In mostra a Milano l’«amore perduto» del duca Francesco I d’Este

Così come nella mitologia greca la bellissima Elena, sposa di Menelao, fu oggetto di contesa e origine della famosissima guerra di Troia (arrivata anche sul grande schermo con l’hollywoodiano Troy), allo stesso modo ci fu un dipinto, superbo concentrato di devozione e sfolgorante bellezza, che piacque da morire al duca di Modena e Reggio Francesco I d’Este (1610-1658), il quale decise di farlo suo. Si racconta che Francesco I amasse stupire i suoi ospiti mostrandolo come seducente trofeo, dopo aver sollevato con gesto teatrale il drappeggio scuro dietro cui lo teneva celato.

Correggio, Adorazione dei pastori
Correggio, Adorazione dei pastori

L’Adorazione dei pastori di Correggio – conosciuta anche come «La notte» – dal 1530 si trovava nella cappella di Alberto Pratonieri nella chiesa di San Prospero a Reggio Emilia. «Moltissimi pittori hanno voluto imitare quest’opera sublime con fare che un solo oggetto illumini tutti gli altri […]», scrisse nell’Ottocento Luigi Pungileoni in Memorie istoriche di Antonio Allegri detto il Correggio (Stamperia Ducale, Parma 1817-21). Il dipinto è sensazionale: nel fulcro della scena Gesù neonato emana una luce bianca e ultraterrena, abbacinante. Mentre i tre personaggi sulla sinistra ne sono quasi accecati, Maria lo contempla con infinito amore materno. Sullo sfondo, un paesaggio grigiazzurro come le tetre sere d’inverno e in alto, sulla sinistra, un gruppo di angeli incastonato nell’umida morbidezza di una nuvola. Sin dai primi anni, per la modernità del soggetto e la dolcezza della composizione, l’Adorazione iniziò ad avere una fortuna incredibile, a tal punto da diventare oggetto del desiderio anche di Diego Velázquez che, in qualità di agente del re di Spagna, era in cerca di capolavori per il suo sovrano.

Gianlorenzo Bernini, busto di Francesco I d'Este
Gianlorenzo Bernini, busto di Francesco I d’Este

Nella notte del 1° maggio 1640, in gran segreto, Francesco I riuscì finalmente a impossessarsi dell’ambitissima «preda», non dando alcun peso né alle proteste del parroco né tantomeno a quelle dei cittadini. Il vuoto lasciato nella chiesa reggiana fu poi colmato da una copia dell’Adorazione realizzata da Jean Boulanger, pittore di corte del duca.
Ma si sa, la fortuna è una ruota che gira. E infatti, circa un secolo dopo, Francesco III d’Este (1698-1780) si vide costretto a vendere oltre novanta capolavori della sua galleria a Federico Augusto II elettore di Sassonia. A una condizione, però: il compratore, stando a una clausola presente nel contratto, avrebbe dovuto pagare di tasca sua la copia della Notte di Correggio, che venne commissionata al pittore veneziano Giuseppe Nogari. Probabilmente, solo un pittore veneto sarebbe riuscito a ricreare l’incanto di luce che scivola sull’epidermide dei personaggi realizzato da Antonio Allegri.
E a quanto pare, anche la copia ebbe un notevole successo. Qualche tempo dopo, Napoleone in persona decise di impossessarsene e di portarla a Parigi, dove finì per adornare la cappella privata dello zio cardinale Joseph Fesch.

Giuseppe Nogari, Adorazione dei pastori
Giuseppe Nogari, Adorazione dei pastori

Il dipinto del Nogari tornò poi a Modena (oggi si può ammirare alla Galleria Estense), mentre l’Adorazione di Correggio è tuttora conservata alla Gemäldegalerie di Dresda.
La copia di Nogari è stata scelta per la mostra “Rubens e la nascita del Barocco” allestita a Palazzo Reale a Milano assieme ad altre due Adorazioni dei pastori: una di Pietro da Cortona (1626) e l’altra realizzata dallo stesso Rubens (1608), che senz’altro si ispirò al conteso capolavoro di Correggio.
L’occasione perfetta, insomma, per concedersi un weekend fuori porta nel capoluogo lombardo e lasciarsi sedurre dal dipinto che fece innamorare i potenti del passato.

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