ricerca ed una tesi riguardo questo argomento, per cui spero di farmi un’idea più precisa durante questo semestre di studio in Sudafrica.

Per quanto riguarda il lavoro, sono certa che qui non ci sia una grande offerta, non come in altri paesi. Nonostante questo, sono iscritta a diverse newsletter e siti che offrono lavoro per i giovani e ricevo mail quasi tutti i giorni con nuove offerte, certo c’è da faticare e rischiare ancora una volta, ma penso che se si è disposti a farlo, il lavoro lo si può trovare e le opportunità ci siano. Non vorrei sembrare troppo ottimista e poco realista, ma in ogni caso penso che chi ha veramente voglia di fare, un modo o l’altro lo trova sempre”.

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