La prima volta del diavolo in Emilia

Novant’anni fa veniva pubblicato uno dei più divertenti romanzi italiani del Novecento, “Il diavolo al Pontelungo” dello scrittore bolognese Riccardo Bacchelli. E’ un romanzo storico che racconta le avventure degli anarchici prima e durante il tentativo di rivoluzione del 1874 in Emilia. E cosa c’è da ridere? si chiederà qualcuno. Be’, moltissimo, dato che i personaggi che si prendono sul serio risultano sempre terribilmente comici. E forse nessuno si prende più sul serio di un rivoluzionario che vuole rivoltare il mondo, pronto a tutto per la causa ma sempre diviso tra l’aderenza totale all’ideologia e i propri umanissimi bisogni. La penna di Bacchelli dà spazio non solo all’azione e alle vicende storiche (piuttosto rocambolesche, come vedremo) ma soprattutto ai personaggi, che ritrae con ironia ma anche con affetto, anche se non ne condivideva l’ideologia.

Il romanzo venne stampato per la prima volta nel 1927 e poi rimaneggiato e ristampato più volte fino a un’edizione definitiva del maggio del 1957, esattamente 60 anni fa. Da subito venne criticato dagli storici dell’anarchismo e in particolare da Luigi Bakunin, nipote del più famoso Michail Bakunin, il protagonista assoluto del romanzo assieme ai rivoluzionari Carlo Cafiero, Andrea Costa e altri. “Ho inteso di fare un romanzo storico, non una storia romanzesca. E, se vi sono riuscito, mi ha aiutato non meno fantasia di romanzo che rigore di storia” scriveva Bacchelli rispondendo alle critiche.

Michail Bakunin
Michail Bakunin

In effetti leggendo il romanzo ci si chiede spesso quanto ci sia di vero, ma andando poi a controllare i libri di storia il sospetto è la che la risposta sia: quasi tutto. Pensieri e dialoghi – spassosissimi – sono ovviamente inventati dall’autore (pur basandosi su testimonianze di un congiurato all’epoca ancora in vita); ma l’intreccio, che pure sembra frutto di invenzioni da romanziere, a quanto pare corrisponde a ciò che è realmente avvenuto, sebbene raccontato con raffinata ironia.

Bacchelli racconta le vicende dei rivoluzionari come se fossero quelle del Circolo Pickwick di Dickens. Si comincia in Svizzera, a Locarno, dove gli anarchici attendono il momento giusto per l’insurrezione in Italia in una bella villa di campagna, La Baronata, discutendo e dilapidando il patrimonio del povero Carlo Cafiero. Qui conosciamo i protagonisti e chiunque abbia frequentato un gruppo di qualunque genere, non per forza anarchico, un collettivo, un’associazione, una squadra di calcio o una classe, troverà famigliari i tratti caratteriali e i lati comici di ogni personaggio. Come il misterioso intellettuale bastian contrario O25 (questo il nome con cui si presenta), vegetariano e pittore dilettante che “sapeva tutto, e su tutto correggeva e insegnava, anche quando non era richiesto”, o il guascone Emidio Salzana, ribelle fin da bambino, “rivoluzionario in tutte le rivoluzioni da vent’anni a quella parte, scappato di casa a dodici anni, imbarcato a tredici, carcerato a quattordici”, vigoroso, indomabile e don Giovanni.

Carlo Cafiero
Carlo Cafiero

Non meno divertenti sono i lavoratori della Baronata, inizialmente diffidenti o indifferenti agli ideali anarchici, poi divisi tra chi ne approfitta in maniera plateale, come il furbo capomastro Pesce in Barile, e chi in maniera più raffinata, come il contadino Fausto, che “si fece socialista anarchico con tutta la famiglia. A Bakùnin che raggiante lo complimentava, e che preconizzava grandi vantaggi economici rurali, Fausto disse: – Se le cose si devon fare, è meglio farle del tutto. – E fece libertario perfino il padre paralitico”. Salvo poi, riproverato dal prete per la sua miscredenza, rispondere così: “- Mi lasci far una rendita, Reverendo, e vedrà che non dimenticherò il mio debito con Nostro Signore”.

La fattoria della Baronata viene condotta con strategia kamikaze da Bakunin, Cafiero e compagnia, tra scelte economiche discutibili, sbagliate e sbagliatissime, braccianti fannulloni o approfittatori, ma soprattutto frequenti dilemmi ideologici che mettono a dura prova la serenità del gruppo.

