La pattuglia multietnica anti-degrado: i migranti che fanno vigilanza

La pattuglia multietnica anti-degrado: i migranti che fanno vigilanza

Attivi dall'ottobre dello scorso anno sulle nostre strade e nei parchi, i volontari del Cmis - Comunità modenese per l'integrazione e la solidarietà - sono cittadini stranieri residenti a Modena impegnati in attività di vigilanza (con il coordinamento della polizia municipale). Siamo stati con loro durante un giro di perlustrazione.

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“Praticamente tutto quello che succede in questa società mi fa schifo”, dice Maurizio Dori fissando con sdegno alcuni graffiti disegnati sui muri del centro storico. “Qualche giorno fa abbiamo segnalato raffigurazioni oscene: dei falli incisi sui muri”, aggiunge scuotendo il capo. Armato di cellulare scatta la foto testimonianza del “degrado” e della targa della via che allegherà nella sua relazione alla polizia municipale a fine pattuglia. “Provvederanno loro a rimuovere la scritta, noi ci limitiamo a segnalare e rispondiamo solo alla polizia municipale, non ai carabinieri né alla polizia di Stato”, precisa.

Maurizio Dori è il presidente del Cmis, “Comunità modenese per l’integrazione e la solidarietà”, il nuovo gruppo di volontari vigilantes attivo dallo scorso ottobre. I suoi componenti si chiamano Jenny, Gemma, Divino, Nelson, Flora, Daniel. Vengono dalle Filippine, dal Perù, dal Ghana, dalla Nigeria. In città sono già operativi 250 volontari nel presidio del territorio inquadrati in cinque associazioni. Il Cmis conta 75 aderenti e ha la caratteristica, unica in città, di essere costituito da soli migranti. La ragion d’essere dell’associazione parte però dal presupposto implicito che non tutti gli stranieri siano sbandati ma che quasi tutti gli sbandati siano stranieri e che si annidino negli angoli più bui dei nostri parchi, dei nostri vicoli. L’idea del Cmis è quella di valorizzare la parte “sana” dei migranti facendone gli agenti di un’integrazione sostanzialmente circoscritta al rispetto della legge.

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Fondatore, presidente e vigilante, Maurizio Dori è di origine ciociara, ha servito per 30 anni nella guardia di finanza ed è stato consigliere comunale in quota Pd per due mandati: ”Il tema della sicurezza non è né di destra né di sinistra, ma di tutti coloro che credono nella legalità, nel decoro, nell’ordine”, chiosa Dori. Pettorina fluo e distintivo al collo, le pattuglie composte da 5 volontari sono miste non solo etnicamente.

C’è Gemma, un ex reginetta di bellezza filippina che oggi lavora come domestica: ”Già nel mio paese avevo aderito a associazioni anti-criminalità, Modena è bellissima è un peccato che gli abitanti non abbiano cura della loro città”. Gemma è presidente della branca regionale del Gpii Anti-crime federal legion – Italy. Sono organizzazioni di destra nate nel paese asiatico per combattere la criminalità e in particolare i narcos. Con la diaspora filippina l’organizzazione si è impiantata anche in Italia.

Secondo i numeri del Ministero dell’Interno relativi al 2015, i reati a Modena sono diminuiti del 4,7% rispetto all’anno precedente e la città è al 18esimo posto a livello nazionale nella classifica dei centri urbani in cui si consumano più reati “Ma la percezione di pericolo fra la cittadinanza è cresciuto, l’aumento del sentimento di insicurezza è aumentato”, nota l’ex finanziere.

Per diventare membro, ricevere il distintivo identificativo e pattugliare le strade è necessario essere in regola con i documenti e non avere precedenti penali. Inoltre c’è un corso speciale da seguire per gli aspiranti vigilantes. 16 ore in aula a lezione di sicurezza presso il comando della polizia municipale dove vengono chiariti i limiti dell’azione dei volontari: ”Non possiamo in alcun modo intervenire o trattenere le persone salvo in casi di palese flagranza di delitto, il nostro è un servizio al cittadino che diamo in più, non siamo sostitutivi di nessun corpo di polizia, agiamo invece a supporto tramite tempestive segnalazioni che mandiamo al comando centrale”, dice Dori.

