I segreti di un giornale (locale) di successo nell’era del web

I segreti di un giornale (locale) di successo nell’era del web

Da blog a quotidiano online. In tempi bui in cui l'editoria non riesce ad andare oltre una crisi che pare interminabile, la giornalista Antonella Cardone ha dato vita al sito sulPanaro.net che, in breve tempo, è diventato il quotidiano online di riferimento per tutta la Bassa modenese. Quali le ragioni di un successo tale da spingere Cardone a fondare una società titolare della testata? La nostra intervista alla direttrice.

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Nel vivo di un periodo difficile, in cui la crisi continua a non mollare la presa, c’è chi ce la fa. La giornalista Antonella Cardone tre anni fa ha fondato il quotidiano online sulPanaro.net che oggi, con le sue 10 mila visualizzazioni giornaliere, è il sito d’informazione di riferimento per la Bassa modenese. Nato come blog, si è progressivamente trasformato in un quotidiano di successo andando a offrire un servizio a un preciso pubblico – quello della Bassa appunto – solitamente penalizzato dai tradizionali organi di informazione concentrati per lo più sul capoluogo. A dimostrazione che nel profondo processo di trasformazione che sta vivendo la stampa di tutto il mondo, un pubblico in cerca di informazioni (molto) mirate, puntuali a attendibili non smette di esser presente garantendo – a chi sappia coglierne i bisogni – interessanti margini di crescita, soprattutto a livello locale. Spazi che Cardone e il suo prodotto hanno saputo riempire con crescente successo, tanto che il 21 febbraio scorso la giornalista, insieme alla socia Ginevra Cretì, ha fondato la società sulPanaro Srl.

Cardone e Cretì
Cardone e Cretì

Qual è la storia di sulPanaro.net, da poco diventato società? Come ci si sente dopo la firma dal notaio?
È un passo importante perché diventa una società con più persone. Prima ero da sola… Cominciamo quindi a dar lavoro ad altre persone. Strano, vero? Far nascere un’impresa in questo momento di forte crisi è quantomeno insolito. Il sito appena è nato ha avuto molta attenzione – è stato segnalato da Prima Comunicazione, ha vinto il primo premio dell’edizione 2015 di Intraprendere –  ed è poi riuscito ad attestarsi in poco tempo a 10 mila visualizzazioni giornaliere. In molti mi hanno domandato come ho fatto, a costo zero, a ottenere questo risultato. Il sito è anche diventato anche un caso di studio. Oggi sono tre anni che lavoriamo, e quindi sulPanaro.net non è più una meteora.

Ma tu eri da sola, prima?
Sì.  Io nasco come libera professionista nel mondo dell’informazione e sono stata collaboratrice di diversi giornali: “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il Riformista”, “Italia oggi”… Nel 2009 il nostro settore – quello dell’informazione – è stato tra i primi a essere pesantemente colpito dalla crisi, a causa dell’aumento del costo della carta. Quindi i compensi dei collaboratori, chiaramente, sono stati i primi a essere tagliati. Poco dopo, ho iniziato a fare una battaglia politica e sociale: lì è nato il mio impegno al sindacato e nell’Ordine dei Giornalisti, come consigliera nazionale. Da una simile prospettiva mi sono resa conto del panorama di totale desolazione che avevo di fronte: vedevo le mancanze dei nostri editori, dei nostri imprenditori e degli organismi di categoria. Ma paradossalmente, ho capito che proprio a causa di questi vuoti il momento era buono per iniziare a fare informazione: il pubblico continuava ad aver fame di notizie e con internet poteva più agilmente accedervi. Quindi mi sono rimessa a studiare… da WordPress al SEO, fino alle lingue: ho fatto una gran fatica. Ho provato a realizzare diversi siti e quello che ha funzionato meglio da subito è stato proprio sulPanaro.net.

