Come cambierà la professione dell’educatore nei prossimi anni?

Come cambierà la professione dell’educatore nei prossimi anni?

Con molti anni di ritardo rispetto al resto d'Europa, anche l’Italia si avvia a una regolamentazione dell’universo educativo. Se ne è parlato lo scorso 5 maggio a un convegno tenutosi presso il Ceis di Modena. Ecco cosa cambierà - se verrà approvata la nuova proposta di legge in discussione in parlamento - per i 150 mila lavoratori del settore.

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Una categoria professionale riguardante circa 150 mila lavoratori quella degli educatori e dei pedagogisti. Protagonisti di un importante proposta di legge che riconoscerebbe loro (se approvata in questa legislatura), una dignità professionale spesso dimenticata, inoltre secondo alcuni, determinerebbe il miglioramento dei servizi educativi a favore di bambini, anziani, disabili, carcerati e molte altre categorie di persone.

L’Italia, dopo anni di ritardo rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa, si avvia finalmente verso una regolamentazione  nell’universo  educativo ed assistenza alle fragilità. Per i non addetti ai lavori, questa proposta di legge potrebbe sembrare “futile” ma per i professionisti quali pedagogisti ed educatori, che uniscono nella loro figura professionale una commistione di intelligenza emotiva e passione per il proprio mestiere,  sarebbe invece una svolta storica poiché verrebbero disciplinate le loro professioni attraverso l’obbligatorietà della laurea.

Venerdì 5 maggio presso il CEIS di Modena, si è tenuto un importante convegno dal titolo “Come cambieranno le professioni educative nel futuro?”.

Vanna Iori
Vanna Iori

Il tema è stato introdotto dal professor Luca Balugani direttore e docente dell’Istituto Superiore di Scienze dell’Educazione e della Formazione Giuseppe Toniolo ed approfondito nel dettaglio dalla promotrice di questa proposta di Legge, l’Onorevole Vanna Iori, che dal 2014 si batte per far riconoscere e regolamentare il lavoro degli operatori che agiscono in ambito scolastico, socio-sanitario, culturale, giudiziario, ambientale, sportivo, della genitorialità e famiglia.

Nel concreto però, cosa cambierà?

Per svolgere la professione di educatore sarà indispensabile essere laureati. Si avranno due figure professionali: l’educatore professionale socio-pedagogico, laureato in un corso di laurea della classe L-19 (Scienze dell’educazione e della formazione) e l’educatore professionale socio-sanitario, laureato ad un corso di laurea classe L/SNT2 (professioni sanitarie della riabilitazione).

L’entrata in vigore del testo di Legge Iori, dopo le discussioni e l’approvazione in Senato, sarà accompagnata da una fase transitoria: non verranno licenziati gli educatori senza titolo di studio, così come psicologi ed assistenti sociali che attualmente occupano questa posizione lavorativa. La fase transitoria prevedrà che gli educatori senza laurea potranno completare la loro formazione attraverso un percorso intensivo, che prevede il superamento di 60 cfu presso Università, anche in modalità telematica. Potranno accedere al percorso per il conseguimento agevolato del titolo coloro che saranno in possesso di uno dei seguenti requisiti: diploma magistrale rilasciato entro il 2002; lavorare come educatore nelle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un concorso pubblico; aver svolto attività di educatore per non meno di 3 anni anche non continuativi. L’attribuzione del titolo di educatore professionale socio-pedagogico è automatico per gli educatori con contratto a tempo indeterminato con almeno 50 anni di età e 10 anni (minimo) di servizio, oppure gli educatori con almeno 20 anni di servizio.

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L’onorevole Iori commenta a Note Modenesi “la proposta di legge 2656 è importante per gli educatori e pedagogisti poiché ad oggi, ancora, non è riconosciuta la competenza e professionalità di  molti professionisti del settore. Da vent’anni invece è istituita presso la facoltà di medicina (e riconosciuta) la laurea abilitante di educatore professionale socio sanitario, mentre l’educatore sociale non ha riconosciuto né il titolo abilitante né la stessa figura professionale, di conseguenza gli operatori che volessero anche lavorare all’estero, non vedrebbero riconoscersi nulla. Con questa legge vogliamo quindi qualificare e dare dignità professionale e scientifica a questa seconda categoria di lavoratori”.

Paradossalmente, in Italia, chiunque può quindi qualificarsi come educatore senza aver intrapreso un percorso formativo adeguato, operatori improvvisati e privi di preparazione oggettiva possono occuparsi di anziani, diversamente abili e minori con conseguenze pericolose che purtroppo ben conosciamo attraverso i fatti di cronaca. E’ quindi fondamentale una tutela ufficiale ed uno spiccato senso  di responsabilità nei confronti degli utenti in questione.

Il testo della legge Iori che disciplina e regolamenta la professione dell’educatore, non è amato da tutti i professionisti, in primis psicologi ed assistenti sociali, che sino alla sua entrata in vigore, potranno ricoprire il ruolo di educatore, in quanto in possesso di lauree equipollenti. La polemica che si protrae da qualche tempo, riguarda l’esclusività della Legge sugli educatori, che chiuderebbe ad assistenti sociali e psicologi una parte del mercato del lavoro. La maggior parte degli educatori laureati invece, rivendicano la propria professionalità, competenze e dignità lavorativa acquisite in anni di studi, appoggiando a pieno titolo la proposta di Legge Iori.

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Per quanto concerne invece il timore di alcuni educatori non laureati riguardo un eventuale licenziamento o sostituzione con figure professionali formate accademicamente, l’onorevole Iori conclude:l’educatore non laureato, non deve avere il timore di perdere il lavoro. Nessuno verrà licenziato o sostituito, per questo motivo. L’articolo 13 della Legge, prevede norme transitorie che tengono conto dell’anzianità di servizio. Per chi svolge questa professione da molti anni, non cambia nulla, poiché la loro esperienza è un titolo equipollente alla laurea in scienze dell’educazione. Per chi svolge questa professione invece da meno tempo, avrà la possibilità di acquisire in un solo anno, presso le università il titolo di educatore, venendogli riconosciuta l’esperienza e competenza pregressa. Inoltre, se un lavoratore non ha né il titolo né gli anni di esperienza ma è già assunto, non perde il posto. Ma se decidesse un giorno di cambiare ambito lavorativo o città, gli converrebbe fare l’anno integrativo (60 cfu) e successivamente sarebbe a tutti gli effetti Educatore Socio Pedagogico,  e potrebbe quindi andare a lavorare dove vuole

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