Il disagio mentale si combatte in cucina

Il disagio mentale si combatte in cucina

L'associazione modenese "Insieme a noi" organizza "La cucina delle idee", un laboratorio che svolge un'importante funzione di contrasto al disagio mentale ponendo i soggetti “presi in carico” in una condizione di partecipazione attiva. Insieme a noi è attiva 1994 e nasce dall'impulso di un gruppo di famiglie che vivevano sulla loro pelle il dramma della malattia mentale.

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L’ultima relazione del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (Dsm-Dp) di Modena afferma di aver seguito 40829 persone, pari al 6% della popolazione residente nell’intera provincia, nel 2014. Si tratta di pazienti con malattie che vanno dalla depressione alle tossicodipendenze e alle psicosi più acute.

Se consideriamo solo la depressione, il più diffuso fra i disagi psicologici, per l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) sarebbero 322 milioni i malati nel mondo pari al 4,4% della popolazione mondiale. E’ la quarta malattia causa di invalidità sul lavoro e entro il 2020 sarà la seconda. Secondo l’Oms la malattia è aumentata del 20% rispetto a 20 anni fa mentre il suicidio correlato a un forte senso di depressione è diventata la seconda causa di mortalità fra i giovani tra i 15 e 29 anni d’età. In Italia, secondo la Società Italiana di Psichiatria, i depressi costituirebbero il 12,5% della popolazione, circa 7,5 milioni di abitanti. Solo un terzo di costoro si curano e le fasce di popolazione maggiormente interessate sono quelle a reddito basso o medio-basso, persone difficilmente in grado di sostenere le parcelle orarie settimanali di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti o psicanalisti (80 euro a sessione).

cucinaidee01Ma la depressione può essere solo l’inizio di un percorso patologico ben più grave, la punta dell’iceberg di un mondo molto più oscuro, sommerso e sfaccettato: il mondo dell’imperscrutabile, del disagio violento e imprevedibile, dello sviluppo psicotico e paranoide, della schizofrenia. Un’epidemia dell’anima, un naufragio sociale inarrestabile.

Se una società diventa sempre più ricca, allora perché la gente non è più felice? Questa è la domanda che sorge spontanea incrociando i numeri del Dipartimento di Salute Mentale di Modena e quelli dell’Oms. Ma il quesito più pertinente è forse capire di che cosa è ricca questa società. “Diventa ricca di prodotti ma povera di relazioni, o ricca di relazioni superficiali ma povera di profondità. E quel qualcosa di cui è ricca, risponde ai bisogni reali della popolazione? Viviamo in un presente in cui la stabilità e l’indipendenza economica sono chimere e dove regna la precarietà si insinua e prolifera il disagio mentale”, dice Luca Negrogno.

Luca Negrogno, ex-ricercatore universitario, sociologo con una specializzazione in etno-pschiatria, è un operatore sociale che lavora per l’associazione “Insieme a Noi”, una piccola ma combattiva realtà del modenese. Volontario dal 2009 si occupa oggi di progettazione e gestisce i laboratori lanciati dall’associazione, tra i quali spicca la “Cucina delle idee”. Il team di cui fa parte Luca è composto da personale specializzato le cui competenze permettono di sviluppare il lato complementare della cura, non medico. Sociologi, antropologi, educatori e operatori sociali che elaborano e promuovono progetti di inclusione sociale concreti: dal laboratorio musicale a quello di teatro, dalla colonia di vacanze ai corsi di cucina. “La spina dorsale dell’associazione rimangono i volontari e le famiglie dei pazienti con disagio e i pazienti stessi”. Centrali sono i gruppi di confronto e di discussione fra famiglie con problemi simili. “La reazione più diffusa è quella di chiudersi in casa, nascondere il malessere per timore delle giudizio altrui mentre i gruppi tentano di spezzare questi tabù mettendo in campo un’azione collettiva e sociale”, racconta Luca Negrogno.

cucinaidee02Al venerdì, l’associazione Insieme a Noi organizza corsi di cucina e momenti di aggregazione per gli 80 soci dell’organizzazione e per i numerosi simpatizzanti. Si chiama la “Cucia delle idee” ed è l’ultimo laboratorio creato dall’associazione. “L’obiettivo – spiega Luca Negrogno – è di sviluppare competenze in ambito ristorativo e promuovere eventi aperti alla cittadinanza, in una sede resa idonea, permettendo ai soggetti svantaggiati l’acquisizione di nuovi ruoli sociali, svolgendo un’importante funzione di contrasto allo stigma e ponendo i soggetti “presi in carico” in una condizione di partecipazione attiva”. Chi ieri era malato, oggi fa il volontario e insegna alla nuova utenza a cucinare. Ci si pone come educatore alla pari, o “peer educator”, ovvero educatori con un passato o un presente di disagio mentale simile a quello dei pazienti in cura o con esperienze di vita analoghe. E’ un concetto anti-gerarchico che l’associazione ha adottato sin dalla sua fondazione, nel 1994. Oggi l’associazione conta 80 componenti tutti con lo status di “socio” e non di “paziente” o di “parente di un paziente”.

