Di farfalle e gastriti, posti da esplorare e saperi da portare a...

Di farfalle e gastriti, posti da esplorare e saperi da portare a casa

Giovane e piena di idee (ed esperienze) Giulia Barsuola, ventiquattrenne di Modena, è portatrice sana di entusiasmo mentre mi racconta che le piace vivere ed esplorare posti diversi, per poi tornare a casa con tante storie da raccontare e tante foto da riordinare. Oggi vi racconto la sua storia, perché dare spazio e voce alle storie di persone giovani, competenti e creative mi rende felice. 

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“Penso che la citazione di Walt Withman “I contain multitudes” sia perfetta per descrivere quello che sento: cerco di tenere insieme tante parti diverse tra loro, ma in fondo tutte legate da un fondamentale aspetto comune. Amo la Filosofia, ma anche la Scienza e la Tecnologia, amo le Arti Visive, la Danza, il Teatro, la Letteratura. Cerco di camminare sul confine tra discipline diverse, come ho imparato a fare leggendo la fisica-biologa-filosofa femminista Evelyn Fox Keller. Provo a vedere somiglianze dove sarebbe più facile (e comodo) vedere solo differenze”.

Giulia Barsuola
Giulia Barsuola

Giulia è laureata in Filosofia e da pochissimo in Neuroscienze Cognitive. Ha studiato e fatto ricerca a Bologna, Santa Cruz (California), Milano, Maastricht (Olanda) e Lipsia (Germania) e vive a Modena con sua moglie, la loro gatta nera e due coniglie, una bianca e una nera. “Amo studiare e vorrei continuare a farlo. Nella vita vorrei fare ricerca nel campo delle neuroscienze cognitive, ma senza dimenticare la mia formazione filosofica. E vorrei avere il tempo per poter leggere tutti i libri che voglio leggere: sarà molto difficile, ma ci proverò! Nei prossimi mesi farò ricerca a Berlino e in Giappone, poi in autunno inizierò il dottorato da qualche parte in Europa, verosimilmente Inghilterra o Germania”.

Colpisce la sua poliedricità, che ho voglia di raccontarvi in questa pagina, perché dare spazio e voce alle storie di persone giovani, competenti e creative mi rende felice e oggi vi parlo di Giulia, come ieri vi ho parlato di Maria Chiara, Valentina, Francesco

La poesia, la danza, il teatro, la scrittura… Ho dimenticato qualcosa?!
Ho iniziato a seguire corsi di danza jazz all’età di otto anni, per poi passare alla Danza Contemporanea e al Teatro Danza (con Eva Raguzzoni) verso i diciassette anni. Negli ultimi anni ho praticato il Metodo Feldenkrais e studiato Danza Contemporanea con Teri Weikel: un’esperienza fondamentale. In America mi sono avvicinata alla Meditazione e alla Mindfulness, traendone grandi benefici, sia psicologici che artistici! Dai dodici ai diciotto anni ho suonato la chitarra elettrica e amato tantissimo il solfeggio: nei prossimi anni, mi piacerebbe molto riprendere in mano la mia chitarra!

Per quanto riguarda la scrittura, la lettura di Tonio Kröger di Thomas Mann alla fine della terza media ha segnato l’inizio di una stagione di letture importanti ed estremamente formative, ma anche l’avvio di un pratica di scrittura che mi ha accompagnata durante tutti gli anni del liceo, il mitico liceo classico Muratori. Sono stati anni incredibilmente produttivi che mi hanno portata a scrivere molto e a vincere diversi premi letterari, sia con racconti brevi, sia con poesie (diverse edizioni del Premio Letterario Città di Sassuolo e un’edizione del concorso Under 29 – Poesia Festival). Al liceo ho scritto per il giornale scolastico, Fahrenheit 451, per SMOOL e per il progetto letterario Morpheus. E con Isabella Giorgio, mia migliore amica e compagna di classe degli anni muratoriani, ho fondato la fanzine letteraria “Fresh Flash”.

