Dall’Appenino a Nonantola, frammenti di bellezza ritrovata

E’ stata inaugurata lo scorso 29 aprile al Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra di Nonantola la mostra “Frammenti di bellezza, da Zanobi Strozzi a Elisabetta Sirani, tre secoli di arte ritrovata”, che resterà aperta fino al prossimo 10 dicembre 2017.
Curata da Simona Roversi e Jacopo Ferrari, allestita con la collaborazione di una équipe scientifica composta da Alfonso Garuti, Giovanna Caselgrandi e Roberta Apparuti, “Frammenti di bellezza” intende valorizzare una selezione di opere d’arte provenienti dal territorio dell’Appennino modenese per le quali il Museo negli ultimi anni si è fatto promotore di interventi di salvaguardia e, in alcuni casi, di veri e propri restauri.

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Ai visitatori sono proposti una ventina di oggetti e dipinti, che spaziano dal periodo medioevale al Barocco, e si propongono come testimoni esemplari, o meglio, come pensato dagli ideatori, quali “frammenti” della bellezza e della ricchezza del patrimonio artistico ecclesiastico modenese, principalmente concentrato negli edifici di culto, che furono nei secoli passati i veri luoghi rappresentativi delle comunità, non solo in termini spirituali, ma anche civici e sociali. Pur sparsi in un territorio abbastanza ampio e con vie di comunicazione non facili da percorrere, le opere dimostrano la vitalità culturale delle località periferiche della montagna, diventate nei secoli centri di radicamento e circolazione di modelli artistici proposti dalle vicine aree, soprattutto bolognese e toscana. Tutto si può dire di queste comunità, pur piccole nelle dimensioni demografiche, tranne che si sentissero isolate e non parte di una più ampia comunità di credenti, che sapessero esprimere i propri talenti spirituali e artistici.

I frammenti di bellezza raccolti sono tra i più svariati: antichi oggetti di raffinata oreficeria e preziose suppellettili, che documentano la varietà di tipologie dei beni dedicati alle funzioni sacre e alla devozione; dipinti che attestano la diffusione del culto dei santi o di particolari iconografie mariane, come la Madonna della Ghiara; oggetti d’uso religioso che esprimono profondi significati teologici e spirituali o sono legati alla liturgia, come le pregevoli croci astili con le loro raffigurazioni simboliche, tra cui emerge per preziosità e interesse storico la cosiddetta “croce dei morti”, dipinta nel 1448 da Zanobi Strozzi, seguace e allievo prediletto di Beato Angelico, e probabilmente trasferita a Mocogno dal Beato Marco, monaco domenicano.

Coscogno, Sirani_La raccolta artistica proposta nasce da un lavoro pensato e realizzato negli anni. Grazie ai contributi per i beni culturali che la Conferenza Episcopale Italiana ricava dai fondi dell’8×1000 ed annualmente eroga alle Diocesi, il Museo Diocesano di Nonantola ha promosso negli ultimi anni diversi progetti per la tutela del patrimonio culturale: in accordo con gli enti preposti del Ministero Beni Culturali (le Soprintendenze in primis) sono state recuperate, poste al sicuro e restaurate alcune opere d’arte di estremo valore. E’ il caso, per esempio, del bellissimo dipinto di Elisabetta Sirani con la Madonna del rosario e misteri (nella foto a sinistra) e della seicentesca tela del pittore fananese Ascanio Magnanini, entrambe provenienti dalla chiesa parrocchiale di Coscogno. Insolita e fortuita è stata la vicenda che ha portato alla scoperta del trecentesco Crocifisso di Fanano (qui sotto): sotto un pesante strato di rifacimenti in gesso e maldestre ridipinture risalenti all’Ottocento che ne offuscavano totalmente le forme originali, è emerso infatti uno straordinario Cristo in legno scolpito e dipinto di intensa emozionalità. Si tratta di un’opera inedita, risalente – per i caratteri di spigolosa e rigida tensione espressiva – alla fine del Trecento, esposta per la prima volta al pubblico dopo il restauro effettuato dalla ditta “Ripresa Restauri”.

Il percorso espositivo suggerisce al visitatore un viaggio emozionale attraverso la bellezza estetica delle forme, dei colori e delle linee di opere d’arte create secoli fa per accompagnare le comunità dei fedeli alla scoperta della bellezza della fede e di Dio, meraviglioso e insuperabile artista del creato. Ha riassunto bene il senso di questo percorso artistico l’Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola Erio Castellucci, che nella prefazione del catalogo della mostra scrive: “I ‘frammenti di bellezza’, nell’arte cristiana, non si colgono tanto nell’armonia e nella proporzione, quanto nella rappresentazione dell’amore in tutte le sue forme. […] Le opere presentate [in questa mostra] sono ‘belle’ non solo perché di buona fattura, armoniose e ben confezionate: ma anche e soprattutto perché rimandano ai gesti di amore di Dio verso l’uomo, alla sua misericordia.”

Gli stessi responsabili della Mostra si sono a loro volta ispirati anche alle parole di papa Francesco: “L’arte, oltre ad essere testimone credibile della bellezza del creato, è anche uno strumento di evangelizzazione: attraverso l’arte – la musica, l’architettura, la scultura, la pittura – la Chiesa spiega, interpreta la rivelazione. La bellezza rappresenta una via per incontrare il Signore. L’arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza.”

cantarini - madonna di monserratoLa Mostra si trova presso il Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra di Nonantola (via Marconi 3, www.abbazianonantola.it; Facebook: Abbazia di Nonantola) e nell’occasione dell’inaugurazione si è approfittato per fare il punto sui lavori di restauro della Abbazia, non ancora aperta al pubblico. L’ingegner Augusto Gambuzzi, responsabile del progetto di restauro, ci aggiorna sullo stato dei lavori e sui tempi di chiusura del cantiere: “I lavori stanno procedendo secondo il programma fatto all’apertura del cantiere, ma le impalcature hanno offerto la possibilità di effettuare analisi ancora più approfondite dell’Abbazia e del suo stato, quindi abbiamo deciso di presentare una variante al progetto originale di restauro, per ottenere l’autorizzazione per gli ulteriori lavori e gli ulteriori finanziamenti. Siamo in attesa della loro approvazione; è ragionevole quindi pensare che la conclusione dei lavori sia spostata a fine anno.” Infatti è stato spiegato che il monitoraggio accurato, permesso dalla presenza dei ponteggi, ha fornito un’analisi più dettagliata delle fessurazioni murarie e dello stato della copertura; i restauratori hanno ritenuto necessario approfittare della presenza delle impalcature per completare il lavoro nel modo migliore, garantendo all’edificio sicurezza e stabilità. Il risultato finale restituirà un’Abbazia completamente fruibile, sicura e darà una conoscenza approfondita della struttura. E’ quindi plausibile sperare di celebrare il prossimo Natale tra le storiche mura dell’Abbazia.

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