Il viaggio nell’orrore di Blessing

Il viaggio nell’orrore di Blessing

La tratta di esseri umani a scopo di prostituzione è stata paragonata a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta. Un giro di affari mondiale, sulla pelle di ragazze spesso giovanissime. Per combattere questo business criminale, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha istituito il Servizio Antitratta. Blessing è una delle ragazze che ne ha usufruito. Si prostituiva per le strade di Modena. Il primo di tre articoli sul tema della tratta nella nostra città.

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Blessing non ha ancora 20 anni. E’ nata nel 1998 a Benin City, sud della Nigeria, centro dell’industria della gomma e dell’olio di palma. E di quella del sesso: infatti in città il fenomeno della prostituzione, così come la tratta delle donne per fini sessuali verso l’Italia, è rilevante. Tanto da fare di questa città distante poco più di 300 chilometri da Lagos uno dei luoghi da cui proviene il maggior numero di ragazze coinvolte nel traffico internazionale.

Il viaggio nell’orrore di Blessing è stato relativamente breve. È durato in tutto 3 mesi; meta finale, una rotonda del parcheggio del Grandemilia. La zona dei centri commerciali, la Bruciata, via Emilia Ovest, ancora Modena Nord e viale delle Nazioni, via Emilia Est e via Giardini, le sottostrade delle numerose microaree industriali della città: ogni sera ci sono almeno un’ottantina di ragazze che si prostituiscono per i loro clienti modenesi. Con la crisi le tariffe si sono abbassate, le prestazioni partono da 5-10 euro. Più della metà ormai vengono dalla Nigeria, percentuale più che raddoppiata negli ultimi anni (il flusso di profughi da quel paese è cresciuto del 300%).

Blessing ha attraversato il deserto a bordo di un pick-up; è arrivata in Libia con un gruppo di uomini e donne coinvolti nello smuggling, la tratta degli esseri umani, verso l’Europa. Qui è stata rinchiusa per un mese in una connection house e costretta a prostituirsi per tanti uomini crudeli e violenti. Chi si ribellava veniva uccisa con colpi di fucile o sgozzata. Una sorta di “preparazione” al lavoro, di cui ancora non era a conoscenza.
Si è imbarcata con un gommone e a settembre 2016 è arrivata a Lampedusa, poi in un centro di accoglienza per richiedenti asilo nelle Marche. Dove ha incontrato Nancy, una nigeriana come lei che l’ha condotta in un appartamento di Castelfranco Emilia da cui ogni giorno veniva prelevata da un altro nigeriano, Kevin, per prostituirsi a Modena, dalle 8 di sera alle 2 del mattino. Tutti i soldi, oltre a 150 euro mensili per l’affitto, andavano a Nancy, la sua madame. Il suo debito era di 30mila euro e non doveva raccontare la sua storia né alla polizia né alle associazioni italiane.

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Come spesso accade, i trafficanti sono molto competenti sulle leggi vigenti e sui percorsi di liberazione. E infatti, la paura che attanaglia queste ragazze è legata alle violenze indicibili subite ogni giorno ancor prima di arrivare nel nostro Paese, e ai riti voodoo con i quali sono state sottomesse ai loro sfruttatori tramite una promessa di lealtà e di restituzione del denaro: “sono controllate a vista in ogni momento, la loro condizione psicologica è una totale passività e assoggettamento ai loro schiavisti, addirittura depressione” spiegano dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII dove Blessing è stata accolta. In strada c’è un immenso turn-over: a occhio, un terzo di quelle che si incontrano ogni sera sono sempre “nuove”. Molte sono già passate per uno sportello istituzionale; magari abitano in provincia come Blessing e fanno le pendolari, o sono in un centro di accoglienza e non hanno vincoli se non l’ingresso e l’uscita.
“Le Nigeriane hanno tutte vent’anni”, dicono gli operatori. In realtà sono più giovani e molto spaesate. Mentendo sulla loro età rendono difficile l’intervento delle forze dell’ordine a tutela dei minori.