Da cosa è nata l’idea di creare sulPanaro.net?
Da un’esigenza professionale – aggiungere altre competenze al curriculum – e da quella di presentarmi alla nuova comunità in cui andavo a vivere: Rivara. Piangevo quasi ogni sera in quel periodo. Ho deciso di presentarmi per quella che ero: una giornalista. Ho iniziato il 4 gennaio 2014: pochi giorni dopo c’è stata l’alluvione del Secchia. Nessuno sapeva niente. Ero scioccata: non venivano date informazioni in merito a un evento calamitoso di quella portata! Di conseguenza mi sono messa a fare il “collettore” delle informazioni che venivano da varie fonti. Un lavoro che può fare solo un giornalista, dico con una punta di arroganza. La verifica delle fonti e il fiuto, sono qualità prettamente giornalistiche. Da lì le notizie venivano pubblicate su questa piattaforma, condivise su Facebook e su Twitter. E’ andata subito bene. per chi volesse ulteriormente approfondire, gli albori di sulPanaro.net li ha raccontatati molto bene Gianluca Diegoli su Minimarketing.it.

sulPanaro non nasce quindi dalle ceneri di un quotidiano locale preesistente, giusto?
È nato come blog di WordPress. Niente di più e niente di meno. Dopo qualche mese, è stato sistemato ed è diventato un quotidiano online. Un blog che gioco forza diventa quotidiano giornalistico.

Antonella Cardone
Antonella Cardone (immagine tratta dal suo profilo Facebook)

Perché, secondo te?
Perché la richiesta era forte. Le persone hanno iniziato a scriverci per richiederci informazioni. Bello e scioccante allo stesso tempo. Pensa che i comuni non sapevano quello che veniva fatto da quelli confinanti… Pubblicavo sulla piattaforma le ordinanze, in modo tale che tutti potessero accedervi.

È incredibile immaginare una cosa del genere nel secondo decennio del 2000. Trovo molto interessante che il sito sia nato dall’esigenza di voler essere informati. In fin dei conti, è l’essenza del fare giornalismo. Ti accorgi dell’importanza dell’informazione quando non ce l’hai. Riflettevo anche su un’altra cosa: è vero che i quotidiani online non hanno spese per la stampa, la carta ecc. ma è anche vero che oggi passa erroneamente l’idea che l’informazione presente su internet debba essere gratis.
La colpa è stata del primo che ha messo l’informazione gratis sul web, non del web. Perché mai dovrebbe essere gratuita? Io la metterei a pagamento.

Le persone tendono a volersi informare solo online, oggi: una ricerca pubblicata qualche tempo fa sul sito dell’AIE evidenzia il fatto che dalla fine del 2013 si è aperta la forbice fra digitale e cartaceo: il quotidiano di carta è passato di moda…
Non solo: le persone vogliono informarsi solo su Facebook. Con i nuovi smartphone, ci si informa solo sui social. Per gli editori, la sfida è fare in modo che l’utente s’installi l’app sul telefonino, ma non capiscono che invece bisogna stare su Facebook e su Twitter.

Analizzando il vostro sito, si vede infatti che la maggior parte delle persone arrivano a sulPanaro.net da Facebook.
Troppi venivano da Facebook. Abbiamo dovuto fare un investimento forte su Google per riequilibrare gli accessi. Da quando è stata fatta questa scelta, gli accessi sono globalmente triplicati.

Ci sono ancora persone, tantissime anche in ambito editoriale, che hanno paura di Facebook e non fanno una pagina.
[Ride] Hanno ragione. E ti spiego anche il perché: i grandi editori ancora stentano a credere che internet abbia futuro. C’è l’idea che sia una meteora. Quelli che hanno dato vita alle redazioni web pensano nel 2017 il lavoro sul web sia ancora quello di “creare massa”. È impensabile. Quando aprivamo un sito negli anni ‘90 ci veniva detto che era necessario avere tanta massa: ecco perché, per esempio, “Il Fatto Quotidiano” ha tutti quei blog. Proprio perché avendo tante pagine, quel sito ha massa, e dunque è pesante. Anche gli altri sulla sua scia continuano a caricare, caricare, caricare. Oggi le redazioni dei quotidiani sono oberate di lavoro: le persone sono lì a caricare continuamente articoli nel sistema. Grandi strutture non riescono ad attuare cambiamenti con rapidità.

