L’inquinamento dell’aria non è un’emergenza, è una costante

Stephen King, in uno dei suoi tanti romanzi, racconta la storia di un gruppo di persone che rimane rinchiuso nel supermercato della sua città, Bridgton nel Maine, perché circondato da un’improvvisa ed inspiegabile nebbia. “Ah, e che c’è di strano”, direbbe un emiliano, che alla nebbia è abituato da secoli. Nel libro di King però – che si intitola appunta “La nebbia”- nella brumosa cortina che avvolge l’intero paese cominciano a succedere cose singolari: tentacoli assassini sfondano le porte del supermercato, ammazzando a caso gli essere umani che capitano loro a tiro.

La Ghirlandina immersa nella nebbia
La Ghirlandina immersa nella nebbia

Anche Modena ha iniziato il 2017 immersa per diversi giorni in una fitta coltre di nebbia. I primi giorni dell’anno, i modenesi si sono già respirati una quantità di polveri sottili ben al di sopra della soglia in cui tali polveri sono considerate nocive per l’organismo. Il primo febbraio i microgrammi di pm10 (materia particolata costituita da fumo e polveri, come spiega per i non esperti Wikipedia) erano 207, un numero di quattro volte superiore ai limiti di legge. Le ordinanze d’emergenza emanate dal sindaco nel tentativo di tenere sotto controllo la situazione, sono le solite: obbligo di abbassare il termostato, che non deve superare i 19 gradi nelle case e i 17 negli spazi di lavoro artigianali e industriali, divieto di circolazione per le automobili in diverse date del mese, e un’ordinanza anche per chi lavora in campagna, cui è stato vietato di bruciare sterpaglie. Imposizioni dall’esito pratico assolutamente nullo, buone al più per dare un segnale all’opinione pubblica: “stiamo lavorando per voi”. Di fronte all’emergenza, come al solito.

La notizia, in ogni caso, non fa molto scalpore: la pianura padana è notoriamente l’area più inquinata d’Italia e tra le più inquinate d’Europa. Come ricorda Linkiesta, ben più della Terra dei fuochi, quella zona della Campania tra Napoli e Caserta famosa per la quantità di rifiuti tossici presenti sul territorio. Eppure gli invisibili tentacoli con cui quel mostro che è l’inquinamento uccide le persone, non sembrano preoccupare più di tanto: in Italia, le politiche ambientali sono sempre figlie dell’emergenza. Difficilmente si ragiona in prospettiva, a largo raggio, secondo logiche strutturali. Col risultato, ovviamente, di non ottenere alcun risultato. In questa prima settimana di febbraio, un paio di giorni di vento e pioggia hanno già fatto scivolare nel dimenticatoio “l’emergenza”.

Concentrazione di particolato fine (Pm 2,5) nel territorio italiano (2005 e previsione 2020). Fonte: Linkiesta.
Concentrazione di particolato fine (Pm 2,5) nel territorio italiano (2005 e previsione 2020). Fonte: Linkiesta.

Eppure, affrontare e risolvere – almeno in parte – il problema dell’inquinamento è davvero possibile. Ci sono alcuni esempi virtuosi, come segnala l’Organizzazione Mondiale della Sanità. A Curitiba, in Brasile, i governanti hanno trovato il metodo di rendere la città più eco-sostenibile, riducendo le emissioni di gas inquinanti e lavorando ad una reale campagna di sensibilizzazione della popolazione che, grazie ad alcuni interessanti accordi tra istituzioni e cittadini – come ad esempio la possibilità di scambiare la propria spazzatura con biglietti dell’autobus -, si è mostrata molto ricettiva.

Il trasporto pubblico è stato enormemente valorizzato, proprio per incentivare la gente di Curitiba a servirsi dei mezzi pubblici invece che dell’automobile, e ancora investendo sulle aree verdi. Anche se Modena, per quanto riguarda la green zone, si difende bene, basta fare una passeggiata in centro per vedere la spropositata quantità di SUV che intasa le vie della città. Sebbene molte di queste siano sicuramente meno inquinanti di una vecchia Cinquecento, è chiaro come il sole che ai modenesi il servizio pubblico non piaccia molto. Eppure intervenire sulla mobilità in maniera ben più incisiva dei blocchi auto una tantum, è una delle chiavi di volta della questione, visto che – come ricorda sempre l’OMS – incide per il 50% sulle cause di inquinamento dell’aria. Eppure, almeno da noi, il trasporto pubblico viene ancora concepito come un “welfare per poveretti“: chi può si muove col proprio mezzo privato, grande o piccolo che sia.

Veduta di Freiburg
Veduta di Freiburg

Ma se Curitiba può essere snobbato come un esempio troppo lontano da noi geograficamente e culturalmente, basta guardare più vicino: Freiburg, in Germania, è diventata una dei punti di riferimento per quanto riguarda il trasporto eco-sostenibile. Nonostante l’incremento demografico che si è registrato negli ultimi anni, Freiburg continua ad essere una città pulita, e i livelli di CO2 nell’aria diminuiscono sempre di più. Gli abitanti l’autobus lo usano eccome: questo mezzo ha una percentuale d’uso del 68%, contro il 32% delle automobili. I modi per prendersi cura di questa “casa comune”, come la chiama Papa Bergoglio nella sua famosa enciclica “Laudato si’“, quindi ci sono, senza troppe scuse, perché qualcuno che c’è riuscito in effetti esiste.

A Modena, nonostante i provvedimenti del Comune, ogni anno il problema si ripresenta come quello precedente. Nel romanzo breve di Stephen King, il fatto che i protagonisti della storia si ritrovino chiusi in un supermercato, luogo simbolo per eccellenza all’attitudine dell’uomo dell’Occidente ricco al consumo, può essere uno spunto interessante. Forse siamo troppo presi a consumare e consumare, a comprare una macchina nuova, a passare il sabato pomeriggio chiusi nei centri commerciali, appunto, ad acquistare cose che dopo qualche giorno gettiamo nel cestino intonse, senza accorgerci che intanto, intorno a noi, in mezzo alla nebbia che tanto conosciamo, qualcosa di misterioso e invisibile ci minaccia. E, a meno che non capiti nulla di eccezionale e straordinario come una visita dagli abitanti dei pianeti vicini (o lontani), non si tratterà di tentacoli alieni.

Fonte immagine di copertina in Licenza CC: cwillbounds.

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