vigilantes02Il giro di perlustrazione delle pattuglie avviene almeno due volte alla settimana e tocca i punti più sensibili della città: da viale Gramsci alla zona Tempio, dalla stazione ferroviaria ai parchi Ducale, Novi Sad e Amendola. Prima tappa, il parco Ducale alla ricerca, letterale, del degrado. Ci portiamo presso i bagni del parco dove mi informa Dori “si incontrano uomini ambigui”. I migranti in pettorina trovano una siringa e la fotografano, accertano danneggiamenti alle panchine, segnalano le buche per strada “un anziano di notte potrebbe inciampare”, raccolgono bottiglie di birra, infilano le mani fra i cespugli. Nessun “uomo ambiguo” nei paraggi.

Dopo un po’ ci imbattiamo in un gruppo di africani. Hanno bevuto. Maurizio si stacca dal gruppo e si avvicina a loro:”Mi raccomando, ragazzi, non sporcate, ripulite tutto dopo”. Dori dice che bisogna sempre cercare il dialogo, avere la pazienza di spiegare anche le abitudini del “buon vivere comune elementare”, per questo talvolta la presenza di migranti è fondamentale. “Il fatto che i nostri operativi siano immigrati facilita il dialogo fra connazionali: per esempio, un nostro membro è nigeriano ed è risultato molto efficace nella comunicazione con i suoi connazionali che popolano la notte, soprattutto nella zona della stazione ferroviaria”.

A pochi passi dalla stazione, sotto i portici di viale Crispi ci sono diversi rivenditori di alcolici di nazionalità nigeriana. E’ lì che siamo diretti. “E’ un ghetto africano, succede di tutto, ciclicamente chiudono i negozi per riaprirli dopo poco. E’ indecoroso perché questa zona dovrebbe essere il biglietto da visita per chi arriva in città”, dice Maurizio a cui sembra dare fastidio un po’ tutto: dai mozziconi delle sigarette per terra ai mendicanti. Passiamo davanti a un vecchio televisore messo in un angolo di viale Crispi, Maurizio sbuffa con biasimo prima di scattare la foto.

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I capo-pattuglia della serata sono due uomini filippini: Divino Ilagan e Nelson Cabrera. Con loro ci sono Gemma Abrigante e Jenny Scalona, anche loro filippine. Tutti frequentano la chiesa dei migranti di Sant’Agostino. Ilagan ha una famiglia, fa il carrozziere ed abita a Modena da 30 anni. “E’ importante che i migranti si aprano a queste forme di volontariato per combattere lo stigma dello straniero visto come emarginato e fonte di problemi”. Nelson Cabrera è operaio alla Lamborghini:”La nostra è un’attività volontaria che punta a farci voler bene dalla gente, a farci accettare, dimostrando che noi migranti possiamo migliorare questa città”.

Nel mondo dell’associazionismo dei vigilantes ci sono gruppi più spontanei come quelli di controllo di vicinato sorti negli ultimi tempi a Cognento e in via Zamenhof per arginare i furti in abitazione e la micro-criminalità. Ci sono poi i City Angels, probabilmente i più noti perché ramificati in tutto il nord Italia. Basco in testa bordeaux, portano uniformi di colore rosso e non pettorine fluo. Hanno aperto una sede a Carpi la settimana scorsa tuttavia a Modena sono una realtà molto piccola rispetto al Cmis. “Siamo una decina di volontari, e siamo l’unico gruppo a fare solidarietà e sicurezza in città”, dice il presidente Silvano Bortolotti. I City Angels si muovono di sabato sera dalle 20 alle 24 e battono le zone di maggior disagio sociale dove, oltre alle segnalazioni in situazioni di pericolo, portano coperte, panini e bevande ai senza tetto.

Nonostante le funzioni essenzialmente solidaristiche i membri dei City Angels portano nomi di battaglia da corpi speciali, nello svolgimento dei loro compiti. Il presidente Silvano Bortolotti è Wizard (“lo stregone”), mentre altri componenti si fanno chiamare, quando sono in divisa, “Street” e “Blanco”. “E’ anche un modo per divertirci, per usare la nostra fantasia con simpatia”, sostiene Bortolotti.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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