La sede delle attività si trova in via Fonte San Geminiano Ovest, in zona Bruciata. Si tratta di un casolare semi abbandonato ribattezzato “La fonte” che i volontari dell’associazione Insieme a Noi hanno ristrutturato e riqualificato. Di proprietà dell’Asl, gli spazi della Fonte servono dal 2016 per socializzare, rompere la solitudine in cui versano pazienti e famiglie. “Ma anche per rompere il circolo vizioso di chi vive nel ruolo di “assistito”, per ritrovare un’autonomia quotidiana, per imparare a prendersi cura di se stessi partendo dai fondamentali: cucinare e mangiare in modo autonomo”, osserva Luca Negrogno.

Questo posto prima era una specie di purgatorio. L’associazione Insieme a Noi è nata quando i manicomi erano ancora in funzione e in origine era una struttura di transito per i pazienti dimessi dai manicomi ma non ancora in grado di vivere in maniera autonoma.

cucinaidee03Ad accoglierci, all’entrata del casolare, c’è Alessandro. Un uomo di mezz’età con gli occhi umidi dall’emozione. “Io ero malato e sono guarito. Mi ricoverarono nel 1989, ora sono volontario e faccio il cuoco, sono specializzato in dolci, preparo torte di mele e aiuto gli altri”, dice con candore. A fianco a lui c’è Paola Santisi, antropologa e aiuto-chef che presta Servizio Civile presso l’associazione: “Ci sono troppi pregiudizi intorno ai pazienti psichiatrici, qui de-costruiamo i preconcetti e sperimentiamo formule diverse di inclusione sociale, è proprio in questi momenti che escono le cose migliori dalle persone, il senso di mutuo-aiuto e di solidarietà reale e empatica”. Il pudore ci impone di non indagare troppo nel passato dei soci/utenti. “Si tratta della fascia di popolazione più fragile della società. Ma qui è difficile distinguere o riconoscere i pazienti dai volontari, i malati dai sani”, sostiene Tilde Arcaleni, presidentessa di Insieme a Noi e madre di un ex paziente.

In prima linea contro l’emarginazione e lo stigma sociale che colpisce i malati psichiatrici, l’associazione Insieme a Noi nasce nel 1994 dall’impulso di un gruppo di famiglie che vivevano sulla loro pelle il dramma della malattia mentale di un parente, di un figlio, di una sorella, di una madre. C’è qualcosa di eroico in queste famiglie: “All’inizio è come attraversare un deserto senza fine, non capivamo e non sapevamo cosa fare, incontrare l’associazione Insieme a Noi è stata la nostra salvezza”, afferma Valeria.

Il figlio di Valeria ha oggi 34 anni:”Dall’età di 19 anni ha cominciato a soffrire di psicosi, la diagnosi era: schizofrenia paranoide; nel tempo mio figlio è diventato ingestibile perché le manifestazioni della malattia mentale sono imprevedibili. Per un periodo si era convinto di appartenere al Mossad (ndr: i servizi segreti israeliani). Alla fine siamo stati costretti a ricorrere al Tso (ndr: Trattamento Sanitario Obbligatorio), una scelta terribile per una madre”. Tali situazioni, dicono i famigliari, sono potenzialmente distruttive, disgreganti, minano i rapporti famigliari, e la ricerca delle cause del disagio psichico diventano sensi di colpa insopportabili per “non essere stati una buona madre o un buon padre”. E’ un’oscurità quasi totale, un senso di abbandono, una solitudine ermetica: le famiglie tendono a chiudersi nel mutismo della sofferenza, di un’ingiusta vergogna.

Insieme a Noi lavora in stretto contatto con i servizi di salute mentale del territorio. Collabora attivamente al Mat, al Festival della filosofia, al progetto Social Point e negli anni ha fatto emergere e portato all’attenzione pubblica e sui tavoli istituzionali il dramma della malattia mentale. In un’ottica ribaltata, tenta di rendere il paziente parte attiva di un processo riabilitativo sfaccettato.

cucinaidee04L’utenza è molto variegata, con storie e percorsi molto personali, “difficile delineare categorie – avverte Luca Negrogno – c’è la ricca signora di mezz’età premurosa e attenta che nel vedere i figli crescere e costruirsi una vita autonoma sprofonda nella depressione più cupa, ci sono uomini adulti distrutti da separazioni e divorzi. Tuttavia la tendenza recente indica un aumento di utenti giovani e giovanissimi. Ragazzi fragili che attraversano la fase di passaggio all’età adulta in modo traumatico, arrivano da noi disorientati e spaventati: si tratta di giovani in forte crisi esistenziale, crisi peggiorata dalla situazione attuale dove il futuro promette ai giovani disoccupazione e precariato. Il senso di impotenza e di inutilità e l’assenza di prospettive di auto-realizzazione si intrecciano poi a comportamenti a rischio, all’uso di sostanze”.

Insieme a Noi rappresenta una “Zattera della medusa” che naviga nella tempesta del presente. Simbolo di una deriva contemporanea ma anche di una speranza di salvezza in un naufragio sociale che sembra colpire indiscriminatamente.

Per ottenere fondi europei e scavalcare il problema del sotto-finanziamento pubblico, l’associazione si è recentemente iscritta su di una piattaforma digitale dove raccoglie voti per consentire al laboratorio la “Cucina delle idee” di gareggiare con altri progetti di attivazione e inclusione comunitaria. “Per noi è importante presentare le nostre attività e mobilitare la nostra comunità, ogni voto che prendiamo è la manifestazione del peso che siamo riusciti a conquistare lottando tutti i giorni”, conclude Luca Negrogno.

In copertina: uno scatto di Maurizio Bergianti.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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