Il teatro mi accompagna da molti anni – prosegue Giulia – lo devo a mia madre, che da molti anni recita in una compagnia di Modena (Anfitrione). E’ stata lei a portarmi a teatro per la prima volta: vedemmo “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, con Eros Pagni, in scena al Teatro Storchi. Fu una rivelazione: da quel momento ho trascorso molte delle mie serate tra il Teatro Storchi e il Teatro delle Passioni. Sono sempre stata spettatrice, non ho mai recitato. Ho sempre preferito scrivere, danzare, e ultimamente studiare gli attori da un punto di vista neuroscientifico! Ma mai dire mai…Prima o poi vorrei fare un corso di teatro. In inglese soprattutto, mi piacerebbe moltissimo.
Due anni fa, in occasione del Festival Delle Arti della Giudecca – Sacca Fisola, a Venezia, io e la mia amica Isabella abbiamo presentato “To be alive is to be burning”, reading a due voci tratto da “Corpo d’Amore” di Norman O. Brown (1966): una lettura per rendere omaggio a N.O.B., Nobby per gli amici, uno dei più grandi pensatori americani del secolo scorso, inspiegabilmente poco conosciuto in Italia. Un intellettuale eclettico, nato classicista e divenuto fedele lettore di William Blake, di James Joyce, della tradizione psicanalitica e islamica. Un personaggio inquieto, nato a El Oro (Messico) ed emigrato in Inghilterra prima e negli Stati Uniti poi. Amico di John Cage e di intellettuali quali Hayden White e Robert Meister, a partire dalla fine degli anni ’60 ha insegnato presso l’Università della California a Santa Cruz. E’ rimasto a Santa Cruz fino alla fine, tra le sue letture mattutine del Corano e le camminate pomeridiane tra Pasatiempo, West Cliff e Fall Creek, in compagnia dei suoi allievi e amici. Alienis pedibus ambulamus. Una lettura per tenere in vita le sue parole e soprattutto farci tenere in vita dalle sue parole.
E’ stato un momento molto importante per me: ho iniziato ad amare Nobby studiando a Santa Cruz e conoscendo i luoghi e le persone che lui ha saputo cantare nei suoi scritti e avere l’occasione di portare le sue parole nella mia amata Venezia è stata un’esperienza davvero emozionante.

Leggo di questo bel progetto, la mostra “Farfalle e Gastriti”, presentato qualche anno fa al Festival Filosofia, che ha voluto raccontare i due volti dell’amore, irrimediabilmente legati insieme da un sottile filo da cucito. Quali volti? Quale filo?
Il Festival Filosofia è un appuntamento modenese che mi accompagna dalla metà dei miei anni: ho sempre atteso con trepidazione il mese di settembre per segnarmi date e conferenze da seguire. Da anni è un appuntamento fisso in compagnia della mia migliore amica, sempre lei, Isabella.
E quando per l’edizione 2013 sull’Amare io e mia moglie, la pittrice Stella (Stefania Gagliano), abbiamo deciso di proporre alla galleria ArtEkyp la mostra “Farfalle e Gastriti”, non potevo essere più entusiasta! Questa mostra è nata come “una conversazione tra Stella, pittrice, e Giulia, scrittrice: intreccio di segni di creta e parole di un taccuino per quadri che parlano e scritti che immaginano. Puro gioco linguistico tra «amare» come verbo transitivo e aggettivo femminile plurale in un confondersi di gusti e moti d’animo. Papille gustative disorientate di fronte a sentimenti sublinguali. «Un ragionar d’Amore» tra due donne che si amano”.

L’operazione che ci eravamo proposte è stata tutt’altro che semplice, i predecessori decisamente illustri: dall’ Odi et amo di Catullo, a Eros e Thanatos di Freud, solo per citarne alcuni. «Che amore faccia rima con dolore lo sanno anche in prima elementare», scrive il poeta Emilio Rentocchini, nella sua raccolta di ottantaquattro sonetti intitolata Del Perfetto amore (Donizzetti 2010). E allora perché parlarne, se lo sappiamo? Farfalle e Gastriti ha voluto parlarne perché spesso lo dimentichiamo. Perdiamo di vista il contrasto, tendiamo a uniformare il colore. Sentiamo solo le farfalle, ma ci scordiamo delle gastriti. O viceversa. Ma tra le farfalle e le gastriti, il nostro stomaco pulsa insieme al cuore e pensa insieme al cervello. Ecco perché in questa bipersonale tra pittura e scrittura, Stella e io abbiamo parlato della psicosomatica dell’amare, di quell’amare con il cuore, con il cervello ma anche con lo stomaco. E’ stata un’esperienza incredibile per noi!
Ogni volta che rileggo la citazione di Antonio Delfini “Quegli occhi mi ricordavano chi sa chi come quando ci s’innamora di chi sa che cosa”, da Il ricordo della Basca, penso sempre a questa mostra insieme e al testo critico che ho scritto ispirato anche da questa meravigliosa citazione (se siete curiosi di vedere qualcosa della mostra: www.stefaniagagliano.com)

