Gli emiliani? Brava gente laboriosa e generosa: peccato che siano rossi

Gli emiliani? Brava gente laboriosa e generosa: peccato che siano rossi

35 anni fa, il 4 gennaio 1982, in previsione di una visita pastorale in Emilia-Romagna - la prima di un Papa dopo oltre cento anni - Giovanni Paolo II attacca i comunisti emiliani. Non proprio un anatema, più un "rimbrotto", ma di rilievo. Sufficiente però per convincere un quotidiano nazionale a mandare un inviato a Modena per raccogliere impressioni e reazioni agli sferzanti giudizi del Papa. Tra gli intervistati, il futuro ministro Ermanno Gorrieri e l'ex sindaco, all'epoca assessore regionale, Germano Bulgarelli.

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Sono passati pochi mesi dall’attentato in Piazza San Pietro del maggio 1981 che lo ha quasi ucciso, ma una volta terminata a fine settembre la lunga convalescenza a Castel Gandolfo, Giovanni Paolo II riprende la sua irriducibile guerra contro il comunismo nonostante – ha scritto in una nota del 2011 Benedetto XVI  – “a partire dagli anni ’60, l’ansia di conciliazione con la modernità manifestatasi con il Concilio aveva indotto molti a credere che la modernità fosse anche il comunismo, e che dunque anche con esso fosse da ricercare non solo un qualche inevitabile modus vivendi ma addirittura, forse, un’intesa e una pace“. Una conciliazione impossibile agli occhi di Karol Wojtyła che nel comunismo e nella sua “ombra gemella”, il nazismo, non vedeva altro che «infami ideologie», responsabili di «quella sorta di apocalisse della quale sono stato testimone nella mia giovinezza». Naturalmente, per il Papa gli avversari più temibili si trovano Oltrecortina, nei paesi sotto il giogo sovietico, come la sua amata Polonia. Ma anche in Italia va osteggiata, anzi esplicitamente combattuta, la variante decisamente più soft di quell’ideologia “infame”. Ecco perché, in previsione della sua prima visita pastorale in Emilia-Romagna, nell’aprile 1982 a Bologna – più di un secolo dopo l’ultima di un Papa (Pio IX) in quella che a lungo fu la seconda città più importante dello stato pontificio – lunedì 4 gennaio anticipa ai vescovi emiliano-romagnoli la sua posizione circa il “comunismo all’emiliana”: «Brava gente, lodevole per la lealtà e la proverbiale schiettezza, la fedeltà agli impegni assunti e alla parola data, la laboriosità e la generosità: peccato che siano rossi». E coi “rossi”, una mediazione non è proprio possibile. Visto che, «per la presenza militante di ideologie avverse a una visione cristiana dell’uomo e della storia, la Chiesa si trova in un clima di non lieve difficoltà». Ma non basta, a finire sotto tiro è proprio il modello emiliano, macchiato da un secondo vizio capitale, l’apertura nei confronti di «dottrine e prassi aperte a una concezione materialistica e ad una mentalità edonistica, favorita dall’accresciuto benessere economico». Queste ideologie – conclude Wojtyła – trovano ancora resistenze, ma se avessero a prevalere «sarebbe rovina certamente della libertà o fors’anche della prosperità».

Il pesante “rimbrotto”, come lo definisce in un articolo del 9 gennaio 1982 l’inviato della Stampa proprio a Modena, Luciano Curino, stimola il quotidiano torinese a un “viaggio tra emiliani romagnoli” per raccontare le reazioni ai lapidari giudizi papali. Reazioni che, ammette lo stesso Curino, provocano più o meno un’alzata di spalle. Troppa la soddisfazione per un modello che funziona, visto che da poco proprio Modena ha raggiunto lo status di seconda città d’Italia per reddito pro-capite, dopo Aosta, ed è perciò il simbolo che comunismo e benessere sono tutt’altro che antitetici. Come già riportato da Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia”: «Il comunismo trae la sua forza proprio da un’agiatezza diffusa, basata su un tessuto fatto dì migliaia di piccole proprietà e di piccole imprese, di cui ha conquistato i gangli».  «Non sta a me convincere il Papa della bontà della nostra ideologia» – dichiara intenzionato a restituire le accuse al mittente Germano Bulgarelli, all’epoca assessore regionale ed ex sindaco di Modena dal Settantadue all’Ottanta, intervistato da Curino – «mi sembra però un tantino contraddittorio affermare che la gente è buona e l’istituzione cattiva. Se poi si parla di mentalità edonistica, di corsa al piacere e al consumismo, ebbene il PCI non è certamente il primo in una graduatoria edonistica. La mia impressione è che il Papa abbia fatto un discorso all’interno della Chiesa, un discorso che dà una strigliata a un andazzo che è generale».