Le situazioni più divertenti create da Bacchelli sono proprio quelle dove l’allegra banda di rivoluzionari si trova a fronteggiare quel contrasto insanabile tra gli ideali a cui si aspira e i problemi della vita di tutti i giorni. Perché per un anarchico ci dev’essere coerenza tra le idee e la pratica quotidiana, cosa non facile.

image_book.phpAd esempio, quando Bakunin e compagni decidono di assumere un ragazzo per pulire la carrozza, si scatena una discussione tra chi vede in questo una prova di sfruttamento e l’inizio della corruzione borghese e chi invece un’occasione di dar da mangiare a un proletario. Dopo una lunga ed estenuante battaglia filosofica, “il ragazzo fu assunto in servizio, ma quasi alla chetichella”. Ma non è né il primo né l’ultimo dei problemi alla Baronata: ne sa qualcosa proprio il ribelle Salzana, che viene scoperto infrattato in un “combattimento erotico” con una donna in pieno giorno, fatto che scatena un’altra feroce e lunghissima discussione tra i suoi compagni, che accettando il suo essere libertario mal sopportano il suo essere libertino, dato che per alcuni – O25 su tutti – l’anarchia dev’essere soprattutto autodisciplina e autocontrollo, fino a sconfinare nell’ascetismo.

La seconda parte è quella ambientata in Emilia, quando i protagonisti si spostano nei pressi di Bologna per prepararsi all’insurrezione che dovrà portare alla rivoluzione internazionale. Qui gli anarchici si muovono nella campagna bolognese in una toponomastica che risulterà famigliare ai lettori emiliani. Viene citata anche Modena e c’è una lunga descrizione della Via Emilia. Michail Bakunin crede nel popolo e si convince che questa è la volta buona: da Bologna partirà la rivoluzione! Ma più si preparano piani, si stringono accordi, si elaborano strategie, più si capisce che tutto andrà inevitabilmente male.

E infatti, così è. L’insurrezione fallisce perché mal organizzata. Ci si aspettano migliaia di rivoluzionari ma si presentano in pochi: molti si tirano indietro perché non pronti a morire, Costa viene arrestato a causa del vistoso cappello che indossa e Bakunin scappa vestito da prete – dettaglio che sembra inventato dallo scrittore ma che è riportato anche nei libridi storia. Insomma, la rivoluzione è rimandata. Anche qua Bacchelli, pur raccontando fatti realmente accaduti, aggiunge un po’ di fantasia romanzesca, e per fortuna: perché altrimenti non avremmo letto scene sublimi come quella dell’arrivo di Bakunin, omone alto e grosso con barba e capelli lunghi, alla stazione di Bologna nel poco efficace travestimento di aristocratico, trasportato da Sandrone il barrocciaio.

Riccardo Bacchelli
Riccardo Bacchelli

Se il disincanto e l’ironia di Bacchelli nel raccontare i tentativi rivoluzionari sono evidenti, a questi va aggiunta una buona dose di cinismo. La sensazione è che lo scrittore bolognese non consideri gli anarchici degli ingenui buffi ribelli, in quanto anarchici; ma in generale in quanto esseri umani, che si affaticano sotto il sole senza alcuna utilità, mentre “una generazione va, una generazione viene, ma la terra resta sempre la stessa” (non è un nichilista russo, è l’Ecclesiaste). Inoltre, pur prendendo le distanze da loro, sembra conoscerli benissimo. Al nipote di Bakunin che lo criticava Bacchelli scrive: “probabilmente io conosco suo nonno assai meglio di lui”. E dell’anarchico russo ricorda “la sua generosità sventata, la sua avventurosa fiducia, il capriccio, l’esaltazione, la mobilità di fantasia, la passione, l’imperterrita illusione, l’azzardo, e poi certi tratti di buon senso tanto inaspettato da riuscir bizzarro e cinico: un tesoro per un romanziere!”.

Riccardo Bacchelli oggi è ricordato principalmente per due motivi: come autore de “Il mulino del Po”, ciclo di romanzi di grande successo ambientati sulle rive ferraresi del Po, da cui è stato tratto un popolare sceneggiato Rai, e poi per un motivo più triste, cioè la legge che porta il suo nome – la Legge Bacchelli – pensata per gli artisti in difficoltà e di cui lui in realtà ha usufruito pochissimo, dato che è morto poco dopo l’approvazione. Ma non sarebbe male ricordarlo anche per “Il Diavolo al Pontelungo”.

In copertina: Bakunin e Bacchelli in un’elaborazione grafica di Davide Lombardi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *