Contro i populismi, idee sul futuro dell’Europa

Nella sala E. Gorrieri di Palazzo Europa, davvero gremita, si è svolto lunedì 20 marzo l’incontro con Enrico Letta, ex primo ministro e tornato al Centro Ferrari in veste di Direttore della Scuola di Affari Internazionali dell’Università di Parigi – Sciences Po e per presentare, in anteprima nazionale, il suo ultimo libro edito da Il Mulino “Contro venti e maree”. L’appuntamento è stato una ennesima puntata tra le tante presenze che Letta ha collezionato a Modena, dove può vantare diversi sostenitori tra i frequentatori di palazzo Europa.

ventimareeAnche per questo motivo a fare gli onori di casa c’era l’ex senatore Manzini, presidente del SIAS, il quale ha presentato l‘evento della serata collegato anche con il decimo anniversario della scomparsa di Beniamino Andreatta, altro politico passato dal centro Ferrari e palazzo Europa e riferimento dello stesso Enrico Letta. Andreatta fu un grande sostenitore dell’Europa Unita, ma anche un critico molto attento delle sue evoluzioni. Lo ha ricordato il presidente Manzini, che ha motivato la scelta del tema Europa come un nodo fondamentale per risolvere il problema dei migranti e dei profughi. Ha dato il suo benvenuto anche il sindaco Muzzarelli, il quale ha ripreso lo spunto delle serata e ha sottolineato che, nell’accoglienza, questa Europa sta facendo poco per queste persone e per i Paesi che le stanno accogliendo, se non parlare di barriere, “ma non si bloccano pensieri e bisogni con i muri – ha detto il sindaco – Così com’è questa Europa non ci pace e non ci basta”.

Enrico Letta è stato intervistato dal vicedirettore dell’Espresso Marco Damilano che ha di volta in volta introdotto elementi di riflessione, approfonditi dall’ospite.
Letta ha toccato, quindi, diversi contenuti che sono anche quelli affrontati nel suo libro e che trovano molto spazio nella scuola di politica di Parigi, nella quale ogni anno 100 giovani sono selezionati per prepararsi ad impegni pubblici e istituzionali o ad una partecipazione attiva e consapevole nelle realtà civiche e associative nelle quali vivono. Il titolo del libro già presenta con evidenza la difficoltà di una riflessione che deve affrontare movimenti opposti e contrari. Il 2016 è stato l’anno della Brexit e della vittoria di Trump, cioè di due progetti che segnano un ritorno al passato, a partire dagli slogan che li hanno lanciati: “Take back control” per Brexit e “Make America great again” per Trump. Mai era successo prima che idee di questo genere trovassero addirittura la vittoria.

Con Angela Merkel
Con Angela Merkel

Letta motiva questi due episodi, che rischiano di non essere unici, allo spaesamento in cui si trova tutta l’Europa, il ceto medio in particolare, senza distinzioni evidenti tra le nazioni. La paura del futuro attraversa trasversalmente la gente, sia nei Paesi con alta disoccupazione che quelli che soffrono meno la crisi, da nord a sud, da est a ovest. La lettura di Letta si concentra sul fatto che sia saltato quel processo di piccoli, ma sicuri passi avanti, che aveva, fin qui, caratterizzato la società europea. Oggi ci sono cambiamenti inattesi, imprevisti e intensi e questo crea quello spaesamento già citato e davanti al quale la politica non è in grado di dare una risposta o, anche solo avanzare una proposta. Per questo emerge il cosi detto “uomo forte” che sembra essere una soluzione tranquillizzante. Come esempio di questa riflessione, Letta ha citato l’Erasmus, il programma di scambio universitario più conosciuto fra la gente. L’Erasmus è spesso usato come la perla splendente dell’Europa, ma, in realtà, è partecipato da una piccola minoranza dei cittadini, quelli che riescono ad andare all’Università e, fra loro, quelli che accedono poi al programma. In realtà nelle campagne o fra coloro che faticano a vivere la giornata, questo progetto non incide per niente. Ed è qui che ha vinto la Brexit, la quale aveva perso nelle grandi città britanniche.

Letta ha rafforzato questo ragionamento con l’esempio del referendum. In Svizzera il referendum ha una proposta, un contenuto e una conseguenza e su tutti e tre gli aspetti si concentra il confronto. In Italia il referendum ha uguali caratteristiche, ma il dibattito ignora il contenuto, concentrandosi sul primo e terzo tema. Paradossale è stata l’affermazione di Letta “all’ultimo referendum io ho guardato il contenuto è ho votato sì. Se avessi dovuto guardare solo alla conseguenza…..!”

Sempre dallo spunto di Damilano, Letta ha anche parlato di Bexit, introducendo un tema che molti ignorano o trascurano: l’Irlanda. Dal voto del Regno Unito l’Irlanda avrà ripercussioni notevoli, perché ha un rapporto particolare con la Gran Bretagna e non si riesce a pensare che le regole applicate a tutti gli altri paesi siano indistintamente attuate anche per l’Eire. E in questo territorio ci sono ancora questioni spinose aperte, ma che erano state ricomposte e avviate sul terreno della politica proprio anche grazie all’UE.
Questi due passaggi rendono solo in parte gli approfondimenti proposti da Enrico Letta nella serata del 20.

Infatti, argomenti come i migranti, ma anche come la politica italiana e il PD in particolare sono stati toccati dai vari interventi. Sempre la riflessione ha mostrato che Letta, al di là del consenso che può suscitare ogni singolo passaggio o il ragionamento complessivo, ha avanzato proposte e idee di spessore. Nell’età della rete e della pioggia di piccole e numerose informazioni, questi temi forse non trovano sempre il tempo e lo spazio sufficienti, ma la politica non può davvero abbandonare i contenuti e la fatica di farli pesare. Perché in questi spazi vuoti o leggeri trova terreno fertile proprio il populismo.

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