Lui è più straniero di me. Storie di una coabitazione difficile

Lui è più straniero di me. Storie di una coabitazione difficile

Cosa pensano i migranti degli altri migranti e cosa pensano i migranti dei modenesi? Nell'era del mondo globale, le tensioni internazionali si riflettono anche localmente. Anche a Modena, dove gli immigrati si dividono su linee politiche, etniche, culturali e religiose proprie dei paesi d'origine.

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Nell’era del mondo globale le tensioni internazionali si riflettono a livello locale. A Modena e provincia i cittadini stranieri sono circa 94mila, pari al 13,5 % dell’intera popolazione. Le migrazioni verso Modena sono cominciate alla fine degli anni ’70 e oggi sono presenti sul territorio ben 140 nazionalità diverse. I migranti, anche di lunga data, seguono con coinvolgimento le vicende dei loro rispettivi paesi d’origine. Anche quando integrati, non sono immuni alle pulsioni nazionali. Si tratta di tensioni sotterranee che raramente sfociano nell’odio e in azioni razziste. Anche se, appena una decina di anni fa, si sono registrati in città episodi di violenza fra gruppi etnici distinti come quello fra curdi e turchi e fra serbi e albanesi nella “guerra delle birrerie”. E poi l’ultimo avvenimento, clamoroso, lo scorso luglio, con l’attentato incendiario al circolo Milad, un’associazione turca vicina all’opposizione anti Erdogan, presidente molto amato dalla diaspora turca insediatasi da noi. A Modena, le fratture all’interno del mondo dell’immigrazione sono di natura etnica, religiosa, politica e culturale.

uluCose turche. La comunità turca conta oltre 1500 residenti fra città e provincia. All’interno di questa comunità, ben integrata e con due associazioni distinte impiantate in città, ci sono i curdi di Turchia. Nazione senza Stato, i censimenti ufficiali in base alla nazionalità del residente li annoverano come turchi. In passato, intorno al 2006-2007, squadre di turchi organizzati hanno compiuto raid contro bar e locali di proprietà di cittadini curdi. Oggi, sebbene la situazione in Medio Oriente sia esplosiva, le due comunità convivono in relativa pace. “Non abbiamo nessun problema con i curdi, un popolo con il quale abbiamo convissuto per secoli. Abbiamo invece problemi con le formazioni armate curde che cercano la secessione”, dice Ozgur Ozcan, portavoce della moschea turca di via Munari. I curdi di Modena, circa 200, rispondono con una variazione sul tema: ”Non abbiamo nessun problema con i turchi, siamo popoli fratelli. Abbiamo invece problemi con Erdogan che consideriamo un autocrate”, dice Kenan Gorgulu, portavoce dell’associazione curda Azad. Così alla Ulu Camii, la moschea turca roccaforte dell’Akp a Modena, non è infrequente incontrare dei fedeli di origine curda. Mantengono un profilo basso e non amano parlare di politica. “In moschea si viene per pregare”, ricorda Ozcan.

Oltre alle questioni etniche, la comunità turca modenese è divisa politicamente al suo interno. Da una parte ci sono gli entusiasti dell’Akp e di Erdogan, la maggioranza dei turchi modenesi. Orbitano intorno alla Ulu Camii di via Munari e si sono recati in centinaia a votare presso il consolato di Milano all’ultimo referendum di inizio aprile, organizzando la trasferta con pullman e navette. Dall’altra parte c’è la minoranza: gli aderenti a Milad, un circolo culturale turco in via delle Suore. L’associazione è vicina all’oppositore di Erdogan, Fethullah Gulen ritenuto, dalle autorità di Ankara, la mente del tentato golpe del 14 luglio scorso. In quella lunga notte di passione un gruppo di turchi ha tentato di appiccare il fuoco al circolo “golpista”. “Non abbiamo nessun contatto e non vogliamo avere niente a che fare con quelli di Milad, sono dei traditori, hanno cercato di rovesciare l’ordine costituzionale dello Stato”, dice Murat Durgun, presidente della Ulu Camii.

moschea-turcaGuerre balcaniche. Anche con gli arabi non va meglio ma è una semplice e reciproca insofferenza per “quel senso di superiorità che hanno i turchi nei confronti degli arabi, retaggio dell’Impero ottomano, del colonialismo turco sull’ Africa settentrionale. Tuttavia, turchi e arabi sono musulmani e la moschea turca è frequentata anche da siriani, algerini e egiziani.

E’ scontata anche l’antipatia storica di gran parte dei balcanici nei confronti dei turchi, per gli stessi motivi degli arabi: “L’occupazione per cinque secoli delle terre serbe”, spiega Jovan, serbo di Modena. “I turchi hanno violentato le nostre tris-avole ed è per questo motivo che noi balcanici siamo un miscuglio di razze e non siamo biondi con gli occhi azzurri come gli slavi polacchi o i russi, per esempio”, aggiunge Jovan. Ma i serbi hanno a loro volta pendenze con gli albanesi, vicini ai turchi per religione e cultura. La tensione è etnica e politica ma anche religiosa. “La guerra del Kosovo brucia ancora, aggravata dall’indipendenza del paese, non riconosciuta dallo stesso governo serbo. Il Kosovo è considerato dai serbi la culla della loro civiltà e della cristianità nei Balcani”, racconta padre Giorgio Arletti, prete ortodosso della chiesa di Tutti i Santi.