Niente è attendibile di ciò che dicono, è evidente che c’è qualcuno che le istruisce. Sono tutte ben addestrate a richiedere asilo politico anche se le città di provenienza non sono mai quelle del nord, martoriate da Boko Haram: “queste ragazze non parleranno mai – raccontano -: richiederanno asilo come è stato loro insegnato”. Dopo un anno il loro caso arriverà in commissione, verrà respinto o magari anche accolto, e il problema reale non verrà nemmeno sfiorato. Così rimangono sulle strade modenesi: vittime ma formalmente libere.

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Blessing è stata incontrata dall’Unità di strada dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Essendo cristiana si è fidata delle operatrici che hanno la stessa religione: in inglese le hanno spiegato che poteva dire la verità e scappare. “Spesso fare questa scelta significa abbandonare al suo destino la propria famiglia d’origine, perché difficilmente il percorso di liberazione potrà farsi carico di tutto il peso economico e psicologico che queste ragazze si portano dietro”. Lei ad esempio è la primogenita, diplomata in economics studies appena prima di intraprendere il suo viaggio. Il papà ha un lavoro precario e non riesce a mantenere tutta la famiglia e gli studi dei più piccoli; la madre ha 38 anni, ed è incinta del quinto figlio. Le chiede di aiutarla dall’Italia, e non sa nulla della sua condizione di schiavitù.

Dopo due giorni di pronta accoglienza presso una famiglia affidataria modenese, Blessing è stata trasferita per motivi di sicurezza fuori dalla Provincia, in una struttura per vittime di tratta della Comunità. Nel nostro Paese esiste infatti un programma (art. 18 Dlg 286/98) di recupero e integrazione sociale per chi denuncia i suoi sfruttatori alle forze dell’ordine e lei coraggiosamente ha accettato: solo per questo oggi conosciamo la sua storia e possiamo raccontarla.

Info

Un giro d’affari di 4 miliardi di euro l’anno
L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che negli anni ha accolto più di 200 donne e liberato più di 7000 vittime di sfruttamento sessuale e di accattonaggio forzato (1/4 del totale), stima che le ragazze che si prostituiscono siano in Italia tra le 75mila e le 120mila, di cui il 37% minorenni. Provengono da Nigeria (36%) Romania (22 %) Albania (10,5%) Bulgaria (9%) Moldavia (7%), le restanti da Ucraina, Cina e altri paesi dell’est. Circa 9 milioni i clienti, per un mercato che frutta 90 milioni di euro al mese. Secondo il Centro studi Codacons, dal 2007 al 2014 il fatturato della prostituzione è cresciuto del 25,8%, arrivando a un giro d’affari di 3,6 miliardi di euro all’anno.

La legge italiana
La normativa italiana per il contrasto alla tratta di esseri umani intreccia la legge n. 228 dell’11 agosto 2003, intitolata “Misure contro la tratta di persone” e l’articolo 18 del decreto legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione). Principale caratteristica è che la protezione offerta non è vincolata alla collaborazione della vittima nel procedimento penale contro i trafficanti o gli sfruttatori. I principi guida sono quelli riconosciuti a livello internazionale: l’autonomia della vittima, che passa attraverso un programma di assistenza e di sviluppo individualizzato, l’integrazione, e infine il principio di sussidiarietà, per cui la dimensione territoriale diviene il punto di riferimento su cui strutturare l’intervento.

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Vivo a Fossoli di Carpi con tre figli e un marito che mi sopportano da un bel po'. Sono giornalista pubblicista, collaboro a siti internet e progetti editoriali, e tra un pancione e l'altro ho fondato insieme a cinque amiche il Centro di aiuto alla vita di Carpi per sostenere le mamme in difficoltà. Anche se sono io la prima mamma in difficoltà...

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