Lo smog uccide. Anche se viene a piovere

Lo smog uccide. Anche se viene a piovere

Il riscaldamento globale vede nei trasporti la sua seconda causa e Modena, come ripetuto più volte sulle nostre pagine ultimamente, vanta un triste primato in tema di cattiva qualità dell’aria. Intervista ad Andrea Burzacchini, Amministratore Unico dell'Agenzia per la Mobilità (aMo) di Modena, modenese all'estero, paladino della green economy.

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In questo periodo in cui dilaga, più che in altri momenti, la preoccupazione per i livelli di smog raggiunti nel territorio modenese (che novità!), se ci fermiamo un secondo a pensare che – sulla base di ormai consolidate esperienze di green economy europee e non solo – per mandare avanti le cose, bene, basterebbero l’aria e il sole, c’è veramente da mettersi le mani nei capelli mentre stiamo ben saldi sui nostri sedili, che poi tanto viene a piovere e chi ci pensa più.

Se, come accade per i pacchetti di sigarette, sulle fiancate delle macchine che invadono la città ci fosse stampato lo slogan “Lo smog uccide”, forse, a forza di vedercelo sfrecciare sotto gli occhi ogni tre secondi, qualcosa ci entrerebbe in testa (oltre che, ma questo è certo, nei polmoni).

Il riscaldamento globale vede nei trasporti la sua seconda causa e Modena, come ripetuto più volte sulle nostre pagine ultimamente, vanta un triste primato in tema di cattiva qualità dell’aria.

“Bisogna che tutti possano credere che incentivare la mobilità sostenibile sia una priorità per questa città” mi dice Andrea Burzacchini, da giugno 2016 Amministratore Unico dell’Agenzia per la Mobilità (aMo) di Modena.

Necessaria premessa: aMo non è responsabile della mobilità sostenibile in città, di cui sono responsabili i nostri politici. aMo è un ente di secondo livello a servizio dei propri soci che sono i comuni della provincia di Modena e la Provincia stessa; offre supporto alle amministrazioni a cui spettano le scelte, programma il trasporto pubblico (percorsi, orari e fermate) e lo regola attraverso il Contratto di servizio con il gestore che è SETA (lasciamo perdere per un attimo la polemica sull’aumento del costo dei biglietti di corsa).

Burzacchini porta una prospettiva interessante: modenese, laureato in Chimica, un master in Politiche Ambientali, vive a Friburgo da 18 anni, in quella che è considerata la città più green della Germania dove, non a caso, ha aperto un’agenzia di progetti di sviluppo sostenibile indipendente.

Andre Burzacchini
Andre Burzacchini

“Credo ci siano ragioni importanti spesso dimenticate dalla politica e dalla comunità, a partire dal problema dell’inquinamento non solo dell’aria ma anche acustico e inteso come uso dello spazio: l’auto privata porta via un sacco di spazio che può essere usato in modo più intelligente. Se uno si ferma in strada e si guarda intorno vede solo macchine parcheggiate, spazio occupato. Si chiamano “auto-mobili” ma in realtà sono “autoferme”, è un paradosso. Consola pensare che il car sharing, anche in Italia, stia cominciando a prendere piede.
Poi a Modena c’è una questione drammatica che è quella degli incidenti d’auto, senza contare che una mobilità basata soprattutto sulle auto private è costosa, dettaglio di non poco conto. Ritengo sia necessaria una forte campagna di comunicazione basata sulla riduzione dell’auto privata. Inoltre, in una città come Modena sarebbe necessario che le amministrazioni insieme alla polizia municipale facessero una campagna sul rispetto di due comportamenti basilari legati all’uso dell’auto: il rispetto dei limiti di velocità e il rispetto delle strisce pedonali, per consentire ai soggetti più deboli e in generale a tutti di utilizzare davvero la città, com’è nel loro diritto. In tantissime città d’Europa i bambini vanno a scuola da soli a piedi da quando sono alle elementari e questo fa la differenza nella qualità della vita di una famiglia, per tutti i componenti.
L’utilizzo dei mezzi pubblici da parte dei bambini è sempre stato considerato una normalità: io da piccolo andavo alle elementari in centro, vivevo nella zona musicisti, prendevo il filobus numero 7 da solo e non credo che le città di allora fossero meno pericolose di quelle di adesso…

Poi altre misure immediate che si potrebbero attuare sono quelle che consentono di rendere i vari modi di spostamento alternativi all’automobile attrattivi…
“Sì, penso ad esempio alla riduzione delle carreggiate riservate alle autovetture, in strade come Jacopo Barozzi a tre corsie, che nelle città più avanzate non esistono più.
Poi – prosegue Burzacchini – Più che discutere in modo eterno sulla quantità di piste ciclabili da realizzare, sarebbe piuttosto necessario rendere attraente l’uso delle biciclette nelle strade. Se ci fosse quello che c’è già in tante città europee ovvero un limite di velocità dei trenta all’ora e non dei cinquanta, in quasi tutte le strade non ci sarebbe bisogno di piste ciclabili”.

Fonte immagine: Ferpress
Fonte immagine: Ferpress

E dotarsi di mezzi pubblici adeguati per caricare le bici come accade ad esempio in Danimarca?
Questo vale per i mezzi pubblici extraurbani più che per quelli urbani perché in fin dei conti (e SETA ha già adottato una misura in tal senso), come diceva Guccini, una città come Modena la attraversi in un quarto d’ora da una parte all’altra in bicicletta… Lavorare per avere depositi coperti e sicuri mi pare sia un’idea auspicabile.

Sogniamo un po’: se ci fossero più fondi per il trasporto pubblico cosa farebbe?
Si potrebbe avere una maggiore frequenza dei mezzi. E se Stato e Regione finanziassero il trasporto pubblico locale in modo adeguato, il sogno sarebbe quello di progettare un trasporto pubblico serale, che – se adeguatamente introdotto – potrebbe modificare le abitudini di tanti…
Credo sia necessario da parte della politica e della comunità maggiore coraggio per scelte che altrove sono diventate ormai mainstream – prosegue Burzacchini – per fare in modo che il mezzo pubblico non sia più considerato un modo di serie B di spostarsi.
Più che una discussione sui prezzi del biglietto dovrebbe essere finalmente attuato un principio della Regione che non è mai stato completamente attuato e risale agli anni Novanta dell’effettiva integrazione dei titoli di viaggio, indipendentemente dai mezzi presi.
Il fatto che con un singolo biglietto si possa salire e scendere su mezzi diversi anche appartenenti a gestori diversi è molto più importante che il costo della singola corsa. Poi si dovrebbe investire di più sulla bigliettazione, sulla reperibilità dei biglietti…
Il fatto che il costo di un’ora di parcheggio vicino al centro sia superiore al biglietto di una corsa singola è un’altra forma di disincentivazione all’uso dell’auto. Uno sviluppo sostenibile della nostra società non può fermarsi a un singolo settore o singola tecnologia o singola linea ferroviaria – conclude Burzacchini – E’ importante riconoscere in modo globale e integrato tutti gli aspetti di sviluppo sostenibile, comprendendo che esso non ha a che fare in modo quasi missionario con rinunce personali o stravolgimenti esistenziali. Il dibattito deve estendersi al tipo di mobilità che vogliamo, pensando a quello che succederà da qui a 30 anni, almeno.

Fonte immagine di copertina: Conservation Law Foundation

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

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