Quali sono sul tuo quotidiano le notizie più cliccate?
Le più cliccate in assoluto sono, ovviamente, le notizie di cronaca nera. Poi, al secondo posto, ci sono quelle sulla viabilità, cosa che non mi aspettavo. Qui nella Bassa è come se ci fosse una città diffusa. Esempio: io dormo a Rivara, vado a lavorare a Mortizzuolo, il mio compagno sta a Cavezzo e mio figlio a San Possidonio. Quindi io devo conoscere la viabilità globale per poter organizzarmi al meglio. Anche a far la spesa si va nel paese accanto, magari ci sono offerte più vantaggiose.

L'account Twitter di sulPanaro.net
L’account Twitter di sulPanaro.net

È bello vedere che sulPanaro.net è diventato un caso di successo coniugando la flessibilità di Internet con un modello di informazione “vecchio stampo”… Per aver successo, insomma, sei tornata alla verità e alla semplicità dell’informazione.
Esatto: proporre informazione di qualità. Perché è vero che il pettegolezzo tira: sui social si collezionano tanti click con notizie del genere, ma ci si squalifica. Questo è il rischio: quello di finire nel calderone. Il giornalista è tornato a essere un’autorità, anche morale, al pari del prete e del sindaco. È quello che sa e che ha l’ultima parola nelle discussioni. Il che è molto bello…

Comunque sui social i giornali vengono spesso offesi quando propongono notizie spazzatura…
Io sto molto attenta a non fare refusi. Non è vero che gli utenti si fermano al titolo, anzi. Basta una minima dimenticanza e ti viene fatta notare subito. Il refuso dà l’idea di sciatteria.

Anche curare la forma è fondamentale. È informare anche questo.
Noi dobbiamo in qualche modo educare i lettori, infatti. Poi ci sono eventi che notoriamente creano scompiglio: quando si parla di profughi, per esempio, volano parole terribili sui social ed entrano in scena gli urlatori arrabbiati. Sono proprio i giornalisti che devono fare tutta un’opera di spiegazione e illustrazione di vari fenomeni, anche perché spesso le autorità politiche o religiose stanno zitte o divagano. Addirittura madri di famiglia e amorevoli vecchiette, quando abbiamo pubblicato una notizia sul tema, hanno lanciato parole agghiaccianti… nel caso specifico abbiamo dovuto fare un lavoro capillare di moderazione dei commenti. L’attività principale legata al sito era proprio quella di moderazione. Questo lavoro paga tantissimo sul lungo termine: perché sei tu che detti le regole del gioco.

A loro volta, secondo me, i commenti diventano parte integrante dell’articolo. L’articolo racconta la notizia, e i commenti in calce diventano uno spaccato della società, analizzabile quindi anche da un punto di vista psicologico. Anche quello è articolo, a mio avviso.
Ho tenuto fuori i commenti dal mio sito: i commenti possono essere inseriti fornendo l’email e dopo una mia revisione. L’abbiamo fatto per motivi legali. Come dici tu però – è vero – mi perdo una parte dell’articolo. Facciamo però articoli in cui raccontiamo quello che succede sui social, perché non è detto che tutti siano iscritti a Facebook. Se c’è un dibattito molto pregnante su Sei di San Felice se…, riportandolo online, diventa fruibile anche da chi non è su Facebook.

