Guarda come Dondolo!

Guarda come Dondolo!

Beppe Cottafavi, editor e editore, racconta in questa intervista l'avvincente esperienza del "Dondolo", la nuova casa editrice "digitale, civica e autarchica" nata all'ombra della Ghirlandina. Un'idea innovativa, un po' ispirata alla "Factory" di Andy Warhol, pensata per far dondolare idee e creatività delle eccellenze culturali di Modena. Come dire: non di soli tortellini...

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A quanto pare, Modena non sarà più associata solo alla buona cucina, ai motori, alla strepitosa tradizione lirica o alle figurine. Nella città della Ghirlandina, infatti, è appena nata la nuova casa editrice civica “Il Dondolo”, diretta da Beppe Cottafavi. Più che una casa editrice, una vera e propria factory – per dirla con Andy Warhol – e dunque centro nevralgico fatto di cultura e divertimento, attorno al quale ruotano i nomi di grandi autori, illustratori e  creativi. Gli ebook del Dondolo sono pubblicati su MLOL – Media Library Online – che ne è il distributore: scaricarli è gratis. La scelta del nome, ça va sans dire, non è casuale: Il Dondolo (Rocking Chair) venne infatti progettato a metà dei rutilanti anni Settanta dagli architetti modenesi Franca Stagi e Cesare Leonardi, e fu una delle superstar alla mostra “Italy: The New Domestic Landscape”, che ebbe luogo nella Grande Mela nel 1972. Si tratta di uno splendido esempio di design: una seduta pensata per accogliere il gesto del “dondolare”, quasi un punto di contatto fra il progettare ludico di Achille Castiglioni e il “Futurismo” hi-tech di Zaha Hadid. Proprio a partire da questo capolavoro, ho iniziato a parlare con Cottafavi della nuova casa editrice made in Modena.

Tra una fetta di salame e un calice di lambrusco
«Da quello che mi risulta», spiega Cottafavi, «l’identità del formato di questa casa editrice è il primo al mondo. Credo che sia la prima volta che una casa editrice abbia queste tre caratteristiche: digitale, civica e autarchica. Per partecipare al progetto, infatti, bisogna essere di Modena: il progetto è gratuito e autarchico. In questo, c’è ontologicamente un segno dell’unicità di questa città». Poi, indica il palazzo prospiciente il suo balcone con sguardo rivolto ai ricordi. «Siamo nel posto giusto, su questa terrazza, perché lo studio di Cesare Leonardi, dove è stato disegnato il Dondolo, si trovava proprio in quella casa là. La stessa casa, tra l’altro, dove viveva Enzo Ferrari. Ѐ un punto d’osservazione interessante, insomma. Conosco Cesare da quando ero ragazzo perché, mentre facevo l’università, dopo aver studiato, andavo da Cesare Leonardi e Franca Stagi: era un posto molto accogliente, in cui si potevano fare alti e meravigliosi discorsi sbevazzando lambrusco e sfettolando salame. Sto parlando della metà degli anni Settanta: e sul Dondolo, mi ci stravaccavo! Ci siamo sempre divertiti assieme. Ho sempre amato molto Cesare per la sua testa libera e anarchica, come penso di avere io, e un pessimo carattere. Nonostante i nostri reciproci cattivi caratteri, è da tutta la vita che siamo amici e ci vogliamo bene. Io penso che Cesare sia un genio in varie discipline, dal design all’architettura degli alberi, fino alla fotografia. Ѐ stato sciaguratamente dimenticato, anche per il cattivo carattere. Modena in questi ultimi anni dal punto di vista urbanistico e architettonico ha dato veramente il peggio: avendo avuto un genio dell’architettura, nessuno degli amministratori ha mai tirato su il telefono per chiedergli un parere. Questo ci dà la misura della discrasia fra le energie intellettuali che ci sono in una città e la loro amministrazione».

Poi, lo sguardo va al futuro. «Ora, dell’amministrazione te ne parlerò anche bene. La mia idea è stata appoggiata con grande accoglienza da parte del comune e delle biblioteche di Modena. Ho voluto quel segno e quel titolo come emblema dell’intelligenza e del saper fare dei modenesi, e penso che sia un ottimo brand per presentarci sulla rete. Ne parlerò anche sabato 22 aprile a Milano a “Tempo di Libri”. Credo si possa parlare di Modena in termini eccellenti anche senza parlare di cucina, di motori, di do di petto o figurine. Del resto, Modena ha una grande tradizione di scrittori, giornalisti, filosofi e politologi. L’idea del Dondolo è proprio quella di trovare un laboratorio e un punto d’incontro per fare dondolare le idee di tutte le menti dei geminiani illustri».
«Come ti venuta questa idea?», gli chiedo.
«Per caso, mentre facevo un’intervista».

