Il tribunale ecclesiastico modenese a due anni dalla riforma voluta da Francesco

Il tribunale ecclesiastico modenese a due anni dalla riforma voluta da Francesco

Intervista a Monsignor Sergio Casini, fresco di nomina come Vicario Giudiziale del Tribunale ecclesiastico dell'Arcidiocesi di Modena, a due anni dalla riforma voluta da Papa Francesco.

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L’apertura dell’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico ha avuto una grande novità: l’avvicendamento al ruolo di Vicario Giudiziale da don Vittorino Tazzioli a don Sergio Casini. Il primo ricopriva il ruolo dal settembre 1968, un periodo davvero rilevante, durante il quale ha visto grossi cambiamenti, non solo legislativi, ma soprattutto sociali.
La consegna, quindi, presa da don Casini ha anche una rilevanza “epocale” per il Tribunale, che ha sede presso l’Arcidiocesi di Modena, ma che lavora per le province ecclesiastiche compresa tra la nostra città e Piacenza. Fra l’altro, i Tribunali Ecclesiastici si apprestano a vivere il secondo anno dalla Riforma voluta da Papa Francesco, entrando nel vivo dei cambiamenti voluti dal Pontefice. Iniziamo da qui la chiacchierata con don Sergio, per conoscere le funzioni di questo organo della Chiesa, che incontra numerose coppie ogni anno.

Monsignor Sergio Casini
Monsignor Sergio Casini

“La Riforma di papa Francesco è per tutta la Chiesa, non solo per quella italiana – spiega don Casini – Il primo obiettivo è stato quello di rendere più accessibile il Tribunale alle coppie che lo richiedono, attraverso un’esortazione ad avere possibilmente una sede in ogni diocesi e a rendere le pratiche meno dispendiose e meno lunghe possibile. Riguardo la sede, l’intenzione del Papa è che le distanze non siano una difficoltà insuperabile. Nella nostra realtà è stato valutato che distanze e collegamenti non sono affatto un problema e i vescovi hanno deciso di tenere Modena come sede per il territorio emiliano, fino a Piacenza. Riguardo la durata, già il Tribunale emiliano aveva tempi accettabili, poi l’introduzione di queste novità ha ulteriormente migliorato i tempi. Oggi in circa 9 mesi una causa inizia e finisce.” La parte della Riforma che riguarda i costi è nello stile di Bergoglio, che ha voluto togliere ogni impedimento e, soprattutto, ogni differenza fra coppie facoltose e coppie in difficoltà. Oggi una causa costa poco più di 500 euro a chi presenta la sua istanza, mentre i costi reali sono molto più alti e coperti dalla CEI, la quale chiede anche agli avvocati titolati di mettere a disposizione parte del loro tempo per i procedimenti a patrocinio gratuito, così da avere davvero la massima possibilità a chi ritiene di volersi rivolgere al Tribunale.

Ma cos’è il Tribunale Ecclesiastico?
“E’ uno strumento pastorale, in forma di Tribunale, mantenuta proprio dalla riforma del Papa, che accerta la nullità di alcuni matrimoni. Non è, quindi, la Chiesa che scioglie il matrimonio, ma ne constata, attraverso il Tribunale, la nullità già esistente al momento della sua celebrazione.” Questa definizione suona un po’ formale, in verità è il riassunto di un incontro con queste coppie e con le loro storie personali. Del resto, già don Tazzioli, chiudendo la sua esperienza aveva affermato di aver “scoperto la misericordia dalle persone ferite, di coloro che hanno un matrimonio fallito alle spalle. E’ una ferita grave, portata da persone che meritano rispetto, attenzione, delicatezza.”

E don Sergio spiega con chiarezza questo aspetto, quando gli chiediamo gli scopi del Tribunale: “L’obiettivo è il raggiungimento della verità, non far emergere la ragione di una parte sull’altra. Le procedure sono ben definite e chiare alle parti fin dall’inizio. L’approccio alla coppia che si rivolge a noi è di estrema riservatezza; non c’è un dibattimento in aula, non esiste un contenzioso da risolvere. C’è una storia di fallimento da raccogliere e da valutare, garantendo il massimo rispetto a chiunque, la più trasparente imparzialità e la disponibilità ad accertare insieme la verità del proprio matrimonio. La sentenza, infatti, non è la risposta ad un bisogno di stabilire diritti e doveri. Ma dà senso, per coloro che la chiedono motivati dalla loro fede, alle ragioni del perché è avvenuta la rottura, per comprendere ciò che è successo”

Si è parlato di motivi. Quali sono quelli che determinano la nullità del matrimonio?
“I più comuni si rifanno all’articolo 1905 del Codice di Diritto canonico, l’incapacità. Si intende l’incapacità di discernere o di adempiere diritti o doveri; oppure si attesta l’immaturità psicoaffettiva o psicologica. Ma ce ne sono anche altre e tutte, comunque, non sono conosciute al momento del matrimonio, ma emergono durante, in modo inatteso e distruttivo. Non erano evidenti; è il matrimonio che le rende evidenti ed emerge l’impossibilità di essere sposati con discernimento e piena coscienza.”
E’ più chiaro perché le cause del Tribunale Ecclesiastico si raccontano come un incontro con la sofferenza e il senso di fallimento e cercano di dare una risposta a degli interrogativi esistenziali, sia delle singole persone che delle coppie. Quello che ci si potrebbe chiedere è come mai queste situazioni, visto che la Chiesa stessa insiste moltissimo sui corsi prematrimoniali, i quali si potrebbero intendere anche come uno strumento di prevenzione a queste situazioni.
“Anche un’ottima preparazione prematrimoniale, densa di contenuti e incontri, non garantisce il successo agli sposi. E’ un aiuto grande, ma a volte non sufficiente. Abbiamo incontrato anche delle così dette coppie modello che sono poi saltate. Il filtro che potrebbe costituire la preparazione prematrimoniale non ha la possibilità di prevedere tutto. Come già detto, alcune cose emergono dopo”

Sono tante le cause?
“Nel 2016 ne abbiamo completate 93 (qui tutti i dati). Il numero è in diminuzione rispetto ad anni precedenti, ma anche perché in calo sono gli stessi matrimoni. Resta una percentuale rilevante, purtroppo”

E’ un impegno non facile, visto che non si tratta solo di competenze giuridiche, ma molto di relazioni e capacità di aiuto. Come ci è arrivato don Sergio a questo incarico?
“Quando ero seminarista non lo avrei immaginato. Appena ordinato sacerdote sembrava che dovessi andare a studiare Sacra Scrittura, poi nacque la necessità di pensare all’avvicendamento di don Vittorino. Ho studiato alla Lateranense di Roma e ho iniziato a collaborare nel Tribunale Ecclesiastico dagli anni ’90. Per fortuna don Vittorino ha davvero avuto doti di resistenza straordinarie e io ho potuto fare il parroco e ricoprire alcuni incarichi diocesani, che mi hanno permesso di maturare, conoscere le persone, le famiglie e i vari contesti di vita quotidiana. Anni fa mi avrebbe preoccupato questo incarico, oggi sono conscio dell’impegno, quindi più preparato. Poi don Vittorino ci ha assicurato qualche consiglio ogni tanto!”

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Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

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