«Nessuna “tassa sul morto”, ma più garanzie e tutele per i cittadini...

«Nessuna “tassa sul morto”, ma più garanzie e tutele per i cittadini colpiti da un lutto»

Superamento dell’attuale esenzione per alcuni servizi funebri e cimiteriali e il loro assoggettamento all’IVA ad aliquota ridotta, contributo fisso, pari a 30 euro, per ogni funerale, introduzione di strumenti previdenziali, riforma del sistema di gestione dei cimiteri, qualificazione dei soggetti operanti del settore: sono solo alcune delle novità introdotte dalla proposta di legge sul riordino delle attività funerarie, che non ha mancato di innescare polemiche. Abbiamo intervistato il senatore modenese Stefano Vaccari, primo firmatario del disegno di legge.

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Il momento della morte, del lutto, è uno dei passaggi più delicati dell’esistenza umana: una vita finisce, e chi rimane (amici, parenti) affronta la perdita con riti e simboli che aiutino a superare il dolore e a dare un significato a quanto accaduto. Si può dire che, almeno nella cultura occidentale, la morte è uno dei frangenti in cui si avverte maggiormente la presenza del sacro. Eppure, spesso ci si dimentica che intorno al decesso di una persona esiste un insieme di pratiche e procedimenti molto più profani: dalla dichiarazione di morte alla certificazione in anagrafe, dalla preparazione della salma alla scelta dell’impresa funebre, dall’acquisto della bara all’individuazione della tomba, sono numerosi gli attori e i passaggi con cui le famiglie devono fare i conti dopo la morte di un congiunto. Si tratta di un settore vasto e complesso, con un notevole giro d’affari, e su cui è sempre mancata, in Italia, una legislazione organica che ne disciplinasse l’attività. A colmare questa lacuna ci ha pensato la proposta di legge S. 1611 “Disciplina delle attività funerarie”, di cui è primo firmatario il senatore modenese Stefano Vaccari. Una normativa che non ha mancato di suscitare qualche polemica: il provvedimento giunge infatti a introdurre nuove forme di tassazione, tanto da aver spinto più fronti a parlare di una vera e propria “tassa sulla morte”. Ne abbiamo parlato con il sen. Vaccari, che ha gentilmente risposto a qualche nostra domanda.

Senatore Vaccari, partiamo dal famigerato articolo 21, quello relativo alle misure fiscali e che tanto scalpore ha suscitato nei giorni scorsi. Che cosa prevede la norma e quali novità introduce? 
L’articolo 21 del disegno di legge da me presentato, divenuto articolo 22 nel testo adottato dalla Commissione Sanità del Senato, affronta il tema del trattamento fiscale delle spese funebri e cimiteriali prevedendo (in coerenza con la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto) il superamento dell’attuale esenzione per alcuni servizi e il loro assoggettamento all’IVA ad aliquota ridotta. Nel contempo viene innalzata la soglia di deducibilità delle spese funebri e cimiteriali e vengono previste particolari agevolazioni fiscali per sostenere la diffusione della previdenza funeraria e cimiteriale. Il recupero delle risorse che verrebbe da queste misure di incentivazione per i cittadini, interessati ad avere idonea documentazione delle spese sostenute esercitando così un effettivo contrasto all’evasione fiscale, determinerebbe a nostro avviso un effetto positivo per l’erario. Sono analogamente incentivate le spese dì mantenimento e di recupero dei sepolcri, preservando e valorizzando soprattutto lo smisurato patrimonio artistico e storico di tombe private esistente nei cimiteri italiani, oggi in una situazione spesso di totale abbandono.

Stefano Vaccari. Fonte immagine: PD Modena.
Stefano Vaccari. Fonte immagine: PD Modena.

