Modena per gli altri, quindici anni dopo

Modena per gli altri, quindici anni dopo

“Moxa, Modena per gli altri, nasce per caso nel 2003, inizialmente da un gruppo di medici che vogliono conoscere altre realtà, mettere a disposizione le proprie ferie, lavorare per altri.” Nella loro piccola sede alla Polisportiva di Modena Est, Marco Turci, il presidente, Stefania Vecchi, ginecologa tra i soci fondatori e Paola Celli, insegnante, tracciano un bilancio a (quasi) quindici anni dalla nascita della Onlus e ci raccontano i progetti pensati, realizzati, riusciti, falliti o da avviare, con la semplicità di un impegno che “non vuole cambiare il mondo, nemmeno l’Etiopia, ma incidere con piccoli cambiamenti nella vita di tante persone”.

0
CONDIVIDI

Moxa prende il nome dai fratelli maggiori di “Parma per gli altri”, che avevano inizialmente colto i desideri di questi amici e colleghi modenesi e li hanno poi avviati ad una propria attività. L’Etiopia è ancora oggi la nazione destinataria della maggior parte delle attività. Moxa ci è arrivata con la mediazione di alcune missioni e nella ex colonia italiana ha realizzato decine di interventi con l’ambizione di avere un impatto efficace sulle piccole comunità e senza illudersi di cambiare strutturalmente la società. I primi interventi erano di natura soprattutto medica, cioè tempo e professionalità impiegate in ospedali e ambulatori sparsi nel territorio, ma anche con raccolte fondi e invii di medicine o materiali sanitari, indispensabili per sostenere le strutture locali. Il Governo autorizza spesso questi interventi e allo stesso tempo ne chiede la realizzazione senza costi e il coinvolgimento di altri professionisti etiopi, che sono così parte attiva dei progetti stessi. Oggi Moxa ha allargato i fronti in due direzioni molto chiare: diversificare le azioni e fare cultura e informazione a Modena.

Immagine tratta dalla pagina Facebook di Moxa.
Immagine tratta dalla pagina Facebook di Moxa.

“I nostri progetti oggi sono anche “Miele” e “Oltre la rete” – ci racconta Marco Turci – Il progetto Miele coinvolge apicoltori etiopi che lavoravano in modo tradizionale. La loro raccolta consisteva nel posizionare dei cesti, che diventavano gli alveari e che venivano affumicati al momento giusto per disperdere le api e prendere il dolce loro lavoro. Abbiamo lavorato con loro nell’organizzazione dei vari passaggi, mantenendo le conoscenze tradizionali e alcune procedure e introducendo delle forme più avanzate, che permettessero una miglior resa. In questo modo la produzione è aumentata e ci siamo adoperati che il miele, ben confezionato, fosse venduto nella capitale Adis Abeba, creando un guadagno più costante e maggiore per gli apicoltori. Inizialmente, attraverso forme di microcredito, abbiamo lavorato anche sulla strutturazione delle cooperative, perché non accada che, finiti i finanziamenti iniziali, tutto muoia, lasciando solo macerie di progetti sterili.”

moxa01“Oltre la rete – prosegue Stefania Vecchi – è un progetto che vuole costruire campi da gioco e far giocare ragazze e ragazzi, formando istruttori locali. E’ fatto con la scuola di pallavolo Anderlini e non è una caccia grossa al talento degli anni prossimi, ma “solo” l’opportunità di aumentare occasioni di gioco e sport, con tutto quello che portano con sé queste attività nella crescita dei giovani. Ci stiamo interrogando da anni sui risultati delle tante azioni realizzate. Abbiamo maturato esperienza e consapevolezza che alcune iniziative non vanno come si spera, che il contesto non le coglie, che noi non riusciamo a calibrarle per le necessità reali. Abbiamo un approccio critico sulla cooperazione internazionale, nel senso che ne cerchiamo l’efficacia, anche se in piccole quantità.”

E’ per questo motivo che Moxa non usa mai immagini ad effetto, con bimbi o contesti di impatto. Ragioni simili hanno portato ad abbandonare iniziative come l’adozione a distanza, un fenomeno cresciuto moltissimo e per il quale Moxa non riusciva a garantire completamente la filiera. Invece, ha dirottato le energie in progetti di “adozione di classe”, mirati al sostegno allo studio e monitorati da scuole in costante rapporto con le associazioni, che danno la garanzia della destinazione dei fondi.

“Le scuole sono l’altro settore in cui Moxa ha aumentato molto il proprio sforzo – ce lo racconta Paola Celli, insegnante in pensione delle Carducci, che proprio nella sua ex scuola segue uno dei progetti di formazione “Modena chiama mondo” – L’obiettivo è quello di aprire gli orizzonti a studenti e famiglie, raccontare di nuove realtà, coinvolgere nel volontariato locale, preparare all’idea che può arrivare il momento di impegnarsi per gli altri.”

Il lavoro a Modena è l’altra gamba di Moxa. La cooperazione è una forma di cultura, che va diffusa. L’associazione è entrata, quindi, nella rete del progetto “WelcHome”, rivolto alle centinaia di profughi che arrivano nei nostri paesi e che hanno bisogno di accoglienza. Con il coordinamento del Comune di Modena, l’idea è quella di trovare famiglie ospitanti, per evitare le grandi comunità di minori non accompagnati e curare la formazione di questi giovani, che hanno bisogno di imparare e lavorare.
Parlare con i volontari di Moxa vuol dire aprire continuamente degli argomenti di riflessioni davvero importanti. “Anche ora mentre ne discutiamo insieme – mi dicono – sviluppiamo la nostra riflessione, perché gli interrogativi sono tanti: l’efficacia degli interventi, le loro giuste dimensioni, il coinvolgimento dei nostri concittadini, la cultura della cooperazione. I temi sono tanti e noi cerchiamo di affrontarli sviluppando progetti. E non smettendo mai di farci domande”.

Immagine tratta dal blog Emilia chiama Etiopia
Immagine tratta dal blog Emilia chiama Etiopia

Succede in tanti gruppi. Il “per caso” che ha originato Moxa è un piccolissimo Bing Bang, che dà inizio ad un altrettanto piccolissimo universo, nel quale un sistema di azioni, pensieri, desideri e progetti ruota, in questo caso, intorno al pianeta Etiopia, aggregando una sessantina di soci e le persone che vi orbitano intorno, allargandosi per qualche istituzione, altre associazioni, diverse scuole.
Nascono spesso così le associazioni, si perdono nell’universo popolato da altre associazioni, ma generano sistemi di relazioni, aiuti e opportunità, che significano moltissimo per chi si trova a vivere in questo piccolo spazio. E’ facile, dunque, trovare persone che non ritengono il loro piccolo universo insignificante, soprattutto quando si accende di una ricchezza imprevista o, addirittura, insperata. E questa non è presunzione, ma consapevolezza.

E’ questa l’immagine che trasmette Moxa, riflesso dell’energia di persone che non smettono di pensare, farsi domande e mettersi a disposizione.
L’obiettivo è raccolto in una delle tanti frasi che mi sono annotato: “Noi facciamo microprogetti, nulla che cambi il mondo, ma qualcosa che sia efficace, per le persone coinvolte e le comunità coinvolte.”

In copertina: un’immagine dal blog Emilia chiama Etiopia.

CONDIVIDI
Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

NESSUN COMMENTO

Rispondi