Il Natale degli ortodossi a Modena, una “comunità in via d’estinzione”

Il Natale degli ortodossi a Modena, una “comunità in via d’estinzione”

Per il Natale ortodosso che cade il 7 gennaio abbiamo parlato con Giorgio Arletti, prete ortodosso e parroco della Chiesa di Tutti i Santi, una delle tre chiese ortodosse della città. “Dei 12mila ortodossi residenti in città - spiega padre Arletti - solo il 5% frequenta regolarmente la parrocchia. Siamo una comunità destinata a estinguerci, le famiglie smettono di praticare, i bambini di famiglia ortodossa seguono la religione cattolica a scuola".

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Erano in centinaia, soprattutto di origine slava, ad assistere alle celebrazioni del Natale cristiano-ortodosso. Una religione di migranti che coinvolge circa 12mila cittadini di origine est-europea residenti nel territorio modenese. La liturgia si è tenuta presso la Chiesa di Tutti i Santi in piazza della Liberazione sabato 7 gennaio. “Uno sfasamento di 13 giorni rispetto al calendario gregoriano in uso fra i cattolici”, spiega Padre Giorgio Arletti, prete ortodosso e parroco della Chiesa di Tutti i Santi, una delle tre strutture religiose ortodosse presenti in città.

La comunità ortodossa modenese è frammentata come lo sono le stesse chiese suddivise in chiese nazionali con un proprio apparato ecclesiastico al cui vertice c’è un patriarca. “Pur essendo ortodossi, i greci, i rumeni e i bulgari seguono il calendario gregoriano mentre la maggioranza degli osservanti, georgiani, serbi, moldavi, ucraini e russi hanno mantenuto quello giuliano”, dice Giorgio Arletti.

Affiliata al Patriarcato di Mosca e fondata nel 1984, la chiesa di Tutti i Santi è la più antica struttura di rito ortodosso della città. Dal 2006, in città sorge anche una chiesa rumena guidata dal religioso Costantino Totolici di Bucarest. Ha sede presso la chiesa di San Bartolomeo ed è la più frequentata della città. Dal 2015 si è aggiunto anche un gruppo moldavo al panorama ortodosso locale che si riunisce ogni domenica presso la Polisportiva di via Panni. Infine, da non confondere con le chiese ortodosse, c’è la chiesa cattolica di rito bizantino in via Cavour.

La liturgia del Natale ortodosso non prevede nessuna cerimonia particolare. Si celebra messa la notte del 6 e alla mattina del 7 gennaio. Di solito dopo la funzione la comunità si ritrova per cena o per pranzo. “Sono ricchissime le tradizioni legate al Natale nel mondo ortodosso – dice padre Arletti – come per esempio quella dei bambini che vanno per le case a cantare le canzoni natalizie e a reclamare dolci particolari simili al panettone. La tradizione forse più bella è quella del taglio della torta in onore di San Basilio il Grande all’interno della quale si cela una moneta: fortunato colui che la trova!”.

Dentro alla chiesa dove le statue sono proscritte a favore delle icone, c’è un albero di Natale. “Non è uso fra gli ortodossi esporre il presepe. Questa tradizione risale infatti a Francesco d’Assisi che non è riconosciuto come santo dai patriarcati ortodossi”, ricorda padre Arletti.

Giorgio Arletti è nato a Modena nel 1951. E’ un insegnante di lettere in pensione . Si è avvicinato al cristianesimo ortodosso nel 1974 quando entra a fare parte del coro della prima chiesa ortodossa d’Emilia Romagna, in via Sant’Isaia a Bologna. E’ ordinato prete ortodosso dal Patriacato di Mosca nel 1984, anno in cui entra in funzione la Chiesa di Tutti i Santi a Modena.

In questa immagine e in quella di copertina: Padre Arletti.
In questa immagine e in quella di copertina: Padre Arletti.