Oltre a queste novità, in molti puntano il dito anche su altre misure, in particolare il contributo fisso, pari a 30 euro, per ogni funerale e per ogni operazione cimiteriale a pagamento al fine di coprire gli oneri per la vigilanza e il controllo circa l’osservanza delle norme per le attività funebri nel proprio territorio, e l’obbligo di destinare almeno il 20% del gettito TASI per i costi di mantenimento dei servizi cimiteriali indivisibili. Si ha paura che queste norme comportino un aumento di tasse e costi per i contribuenti. Cosa si può rispondere a chi oppone questi argomenti?
È vero, di tutto il contenuto del disegno di legge si è fatto un gran parlare,  spesso a sproposito, della cosiddetta “Tassa sul morto”, ma credo che ridurre un’importante proposta di riordino del settore all’introduzione (presunta) dell’ennesima gabella per il cittadino, sia sbagliato oltre che infondato. In realtà, dati alla mano, questo prelievo esiste da sempre in molti comuni: si tratta infatti di quella che viene definita tassa di uscita servizio e/o tassa di ingresso, della quale però nessuno ha mai parlato e il cui importo va ben oltre i 30 euro. Possiamo menzionare il comune di Torino, che ha fissato questa quota a 340 euro, o Bologna a 165 euro? Prevedere, come fa la legge, che una quota fissa di questo prelievo venga destinata obbligatoriamente ad attività di vigilanza e controllo non sempre e non dappertutto svolte, oppure una parte della TASI alla manutenzione dei servizi cimiteriali, è un atto di responsabilità verso la propria comunità a partire dai sindaci e di tutela delle imprese che operano nella legalità e trasparenza.

Sempre per rimanere in tema, l’articolo 20 consente, per la prima volta in Italia, di avvalersi di strumenti previdenziali funebri e cimiteriali. Di cosa si tratta, e quali benefici potrebbero portare? E in generale, come viene tutelata la libertà di scelta dei cittadini e delle famiglie colpite da un lutto?
Con l’articolo 20 del disegno di legge da me presentato, che poi è divenuto l’articolo 21 nel testo adottato dalla Commissione Sanità del Senato, si introducono nell’ordinamento nazionale, al pari della maggior parte dei paesi europei e mondiali, forme assicurative in ambito funebre e cimiteriale per contribuire a formare una scelta delle famiglie libera dalle urgenze e dai condizionamenti che scaturiscono nell’immediatezza della perdita, nonché un’opportunità per persone che vivono da sole di poter serenamente decidere delle proprie esequie e del mantenimento della propria sepoltura. È una formula antica, introdotta molto tempo fa dalla Confraternita delle Misericordie toscane, che hanno una tradizione secolare alle spalle, all’atto dell’iscrizione dei soci: una parte della quota sociale garantisce in particolare un diritto di prelazione rispetto a determinati servizi cimiteriali.

Il disegno di legge nasce con l’intento di riordinare e armonizzare la disciplina relativa alle attività funerarie. Il suo scopo, esplicitamente richiamato anche nella relazione introduttiva, è quello di combattere fenomeni di malaffare in un settore che, annualmente, fattura tre miliardi di euro. Per ottenere ciò, si interviene anche sui soggetti che possono operare nel settore, ovvero imprese funebri, agenzie ecc., prevedendo precisi requisiti di moralità e professionalità. Quali sono le principali novità in questo ambito?
Il messaggio che questo disegno di legge vuole mandare è che “non ci si può e non ci si deve improvvisare operatori del settore”. Invece nel nostro paese, nel settore che si occupa di quelle che possiamo chiamare in senso lato “attività funerarie”, operano troppo spesso soggetti non in possesso dei requisiti minimi di legalità, professionalità, moralità. Stiamo parlando di oltre 6000 imprese spesso individuali, che fatturano complessivamente tra 1/8 e 1/10 della somma che si ottiene moltiplicando i 650.000 decessi del 2016 per una spesa media per funerale. E a farne le spese sono quegli operatori che lavorano stando nelle regole, piccoli o grandi che siano, e che devono combattere contro fenomeni diffusi di concorrenza selvaggia e sleale, oltre che i cittadini colpiti dal lutto. Quindi credo che difendere le imprese sane e fare uscire dall’illegalità le altre sia innanzitutto un dovere del legislatore. Tutelare il dolente significa rispettare la dignità delle persone e garantire il diritto del cittadino di scegliere modalità di sepoltura o di cremazione. Dare certezze su prezzi, sulla qualità dei servizi, sulla trasparenza, sui requisiti minimi, sulla formazione del personale significa garantire i cittadini e qualificare il sistema delle imprese del settore. Voglio ricordare che il settore delle attività funerarie coinvolge un grande giro d’affari e cospicue zone di “nero” e sommerso, anche con episodi estremamente preoccupanti di infiltrazioni della criminalità organizzata. Occorrono quindi regole certe nella strutturazione delle imprese, una professionalità accertata degli operatori, nonché controlli certi sovracomunali o su scala regionale.