La cinquina vincente
Gli autori dei primi ebook pubblicati dal Dondolo sono tre «venerati maestri» – Berselli, Siti e Santagata – e due giovani autori: Calabrese e Bellei.
«Alessandro Calabrese, finalista l’anno scorso al Premio Calvino col suo romanzo T-Trinz. Bastardi al Grandemilia», commenta l’editore, «è un giovane di grandi qualità: il suo romanzo è molto interessante perché innovativo dal punto di vista della struttura narrativa. Nella sua vita, ha visto più serie TV di quanto libri abbia letto. E questo gli ha giovato moltissimo. È proprio grazie a questa sua caratteristica che è riuscito a costruire un romanzo con una struttura narratologica molto innovativa, fatta di una sintassi completamente frammentata e tante storie che filano in parallelo: i medesimi codici narrativi delle serie TV. Lui fa bene anche una cosa che pochi autori sanno fare bene: scrivere i dialoghi. Il romanzo è ambientato in un luogo che racconta il degrado post-industriale dell’Emilia: la zona ex AMCM. Mentre il romanzo di Elena Bellei, Oriele e la fabbrica del tabacco, è invece ambientato nell’ex manifattura tabacchi. In qualche modo, attraverso questa scelta, mi interessava anche indicare spazi del disastro urbanistico contemporaneo. Sono due luoghi simbolici e semiotici rispetto alla vita contemporanea di Modena».

dondolo_Quindi, gli domando come vengono scelti i nuovi autori da pubblicare sul Dondolo. Dopotutto, siamo nell’era del self publishing in cui, a detta di molti, tutti possono scrivere. Ma la sua è una casa editrice “vecchio stampo”, giustamente, e infatti mi risponde: «Il mio compito – da direttore editoriale – è scegliere, decidere e marchiare col mio brand o con la mia firma un lavoro. È lo stesso compito che spetta al Ct della nazionale di calcio: c’è chi verrà scelto e chi no. Quelli scelti sono contenti, qualcun altro s’incazzerà anche, e dovrà impegnarsi per essere scelto. Con questa cinquina voglio esemplificare qual è lo spirito delle mie scelte».

Dall’Autobus al Dondolo: nuovi orizzonti
Tutto (ri)torna: infatti Cottafavi, negli anni Settanta, aveva già vissuto un’esperienza in stile Factory di Warhol.
«Quand’ero ragazzo, ho avuto dall’allora assessore alla cultura, Dino Motta, l’incarico di fare un mensile di informazione culturale: Autobus. Per l’occasione Motta ebbe l’intuizione geniale di chiamare Massimo Dolcini, che realizzò per questo giornalino un disegno e una gabbia meravigliosi. Lì nacque una nidiata di grafici straordinari, tra cui Tugliozzi, Ognibene, Partesotti e Goldoni. Anche in quegli anni, sotto l’egida del comune, si era creata una fucina di creativi davvero interessante… insomma: ho fatto l’Autobus, adesso volentieri faccio il Dondolo!».
Ma non è finita qui. Infatti per i prossimi mesi sono già in cantiere nuove iniziative, pronte a dondolare nel perimetro della neonata casa editrice civica.
«Ho potuto innescare con questa idea un circolo virtuoso per cui ho coinvolto il dream team degli artisti modenesi che mi hanno fatto le copertine. Poi ne saranno ingaggiati altri ovviamente: Menfredini, Guerzoni, Della Casa, Battilani e non solo. Tutto il giro degli artisti modenesi sarà coinvolto: ne nascerà poi una mostra. Oltre al supporto del comune e delle biblioteche, presidio fondamentale, i partner sono stati Giulio Blasi con la straordinaria piattaforma MLOL [a questo link, potete leggere la sua intervista] –  il target potenziale si aggira quindi attorno ai milioni di lettori – e Sartoria Comunicazione, che mi ha fatto una splendida grafica anni Settanta. Ecco cosa vuol dire casa editrice civica: download di ebook gratuito e lavoro di squadra. Il Dondolo è una factory: lavoriamo assieme, divertendoci. Ci mancherebbe che non ci divertissimo…».

 

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Nato a Carpi nel 1985, ha studiato a Parma e al Politecnico di Milano, dove si è laureato in Architettura degli Interni con una tesi sui nuovi spazi per l'arte. Ora, è nei nuovi spazi del web che lavora, occupandosi di comunicazione e social media marketing. Da sempre ama raccontare tramite la scrittura quello che osserva e vive. E si è accorto che, spesso, la realtà è davvero il film più riuscito.

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