Come’è il tuo rapporto con Modena?
Il mio rapporto con Modena ha conosciuto fasi altalenanti, per così dire. Amore, odio, nostalgia, nuove affinità. Al liceo ho amato moltissimo la mia città (e la mia scuola) e frequentato assiduamente le molte e diversificate proposte culturali offerte: mostre presso la Galleria Civica, la Fondazione Fotografia, le diverse gallerie della città (via Carteria, ad esempio), spettacoli teatrali e di danza presso lo Storchi, Le Passioni, l’Associazione Amigdala, lo STED. Negli anni universitari ho dedicato meno tempo alla mia città, sono scappata per vedere il mondo: prima ho fatto la pendolare tra Modena e Bologna, poi ho studiato in America, poi ho vissuto tra Modena e Milano, poi ho fatto ricerca in Olanda. Tuttavia, quando torno a casa, non mancano mai le serate al Bar delle Passioni, a Hiro Proshu, a Drama Teatro, al nuovissimo Cajka Teatro d’Avanguardia Popolare, al Filatoio. Modena è una città con tanto da offrire, se si ha la volontà di cogliere ciò che ha da dare. Negli ultimi anni sono nate molte realtà culturali interessanti e meritevoli di essere sostenute.

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Andare via da Modena mi è servito per capire e apprezzare i pregi della nostra città. E vederne più chiaramente i difetti. Correggio e aree limitrofe cantate da Tondelli hanno continuato a farmi compagnia da almeno dieci anni a questa parte e recentemente ho scoperto la Modena di Antonio Delfini.
Certo, tante cose potrebbero essere fatte meglio nella nostra città, ma penso che nel complesso possiamo essere paghi di quello che abbiamo. Adesso sono comunque spesso via da casa per studio e lavoro, ma casa rimane sempre Modena insieme a mia moglie, i nostri animali, i nostri libri, le nostre famiglie. Carson McCullers, una scrittrice che ho scoperto da poco e sto amando moltissimo, ha scritto: “Siamo dilaniati fra la nostalgia per le cose familiari e il bisogno dell’ignoto ed estraneo. Il più delle volte sentiamo nostalgia di luoghi che non abbiamo mai conosciuto”. Penso che queste parole rispecchino fedelmente quello che sento per la mia città.

Hai tanti progetti creativi in cantiere e poco tempo per realizzarli, da quello che mi racconti!
Sì: in questi mesi sto lavorando per il sito Paintek.it, dedicato all’Intelligenza Artificiale, alla Realtà Virtuale e alla Robotica: amo molto tradurre articoli e dedicarmi alla divulgazione scientifica. Mi piacerebbe anche dedicarmi al rapporto tra Neuroscienze e Arte/Teatro, sia da un punto di vista scientifico sia divulgativo. Per il resto, prima o poi vorrei creare un progetto artistico legato alla figura di William Blake, che amo follemente. E nel frattempo ho scoperto una nuova passione: fotografia istantanea (Polaroid) e analogica (Lomography e Leica).
Lo scorso settembre ho portato al Festival delle Arti della Giudecca – Sacca Fisola un piccolo lavoro intitolato “Soggetto Nomade”, in cui ho presentato sei trittici di Polaroid scattate in giro per l’Europa durante le mie peregrinazioni di studio e ricerca. Vorrei continuare su questa strada e migliorare. E’ una passione che voglio portare con me. Un’altra passione che devo prima di tutto a William Blake e poi alla mia città è quella per l’incisione: lo scorso anno ho iniziato a imparare la tecnica dell’acquaforte e acquatinta presso il Laboratorio d’Arte Grafica Gatti di Modena. Mi piacerebbe ricominciare a incidere ogni tanto: se solo le giornate fossero di almeno cento ore!

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

2 COMMENTI

  1. Che meraviglia! Stupenda ragazza amante di tutto ciò che di bello c’e nella vita: continua così ama e ricerca sempre scoprendo cose nuove! Auguri da quasi 82enne che non ha mai smesso di inseguire i suoi sogni. Grazie a Laura per avercela fatta conoscere.

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