Statistiche di sulPanaro.net (30 gennaio 2017)
Statistiche di sulPanaro.net (30 gennaio 2017)

Ho chiesto a varie persone che lavorano a Milano, sempre in ambito editoriale: «Ma come mai non avete Facebook?». Mi è stato risposto: «Perché abbiamo paura dei commenti».
Lo so. Ci vuole tanta energia e spesso una risorsa dedicata. Però paga tantissimo moderare discussioni anche molto accese: perché tu, diventi il leader. Se ne esci male però è un disastro. È una sfida… Chi non è su Facebook deve andarci. Il rischio, nei prossimi anni, è che se non ci sei, qualcun altro potrebbe spacciarsi per te. I profili fake saranno sempre di più. Il social è irto di pericoli, ma è fondamentale.

Il panorama dell’editoria è davvero in profondo cambiamento…
L’ultima parola nell’impresa editoriale ce l’ha l’informatico. Un’idea che ci piace può essere realizzata solo da lui. Il mondo è così, adesso. E i giornalisti, per esempio, devono mettersi nell’ottica di fare il marketing della notizia.

C’è uno scambio fra diverse professionalità. Il fatto che il giornalista scriva su WordPress implica che abbia un minimo di conoscenze di html, così come il tecnico, se deve agire su un impaginato, a sua volta dovrà confrontarsi con un ambito più prettamente editoriale. Dove stiamo andando?
Il giornalista prima doveva fare tutto: dalle foto alla scrittura dell’articolo fino al video e non solo. Io tengo il corso di giornalismo al liceo di Mirandola e ho fatto vedere ai miei studenti quali sono i contenuti multimediali di vari siti. Ho riportato alcuni esempi anche di siti esteri: i contenuti multimediali presenti su siti non italiani sono davvero meravigliosi. L’ultimo che abbiamo visto era esilarante: avevano fatto ubriacare diverse coppie di persone chiedendo loro una riflessione su San Valentino. Pagano il regista, lo sceneggiatore e realizzano contenuti multimediali di altissima qualità. È chiaro che prodotti di questo tipo costano, e non poco. Tra l’altro è coraggioso far vedere un video con persone che si ubriacano…

Sì, qui in Italia si griderebbe in men che non si dica all’incitamento all’alcolismo…
Lo direbbero, e allora? Bisogna difendere le proprie scelte, se fatte con scienza e coscienza. Forse è anche questo che manca: il coraggio. Tutti dobbiamo diventare come BuzzFeed: realizzare contenuti appositamente per il web e crearli multimediali. Il contenuto multimediale non è un testo che viene caricato online assieme a due immagini. Meglio fare una bella photogallery che un video brutto.

Il futuro del giornalismo sul web qual è?
Un prodotto che parli il linguaggio sul web. I giornalisti in Italia sono tantissimi: che dobbiamo fare? O scompariamo, oppure iniziamo a fare un minimo di informazione tecnica e ci rimettiamo a studiare per rispondere a quelle che sono le esigenze del mercato. In alternativa, si deve cambiar mestiere.

Chi ti è stato vicino nell’ultimo periodo?
In questi tre anni è stato essenziale l’apporto del mio compagno, Lorenzo Longhi, che mi ha aiutato tantissimo con il sito. È giornalista anche lui, e quando nel 2015 abbiamo vinto il primo premio come migliore idea di impresa della provincia, alla cerimonia andò lui dato che ero appena diventata mamma.

Progetti futuri?
Ora introdurremo nel team un giornalista! Stiamo capendo come fare, ma se qualcuno ci vuole mandare cv può scriverci a direttore@sulpanaro.net.

 

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Nato a Carpi nel 1985, ha studiato a Parma e al Politecnico di Milano, dove si è laureato in Architettura degli Interni con una tesi sui nuovi spazi per l'arte. Ora, è nei nuovi spazi del web che lavora, occupandosi di comunicazione e social media marketing. Da sempre ama raccontare tramite la scrittura quello che osserva e vive. E si è accorto che, spesso, la realtà è davvero il film più riuscito.

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