“Dalla sua fondazione la nostra chiesa ha celebrato 1960 battesimi, 90 funerali, 300 matrimoni, oltre 1000 benedizioni di case”, riepiloga padre Arletti. Il boom demografico della comunità ortodossa si verifica nel 1994-’95, qualche anno dopo la caduta del comunismo. “Il culmine si raggiunge nei primi anni del 2000: secondo alcune stime il cristianesimo ortodosso conta circa 2 milioni di fedeli in tutta Italia ed è oggi la seconda religione del paese, dietro al cattolicesimo e prima dell’Islam. La maggioranza sono cittadini di nazionalità rumena che da soli compongono il 50% dell’intera comunità ortodossa italiana con 240 chiese legate al Patriarcato di Romania sparse sul territorio nazionale”, specifica il prelato. Sono 67 le chiese in Italia che dipendono, invece, dal Patriarcato di Mosca come quella di Tutti i Santi a Modena, “una chiesa multietnica aperta a tutti i praticanti”, ricorda don Arletti che da 23 anni è anche il cappellano ortodosso deputato alle visite ai detenuti in carcere.

I fedeli della Chiesa di Tutti i Santi sono in maggioranza di nazionalità ucraina, moldava, rumena e serba. Non mancano gli italiani spesso in compagnia delle mogli o fidanzate dell’est Europa. “Ci sono tante coppie miste a Modena, ogni anno registriamo una decina di conversioni, si tratta soprattutto di uomini italiani che seguono la religione della coniuge”, osserva il religioso.

Fra ì membri della comunità ortodossa modenese troviamo tutte le professioni e le situazioni sociali: dal medico al manovale. “Il cristianesimo ortodosso resta una religione di migranti, il 90% sono stranieri”, indica don Arletti. “Ma vi prego – aggiunge – di non svalutare la nostra comunità: non si tratta di una religione di badanti e muratori. E soprattutto non trattateci come una settuncola evangelica americana nata ieri: siamo depositari di una tradizione religiosa antichissima”.

Don Arletti racconta delle frizioni interne alla comunità dovute a motivi politici: ”Le tensioni più forti arrivano dai migranti ucraini, molto divisi anche a Modena. Rendiamoci conto che nel paese è in corso una guerra civile e che questa lacerante situazione si riflette all’interno della comunità ucraina”, afferma il prelato. Quest’ultima localmente si divide fra la chiesa di Tutti i Santi e quella greco-cattolica ucraina, ovvero cattolici di rito orientale fedeli alla Chiesa romana. “Ogni anno organizziamo preghiere per la pace in Ucraina, e i manifesti che apponiamo vicino alla Chiesa di via Cavour vengono puntualmente strappati: la divisione nel paese è anche confessionale, gli ucraini che frequentano la nostra chiesa sono di origini russe, la struttura è affiliata al Patriarcato di Mosca e quindi non mancano i simpatizzanti della Russia di Putin mentre quelli di via Cavour sono ucraini cattolici di destra che desiderano entrare nella sfera di influenza occidentale”, dice padre Arletti.

Situazione diversa per i serbi di Modena:”Vengono spesso a pregare portando i loro amici croati e bosniaci, festeggiano insieme le feste religiose e quelle nazionali, ma i serbi soffrono ancora per il Kosovo, culla della civiltà e del cristianesimo nazionale: è come se all’Italia avessero strappato la Toscana”, chiosa don Arletti.

La chiesa ortodossa a Modena perde fedeli. “Dei 12mila ortodossi residenti in città solo il 5% frequenta regolarmente la parrocchia. Siamo una comunità destinata a estinguerci, le famiglie smettono di praticare, i bambini di famiglia ortodossa seguono la religione cattolica a scuola. In generale la religione di maggioranza, il cattolicesimo, come spesso accade, tende a fagocitare quelle di minoranza: la comunità ebraica di Modena si è ridotta drasticamente non tanto a causa delle persecuzioni ma a causa dei matrimoni misti e per l’abbandono delle tradizioni ebraiche da parte delle famiglie ebree. Ecco, a noi, entro una generazione, capiterà la stessa cosa”, conclude Giorgio Arletti.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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