Germano Bulgarelli. Fonte immagine: archivio Gazzetta di Modena.
Germano Bulgarelli. Fonte immagine: archivio Gazzetta di Modena.

“Il Papa dice che nella vostra regione la Chiesa si trova in un clima di notevole difficoltà – domanda ancora Curino a Bulgarelli – E’ dura la vita di un prete in un comune rosso?” «No, oggi no, non credo. E’ una problematica superata da molto tempo. Tra gli iscritti al partito sono tanti i cattolici. Noi amministratori rossi abbiamo fatto convenzioni con scuole private cattoliche, là dove non ne avevamo di nostre» gli risponde l’ex sindaco. Sul tema, dell’avanzata di una “concezione materialistica della vita e sullo scarso tasso di religiosità che il Papa rileva in Emilia-Romagna”, Curini sente anche l’opinione di Ermanno Gorrieri, definito semplicemente un “cattolico impegnato politicamente” (sarebbe diventato ministro del lavoro 5 anni dopo, nell’aprile 1987, per i pochi mesi del Governo Fanfani VI). «Secondo me – commenta Gorrieri – ciò è dovuto a

Ermanno Gorrieri. Fonte immagine: Wikimedia.
Ermanno Gorrieri. Fonte immagine: Wikimedia.

due fattori: A un fattore che non è solo emiliano, ed è il benessere. Mi pare che il processo di scristianizzazione sia diffuso in tutte le società industrializzate. Il benessere porta alla esaltazione di determinati valori economici, di consumo, e quindi alla corrispondente depressione di altri valori, che dovrebbero essere propri della concezione cristiana della vita. Esiste anche un secondo motivo, storico, a cui si deve lo scarso tasso di religiosità di queste terre: la pianura emiliana è stata la culla del primo socialismo agrario, un socialismo che aveva la sua base nella classe bracciantile, miserrima, che non era in grado di recepire la predicazione cristiana perché il parroco che la predicava era proprietario terriero, piccolo, ma in alcuni casi anche grande. Dunque, un agrario, un notabile, uno che stava dall’altra parte anche lui». Ma poi prosegue, concedendo all’avversario una legittimazione giustificata dalla convergenza di alcuni obiettivi sociali ed economici comuni propri della DC e del PCI dell’epoca, al di là delle più ovvie differenze e divergenze politiche: «Vorrei aggiungere che io non attribuisco in particolare al potere comunista la situazione emiliana. Il potere comunista si è sviluppato nella scia di quello socialista, ma ne ha attenuato la carica anticlericale. Nei rapporti con la Chiesa il PCI di questi venti, trent’anni non è la stessa cosa del partito socialista dell’inizio del secolo».

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Articolo da La Stampa di sabato 9 gennaio 1982

Sentiti due big della politica locale, Curino si sposta in provincia, per testare quanto la “convergenza” sia effettiva sul campo, al di là della comunanza di alcuni indirizzi strategici concordati dai due grandi partiti per favorire lo sviluppo locale in un clima pacifico. Dal basso, l’aria che si respira, risulta più legata a stereotipi che rimandano alla storica rivalità simboleggiata da Peppone e don Camillo. “Andiamo a Nonantola (10.500 abitanti) – scrive Curino – che ha fama di essere il comune più rosso d’Europa. Con un po’ di imbarazzo il vicesindaco confessa che la fama è usurpata. Alle ultime elezioni il PCI ha ottenuto a Nonantola il 69,90 per cento dei voti, ma nel vicino comune di Soliera è arrivato a 70,06. Il vicesindaco si chiama Luigi Guerra, è molto preparato, dice di essere uscito da un gruppo cattolico. «La parrocchia ha perso alcune delle sue energie migliori a vantaggio dei quadri del PCI e del PSI». Come commenta il giudizio di Giovanni Paolo II? «Il Papa dice che siamo brava gente, peccato che siamo comunisti. Siamo tutti brava gente. Sono bravi anche loro, peccato che siano democristiani».

Meno ecumenico don Arrigo Beccari, al tempo parroco di Nonantola, descritto come “cortese, generoso, sereno, gioviale e ospitale come tutti in Emilia”. «Si respira aria rossa – sentenzia schietto – in un clima da imposizione. Chi non ha la tessera del partito trova tutto più difficile».

In copertina: visita pastorale di Giovanni Paolo II a Modena, il 4 giugno 1988, sei anni dopo la stesura dell’articolo de La Stampa (Fonte: Comune di Modena). 

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