La post-verità? E’ un’emergenza democratica

La post-verità? E’ un’emergenza democratica

E' sempre più grande lo scarto che tende a crearsi nell'opinione pubblica tra realtà e la percezione - o, peggio, la narrazione strumentale - della stessa. Se ne è parlato a un convegno organizzato dal Terzo Settore: "La realtà da ricostruire, narrazioni sociali e post-verità". Il commento del modenese Edoardo Patriarca, presidente CNV: "siamo di fronte ad un'emergenza democratica: abbiamo il compito di comunicare bene e generare narrazioni che aiutino anche la politica e la società a ragionare e a superare paure e luoghi comuni".

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L’articolo più letto – oltre 7.000 tra commenti e condivisioni solo su Facebook – nella storia di questa testata si intitola: I rom sono lo 0,25% della popolazione, ma perché sembrano molti di più? Il pezzo evidenziava come il 35% degli italiani pensa che i rom siano molti di più di quanti siano in realtà, mentre un buon 8% pensa che in Italia ci siano oltre 2 milioni di rom, una stima di circa 10 volte superiore alla realtà. Questo significa che l’immaginario collettivo italiano in relazione ai rom è totalmente drogato da false notizie e false convinzioni. Nell’era definitiva della “post-verità”, parola del 2016 per l’Oxford Dictionary, ovvero “la tendenza a far prevalere appelli emotivi e convinzioni sulla realtà dei fatti”, sono infiniti gli esempi in cui lo scarto tra la realtà e la percezione della stessa si amplia a causa di una cattiva informazione. Tanto più – come ben precisato da Luca Sofri sul Post – certamente che “le bugie ci sono sempre state: ma con “post verità” si intende non la bugia ma una condizione culturale nuova per cui la distinzione tra bugia e verità non è più rilevante, non è più un valore, non pone la verità in una condizione di forza rispetto alla bugia”. Il che, tornando all’esempio iniziale del pezzo sui rom, permette a discutibili personaggi di piegare la realtà alle proprie intenzioni senza alcun problema di veridicità di quanto affermato.

A fare i conti con una simile questione decisiva per il presente e futuro della nostra società, ci ha provato, lunedì scorso 3 aprile a Milano, l’economia civile: alla presenza di numerosi dirigenti e responsabili della comunicazione delle realtà del terzo settore il Centro Nazionale per il Volontariato, la Fondazione Volontariato e Partecipazione, il Centro Servizi per il Volontariato – Città Metropolitana di Milano, CSA – Centro Statistica Aziendale (autore dell’indagine di opinione svolta su 2000 famiglie italiane) in collaborazione con il Banco BPM hanno dato vita al seminario “La realtà da ricostruire, narrazioni sociali e post-verità“.

I risultati contenuti nel volume "Dare i numeri" di Nando Pagnoncelli, alla domanda "Qual è la percentuale di immigrati nel tuo paese?"
I risultati contenuti nel volume “Dare i numeri” di Nando Pagnoncelli, alla domanda “Qual è la percentuale di immigrati nel tuo paese?”

Preoccupanti, ovviamente, i dati emersi dall’indagine del CSA: più di due italiani su tre (65%) crede che l’aumento dell’immigrazione abbia favorito il diffondersi di malattie, un dato a più riprese smentito da numerose istituzioni sanitarie e scientifiche. Ancora un 10% della popolazione ritiene che vaccinare i figli possa provocare l’autismo, convinzione su cui non esiste alcun dato scientifico di supporto. A rafforzare queste convinzioni sono le informazioni reperite sui social media, delle quali però due italiani su tre non si fidano, ritenendole in maggioranza false.

Un’emergenza anche per il terzo settore, le cui azioni sono vittime spesso delle bufale che si diffondono viralmente: più della metà degli degli italiani (52%) ritiene che i soldi delle donazione benefiche vengano raramente utilizzate secondo i fini dichiarati e il 15,7% sostiene che questo non accada mai. Quasi metà degli italiani, il 44% crede che i soldi donati per il terremoto non siano stati usati correttamente, ignorando che tali donazioni, come ricordato a più riprese dalla Protezione Civile, serviranno per la ricostruzione e non per l’emergenza, coperta dallo Stato. Fare volontariato aumenta invece la fiducia: due italiani su tre che fanno volontariato sono invece convinti che i soldi delle donazioni vadano a buon fine e più della metà dei volontari ha fiducia nell’utilizzo dei fondi per il terremoto.

“Il diffondersi di falsità è una vera emergenza democratica – ha commentato il presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, il modenese Edoardo Patriarca -. Il civile deve reagire perché siamo di fronte ad un’emergenza democratica: abbiamo il compito di comunicare bene e generare narrazioni che aiutino anche la politica e la società a ragionare e a superare paure e luoghi comuni”.

Due le fasi del seminario: nella prima “L’era della disinformazione: vittime, carnefici, anticorpi” sono intervenuti Matteo Cidda, responsabile della Direzione Comunicazione del Banco BPM, Walter Quattrociocchi, coordinatore del CSSLab dell’IMT di Lucca ed esperto mondiale di questi temi, Giovanni Sarani dell’Osservatorio di Pavia e Mariano Galizia del CSA – Centro di Statistica Aziendale. Svelati i meccanismi della disinformazione, il seminario ha messo a confronto le idee per rigenerare la comunicazione, individuando alcune piste di azione che verranno riprese dal Festival Italiano del Volontariato in programma a Lucca dal 12 al 14 maggio con il tema “Ricostruire”.

Domanda: "Nel tuo paese, su 100 persone, quante sono musulmane?"
Domanda: “Nel tuo paese, su 100 persone, quante sono musulmane?”

Special guest Alessio Maurizi, conduttore del programma radiofonico “Si può fare” di Radio 24. Il suo è un programma di buone notizie, che funziona anche in termini di ascolti perché ha riscoperto la “bellezza del fare” di cui in Italia c’è molto bisogno. “Recuperare una narrazione che punti sulla dignità delle persone e sui risultati dei nostri progetti, puntando anche sui sentimenti” ha sostenuto Don Virginio Colmegna della Casa della Carità di Milano. “Serve informazione e razionalità – ha aggiunto il presidente Avis Vincenzo Saturni-, anche la donazione del sangue è vittima di bufale e disinformazione e occorre più consapevolezza”. Per Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, serve “educare il terzo settore a comunicare meglio, superando la retorica e la tristezza”. “Riscoprendo -ha aggiunto la giornalista e scrittrice Elena Salem- il piacere e la passione di raccontare, generando contenuti utili anche alla diffusione sui social media”. Il bisogno di narrazioni positive che superino odio e ostilità è confermato anche dal successo dell’iniziativa Parole O_Stili: il prof. Rodolfo Baggio, membro del comitato scientifico dell’iniziativa, ha presentato il Manifesto: una buona base da cui ri-partire.

Un confronto serrato, da cui le organizzazioni escono con la voglia di reagire: “abbiamo tre sfide davanti – ha concluso il presidente di Ciessevi Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano Ivan Nissoli-: una formativa a servizio delle realtà non profit per accompagnarle a comunicare meglio ciò che fanno e ciò che sono, una nei confronti dei mass media per aiutarli a raccogliere informazioni positive provenienti dai nostri territori, e infine la sfida culturale di comunicare i temi forti del volontariato che troppo spesso vediamo passare in secondo piano, ma che invece toccano da vicino la quotidianità di milioni di italiani”.

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