Strani odori stranieri. In generale, gli slavi sono ostili ai musulmani e agli africani. Nei palazzi di via Fratelli Rosselli, all’incrocio con viale Amendola, vivono molte famiglie straniere. “I musulmani puzzano, hanno tradizioni diverse, le loro donne sono dei fantasmi, non salutano mai e dalle loro abitazioni esce in continuazione un forte odore di cipolla e di spezie. Inoltre fanno sempre baccano di notte durante il mese del Ramadan quando festeggiano e rompono il digiuno”, dice Liljana una ragazza bielorussa residente a Modena. I vicini di Liljana, una coppia di algerini, dicono a loro volta: ”Sono loro che puzzano con le loro fritture e l’odore di cavolo e verza ad ogni ora. E poi nei fine settimana si ubriacano e litigano”.

Padre Arletti
Padre Arletti

Sempre in ambito slavo, le tensioni in Ucraina si sono estese alla comunità locale. Ci sono due chiese idealmente contrapposte che dividono gli ucraini di Modena: la chiesa ortodossa di Tutti Santi, affiliata al Patriarcato di Mosca e la chiesa greco-cattolica ucraina di via Cavour. Le tensioni sono dovute a motivi politici: ”Nel paese è in corso una guerra civile e questa lacerante situazione si riflette all’interno della comunità”, afferma padre Arletti. “Ogni anno, noi ortodossi, organizziamo preghiere per la pace in Ucraina ma i manifesti che apponiamo vicino alla Chiesa di via Cavour vengono puntualmente strappati: la divisione nel paese è anche confessionale, gli ucraini che frequentano la nostra chiesa sono di origini russe, la nostra struttura è affiliata al Patriarcato di Mosca e quindi non mancano i simpatizzanti della Russia mentre quelli di via Cavour sono ucraini cattolici di destra che desiderano entrare nella sfera di influenza occidentale”, dice padre Arletti.

Tutti contro tutti. Discorso a parte meritano i Rumeni, la comunità straniera più numerosa della città. Spesso ben integrati nutrono un particolare disprezzo nei confronti dei rom, spesso accomunati al paese dei Carpazi per semplice assonanza. “In Romania abita la più grande comunità zingara d’Europa, sono persone subdole, che non rispettano la legge e sono leali solo a se stessi”, dice Alexandru, giovane carpentiere rumeno di Modena.

full-gospel-church-AFRICANIPer molti migranti e non pochi italiani, arabi e musulmani, sono termini equivalenti. Oltre agli est-europei, i musulmani sono invisi ai fedeli delle chiese evangeliche di Modena, circa una decina. Nella Full Gospel Chuch International di viale Mazzoni vengono a pregare gli africani sub-sahariani: ghanesi, nigeriani, gambiani. “Non abbiamo alcun contatto né simpatie per i musulmani – dice Frederick, nigeriano di Modena – nel mio paese è in corso una guerra contro Boko Haram, i fondamentalisti islamici: i musulmani sono dei violenti”. Anche i filippini non nutrono simpatie per i circa 30mila musulmani residenti nel territorio modenese: ”Sono arroganti, vogliono sempre avere ragione e sono i primi a auto-ghettizzarsi”, chiosa Ramon, filippino di Modena.

Ma la frattura nel mondo islamico modenese è anche interna. A Carpi si trova l’unica moschea sciita del territorio. E’ situata in via Unione Sovietica a fianco ad altre tre sale da preghiera sunnite. Si tratta di una convivenza forzata. Le due comunità non si sfiorano e promuovono eventi separati. “Gli sciiti sono degli eretici, non li consideriamo neanche musulmani”, dice Faysal, tunisino di Carpi. Dall’Alì Center, la struttura sciita, accusano: ”Sono dei wahabiti-salafiti, i sunniti sono intolleranti e il loro Islam illegittimo”.

E i modenesi? Come vengono visti dai migranti? In generale l’opinione è positiva: ”Non si sputa dentro al piatto in cui si mangia”, dice Ahmed, marocchino di Modena. Tuttavia fra i musulmani e gli africani cresce il timore di derive islamofobiche in città. “L’Islam e i suoi simboli, come il velo, vengono sempre più stigmatizzati”, dice un fedele della moschea di via Portogallo, la seconda struttura religiosa islamica della città per dimensioni. “I modenesi si sforzano di non apparire razzisti ma alcuni lo sono già da tempo, evitano qualsiasi contatto con gli stranieri anche sul lavoro”, dice Emmanuel del Gambia.

Se per gli esuberanti latinos i modenesi appaiono freddi e misurati è dal mondo slavo che piovono le critiche più aspre nei confronti dei modenesi e degli italiani in generale. La loro è una visione conservatrice, quasi trumpiana: “Dovete chiudere le vostre frontiere, ci sono troppi immigrati soprattutto musulmani, dovete bloccarli altrimenti l’Europa, l’Italia e Modena perderanno i loro valori cristiani”, dice Jovan il serbo. “Siete deboli e anche un po’ effeminati, inoltre le carceri in Italia sono dei resort, degli alberghi con bagno, doccia e televisore, è come se fosse una vacanza per i criminali: dovreste vedere le nostre carceri come sono”, dice Alexandru, il rumeno, secondo il quale il governo italiano dovrebbe costruire nuove prigioni e inasprire le condizioni di vita nelle galere.

Questi conflitti latenti ci mostrano che l’Europa, l’Italia e Modena non sono al centro del sistema solare ma sono uno dei tanti terreni di confronto e scontro di un mondo globale. Queste testimonianze rivelano che non tutto gira intorno ai paesi occidentali, che ogni area geografica ha i suoi attori. E che siamo sempre i “terroni”, o i “neri”, o gli “zingari” o i “morti di fame” per qualcun altro.

Immagine di copertina: graffito su un muro di Modena. 

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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