(Un video dedicato al cimitero monumentale di Aldo Rossi)

Nel disegno di legge ci sono novità pure per gli enti locali, poiché viene messa mano al sistema di gestione cimiteriale, attraversato oggi da notevoli criticità. Al di là delle misure fiscali di cui abbiamo già parlato, cosa cambia per i comuni?
Voglio precisare che sulla mia proposta di legge il parere dell’Anci e dell’associazione delle imprese pubbliche è stato positivo con alcune osservazioni che il testo unificato della collega Maturani ha in gran parte recepito. Probabilmente ci sarà qualcosa da rivedere circa la facoltà lasciata agli enti locali di avviare nuove imprese, ma in sostanza il testo introduce alcune novità. Quello che cambia è la prospettiva nella quale collocare la pianificazione del fabbisogno di cimiteri e crematori: regole diverse sulla tumulazione, non più i confini comunali ma un area vasta in grado di non sperperare risorse pubbliche e migliorare l’offerta, con risorse certe per manutenere quello che c’è. Con la novità dei cimiteri per animali d’affezione che alcuni comuni come Modena con lungimiranza hanno già realizzato, cogliendo una diffusa sensibilità dei cittadini.

Infine, nella legge viene regolata per la prima volta in modo omogeneo la cremazione, un fenomeno in crescita negli ultimi anni. Cosa prevede la norma in proposito?
Esiste la necessità di indicare norme uniche per l’accesso alla cremazione, che si conferma una scelta in forte crescita. Con l’articolo 10 del disegno di legge in tema di cremazione e dispersione delle ceneri si vuole anzitutto garantire parità di trattamento ai cittadini italiani in materia di cremazione, indipendentemente dal luogo di residenza, decesso o destinazione finale. Si chiariscono le modalità di autorizzazione alla cremazione di cadavere nel rispetto della volontà espressa dal defunto, o da soggetto diverso avente titolo. Per quanto riguarda la dispersione delle ceneri è in ogni caso vietata nei centri abitati e non può dare luogo ad attività aventi fini di lucro. Permettimi una chiosa al termine: si tratta di una riforma vera di un settore che tocca la vita delle persone nel momento più doloroso, quando cioè sono colpite da un lutto. Il percorso di discussione dei contenuti avviato dalla Commissione Sanità del Senato è stato ampio, lungo e non ha escluso nessuno. Tutti i soggetti hanno portato il loro contributo, in alcuni casi anche critico, poi i senatori hanno fatto le loro proposte correttive con gli emendamenti che mi auguro a breve si possano cominciare a votare. Il traguardo non è lontano ma serve completare l’ultimo miglio per rendere questo paese più giusto.

In copertina: cimitero di San Cataldo (Fonte immagine: Comune di Modena). 

 

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Sono nato a Vignola nel 1985. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione a Bologna ho conseguito un master in Editoria all'Università Cattolica di Milano. Ho lavorato fino al 2015 per le Edizioni Dehoniane e attualmente collaboro con diverse case editrici e riviste, tra cui Il Regno. Mi interesso di temi legati a cultura, legalità e politica. Dal 2014 sono consigliere comunale a Vignola.