Fascicolo sanitario elettronico: l’Emilia è virtuosa, molto meno gli emiliani

Ci si lamenta – spesso a ragione – del grave ritardo italiano rispetto ad altri paesi europei nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione (PA). In linea del tutto teorica, il settembre 2016 avrebbe dovuto rappresentare una data storica in questo senso: segnava il termine, stabilito per decreto, entro il quale le Amministrazioni pubbliche dovevano essere in grado di gestire tutti i documenti in formato elettronico, accompagnando quindi l’Italia intera nella migrazione da cartaceo a digitale. Un’ottimizzazione e una semplificazione dei servizi – dei tempi e dei modi per comunicare molto più velocemente ed efficacemente con le PA – senza pari.

Naturalmente le cose non sono andate proprio così. Un articolo sul Corsera di ieri, ad esempio, segnala che solo 7 regioni in Italia hanno attivato in maniera pienamente funzionale il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) del cittadino, 10 sono al lavoro per perfezionare un servizio evidentemente ancora incompleto, mentre per 4 il percorso di digitalizzazione deve ancora iniziare, nonostante la data ultima prevista per la sua attivazione in tutte le regioni e province autonome fosse il 31 dicembre 2015.

FSE Emilia cartina

Come spiega anche la grafica del Corsera, il FSE è l’insieme dei dati di tipo sanitario e socio-sanitario di eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito. E’ visibile solo al diretto interessato, al medico di base e agli specialisti (previo consenso fornito dal cittadino al momento dell’attivazione del servizio), ha un orizzonte temporale che copre l’intera vita del paziente ed è alimentato in maniera continuativa dai soggetti di cui sopra, oltre che dal cittadino stesso che può caricare sulla sua pagina personale eventuali documentazione clinica che gli è stata fornita esclusivamente in cartaceo (succede ancora, raramente, ma succede). In pratica, tutta la nostra storia clinica viene raccolta invece che nei classici faldoni casalinghi, direttamente online. Dal punto di vista del medico invece, segnala il sito Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, in un recente indagine sui processi di digitalizzazione all’interno degli ospedali, sono molti i benefici che gli internisti riconoscono all’adozione di vari strumenti (non solo il FSE) che il digitale mette oggi a disposizione per migliorare la nostra vita. In particolare, il 57% del campione intervistato ritiene che il primo beneficio ottenuto con l’uso di tali strumenti sia la migliore continuità di cura (il grado di integrazione fra i diversi operatori e strutture sanitarie), seguito dal miglior supporto decisionale, indicato dal 37%, dalla maggior sicurezza e gestione del rischio clinico (incidenza degli eventi avversi), votato dal 36%, e dall’aumento della qualità delle prestazioni sanitarie, scelto dal 35% degli internisti.

Inutile star qui a rimarcare ulteriormente l’incredibile utilità – sia a livello personale sia per i medici – di uno strumento come il FSE. Per altro facilissimo da attivare. A Modena ad esempio, basta recarsi in Piazza Grande, all’URP (Ufficio Relazioni col pubblico) o a uno sportello USL e in cinque minuti è immediatamente attivo il proprio fascicolo personale. Ma qui emerge la nota dolente. L’Emilia-Romagna è una delle sette regioni virtuose dove il FSE è disponibile al 100%. E dal 2009! Peccato che, secondo gli ultimi dati disponibili (2015) solo poco più di 100 mila cittadini su quasi 4 milioni e mezzo di abitanti in Regione hanno attivato il Fascicolo e un numero molto inferiore lo usa in modo abitudinario. A livello italiano, riporta sempre il Corriere della Sera, solo il 30% dei cittadini sa cosa sia il FSE e solo il 5% ne fa uso. Dati davvero imbarazzanti di cui difficilmente si può riversare la colpa sulla PA che, almeno in Emilia-Romagna, ha fatto ampiamente la propria parte. Quasi che il FSE venga ancora percepito, perfino da parte di chi ne conosce l’esistenza, come un optional in fondo non indispensabile. Sciocchezze: il Fascicolo elettronico, più che un’opportunità, è ormai una necessità. Anche a livello Ue, la Commissione europea sta spingendo perché si raggiunga l’interoperabilità tra i diversi Fascicoli nazionali presupposto indispensabile perché un cittadino possa farsi curare in qualunque Paese.

Insomma, per una volta nella Pubblica Amministrazione, il futuro è già qui. Solo che i cittadini non se ne sono ancora accorti.

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