La realtà? Si può raccontare anche in maniera delicata

La realtà? Si può raccontare anche in maniera delicata

«La macchina fotografica sa “coccolare” i movimenti in un modo che non riusciamo nemmeno a immaginare mentre siamo assorbiti dai nostri compiti giornalieri. C’è grande poesia nel quotidiano». Oggi incontro Laura Ascari, 30 anni a maggio, fotografa e videomaker di Modena, che mi parla di ricerca di "senso di casa" e delle farfalle che sente nello stomaco tutte le volte che racconta cosa fa nella vita.

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“Sono sempre felice di dire cosa faccio per vivere. Ogni volta mentre pronuncio le parole “sono una fotografa e videomaker” sento le farfalle nello stomaco. Trovo che sia meraviglioso emozionarsi nel dirlo ogni volta”.
Pur essendo di Modena, a Laura capita di rado di lavorare in città. “Sempre più spesso lavoro su Bologna, Reggio Emilia e Milano. Sarebbe un vero piacere vivere la mia città sotto questo punto di vista!”.

Come è nata la tua passione per la fotografia? 
Mi piacerebbe poter dire che i primi approcci alla fotografia siano cominciati in età precoce ma la verità è che solo intorno ai 22 anni ho maturato questo interesse viscerale nei confronti della fotografia e in particolare del modo con cui la luce naturale era capace di stregarmi nei suoi mutamenti durante lo scorrere di una giornata.

Fotografare è nato come un modo molto intimo per incanalare la malinconia e il bisogno di creare un mio piccolo universo personale nel quale tutto fosse in equilibrio con grazia e leggerezza. Trovo che esista una incredibile poesia nei piccoli gesti delle mani, nel posarsi della luce sulla pelle alle prime luci del mattino. Sugli oggetti di uso comune, sul cibo, su tutto ciò che mi circonda.

Ho iniziato a credere di poter vivere di fotografia quando ho compreso che in quello che catturavo qualcuno vedeva non solo una bella foto, ma percepiva anche un feeling che poteva essere un momento di profonda calma, serenità, conforto, alle volte solo sospensione.
rizzoliQuando la casa editrice Rizzoli mi chiese di poter acquistare uno dei miei scatti per una copertina di un romanzo, ricordo di essere stata all’apice della gioia. Ho sempre vissuto il libro come un oggetto magico, un motivo di realizzazione. Vedere una mia foto su una copertina è stato per diverso tempo il mio sogno. Dopo questo primo gratificante momento ho capito che dovevo muovermi verso una direzione più concreta. Ho sempre amato molto fotografare il cibo e il momento della sua preparazione. Adoro il genere lifestyle, dove il ritratto incontra lo still life e il risultato è un estratto di vita quotidiana nelle sue sfaccettature migliori.

Il senso di casa. Io cerco continuamente di sentirmi “a casa”, intesa come una dimora confortante per lo spirito. Casa può essere una tazza di tè, un buon libro durante un viaggio in treno, una canzone dolce e malinconica mentre piove. Casa per me è un colore, una texture, un dettaglio. E così, quando ho capito che era questo che volevo davvero fare nella mia vita, ho cercato l’opportunità per fare da assistente a qualcuno che fosse già nel mestiere. E’ così che ho cominciato a collaborare alla realizzazione di una collana di libri di cucina. Un periodo particolare in cui il mio essere autodidatta ha dovuto approcciarsi a un nuovo modo di lavorare, più concreto e tecnico. Non è stato facile, tutt’ora lo ricordo come un periodo di alti e bassi, lo scatto puramente tecnico anche quando ben fatto, non è mai stato in grado di darmi soddisfazione. Non sono riuscita a creare “la mia casa” durante quella esperienza, ma imparare come portare a realizzare uno scatto ben fatto nonostante condizioni critiche di luci e imprevisti è stato fondamentale.
Sono felice di aver fatto quella esperienza perché mi ha spinta ancora di più a creare qualcosa di mio, con le mie regole e il mio gusto. Istinto, immaginazione e studio.

Laura Ascari
Laura Ascari

Nel tuo lavoro spazi in diversi ambiti, dalla fotografia al video, da un racconto a un altro…
Amo moltissimo la fotografia, la amo così tanto che anche quando guardo un bel film certi fotogrammi sono capaci di distrarmi totalmente dalla trama della storia e accendere un moto perpetuo nel mio cervello che si chiede come poter realizzare qualcosa di altrettanto bello nel mio mondo.
E’ stato quindi un passaggio molto naturale passare dalla fotografia al video. Ho iniziato a vederlo proprio come un modo magico di unire tantissime foto che avessero la possibilità di parlare. Ho cominciato a fare video un po’ per piacere personale, e un po’ per merito di una mia carissima amica nonché collega, che ha intuito prima di me questa mia attitudine.
Attualmente tra i vari generi mi occupo di servizi fotografici e video per aziende nel campo alimentare che vogliono creare una connessione con chi le guarda. Non si cerca la perfezione ma un incontro più onesto, dove il cibo sia ritratto nelle sue reali e migliori condizioni e il contesto rilassato e conviviale comunichi qualcosa a chi lo osserva, come dire: un conforto per gli occhi e una nota di appetito nello stomaco!
Mi occupo anche di servizi foto e video per privati, ho scoperto col tempo di amare moltissimo il reportage video di matrimonio, è un mondo fortemente contrapposto a quello del food, tutto avviene con fluidità, ogni momento catturato è un momento irripetibile, qualcosa che non potrà più essere “cucinato”. Amo la forza di questa fugacità perché rende ogni ripresa e fotografia un reperto emotivo unico.
Oltre al reportage e al food, il campo nel quale al momento sento al massimo la realizzazione delle mie competenze è la creazione di brand film per piccoli e grandi business artigianali sul territorio italiano. Raccontare un prodotto artigianale con una sua storia e la sua affascinante forza e fragilità in un contesto insolito è davvero stimolante. E’ fantastico creare storie e suggestioni visive intorno a un prodotto così curato e così ricercato. Al momento sono al lavoro su due video di questo genere cui tengo moltissimo. E’ esaltante vederli prendere vita!

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Dall’ambito alimentare ai progetti editoriali: qual è la tua ricetta per raccontare questi mondi?
Quando si tratta di raccontare, a prescindere dal tipo di progetto, ho sempre a cuore che ci sia un impatto emotivo alla visione del video o della foto. Che sia sensazione di appetito, allegria o incanto, l’importante è che l’occhio ne voglia ancora, mi piace sempre inserire piccoli dettagli, sono convinta che siano proprio i particolari a dare forza alle immagini.
La mia ricetta per raccontare questi mondi parte sempre dalla semplicità. Inoltre amo molto sperimentare combinazioni di colori e forme, cerco sempre di valorizzare le texture e di esaltare i punti di forza del soggetto aggiungendo una punta di magia in un contesto considerato ordinario.

E in cucina sei anche cuoca oltre che fotografa?
In cucina mi reputo un’osservatrice, non sono mai stata una maga dei fornelli, ma sono un’ottima forchetta! Non mi sono avvicinata al food per la mia passione verso la cucina, mi ci sono avvicinata perché traevo profondo conforto nello sfogliare libri di cucina. Ho sempre trovato una dimensione slow in questo tipo di letteratura, una pausa immaginativa in cui leggere di ricordi legati a un particolare piatto, di immagini confortanti e piene di calore. Tutto questo per dire che io nel forno, più che il cibo, infilo le emozioni.

Il tuo è un mestiere solitario anche se le collaborazioni non mancano…
Le collaborazioni sono una delle mie parti preferite del mestiere. Quando riescono bene non solo si crea un prodotto interessante e sfaccettato, ma si costruisce anche una storia di relazioni che in un mestiere un po’ solitario come questo diventano ossigeno. Collaboro con diverse agenzie di comunicazione per le quali produco video e foto per diversi marchi. pasta Rummo Aia e Negroni i più recenti. Artisticamente parlando invece le collaborazioni che più mi stanno dando soddisfazione al momento sono con Elisa Paganelli, illustratrice modenese con la quale ho creato un libro di cucina molto particolare che vedrà la luce in libreria il prossimo autunno, e Serena Cevenini, fotografa bolognese con la quale mi trovo sempre più spesso a collaborare soprattutto su progetti di storytelling.

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Quali sono quelle da te definite “le migliori sfaccettature della vita reale” che ami raccontare?
In un mondo ideale fotograferei continuamente la quotidianità delle persone nelle loro case. L’intimità che provo guardando la vita che scorre attraverso una finestra è incredibile. Immaginare chi vive in quella casa, i suoi pensieri, sono continuamente affascinata dal parallelismo di tutte queste vite sospese in cui il tempo scorre allo stesso modo eppure in forme così diverse. Ho trascorso una lunga estate ad Amsterdam, e trovarmi continuamente di fronte a quella moltitudine di finestre illuminate mi dava un senso di conforto fortissimo, una comunione inconsapevole di tempo, una compagnia tra le altre compagnie. E’ così, ho sempre una malinconia dolce negli occhi.
Più in generale per rispondere alla tua domanda, mi piace poter raccontare l’aspetto delicato della realtà, la macchina fotografica sa “coccolare” i movimenti in un modo che non riusciamo nemmeno a immaginare mentre siamo assorbiti dai nostri compiti giornalieri. C’è grande poesia nel quotidiano.

 

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

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