Cittadini veramente europei non si nasce, si diventa. Con Erasmus

Cittadini veramente europei non si nasce, si diventa. Con Erasmus

Si parla spesso di ciò che nella UE non funziona, dimenticando quanto di buono invece c'è. Come il progetto Erasmus, programma di mobilità degli studenti. Un gruppo di loro, conosciutisi dieci anni fa, si ritrova ogni anno in una città europea per rinsaldare e celebrare la propria amicizia. Quest'anno si sono visti a Modena, allo storico caffè Malagoli. Il racconto del loro pomeriggio insieme offre una visione di come si possa davvero essere, e sentirsi, cittadini di un'unica Europa.

0
CONDIVIDI
Amount of direction signs with europeans countries names.

Modena è famosa nel mondo per le grandi personalità che qui hanno vissuto, come il maestro Luciano Pavarotti, o che ci vivono, come lo chef stellato Massimo Bottura. Ma non solo: la tranquilla dimensione provinciale arricchita da una sede universitaria di livello, unita alla buona offerta culturale garantita dalla città, la rende assolutamente appetibile alle centinaia di studenti europei che decidono di svolgere parte del proprio percorso universitario in Unimore, grazie al programma europeo Erasmus. Senza dimenticare poi, la qualità della nostra gastronomia, celeberrima ben prima che Bottura fosse definito – come ha scritto il New York Times – lo “chef del più famoso ristorante del mondo”.

erasmusE’ questo insieme di elementi che ha attirato un gruppo di amici Erasmus – di cui fa parte anche chi scrive – conosciutisi dieci anni fa a Digione, a scegliere Modena come tappa del loro ritrovo annuale: ogni anno infatti, durante le vacanze natalizie, il gruppetto sceglie una città europea – quest’anno, appunto Modena, l’anno scorso Milano e quello prima Innsbruck – per celebrare e rinsaldare a capodanno un’amicizia tra persone di paesi diversi che diventa anche un involontario esempio del successo di Erasmus, un programma capace di gettare effettivamente le fondamenta di una comune cittadinanza europea, che è ciò di cui ci sarebbe grandissimo bisogno in una stagione di piena revanche nazionalistica.

Momento clou dell’incontro, è stato probabilmente un lungo aperitivo al Caffé Malagoli, storico bar di via Carteria 74 appartenente dalla famiglia dal 1934: tigelle, affettati, gnocco fritto, ciccioli, brioches farcite accompagnate da una selezione di vini fatta dall’oste hanno fatto da straordinario viatico a un pomeriggio passato a discutere e festeggiare insieme a questo gruppo incredibile. L’atmosfera calorosa creata dalla convivialità di Cesare – proprietario del bar che da eccezionale anfitrione ha intrattenuto gli ospiti coi suoi mille aneddoti, i tanti cimeli raccolti nel tempo e le storiche bottiglie di un’altra epoca conservate gelosamente anno dopo anno – ha completato il quadro. Il gruppo sedotto dai racconti di Cesare, si è così immerso nell’autenticità di questo posto, non solo gustando le bontà gastronomiche ma vivendo un pezzo di storia locale. Affascinati dalla teatralità dell’oste si son messi a festeggiare; la lingua, comprese le uscite in dialetto modenese di Cesare, non è stata mai un ostacolo: per comunicare contavano i gesti e gli sguardi di persone che erano insieme per vivere un momento unico.

Cesare Malagoli. Foto Città di Modena.
Cesare Malagoli. Foto Città di Modena.

Il gruppo nel corso degli anni è cresciuto includendo mogli e figli, e amici vari che s’aggregano a queste storiche vivaci scorribande. Al Caffè Malagoli c’erano 20 persone, una coppia ungherese e una coppia austro-brasiliana con tanto di figlioletti al seguito, una italo-francese, una coppia franco-belga, un’altra anglo-italiana e loro amici italiani ex-Erasmus che vivono sparsi nel mondo. Il bar si è così trasformato in una babele di lingue: si parlava in francese, in tedesco, in portoghese, in ungherese, in rumeno, in inglese e in italiano con varie inflessioni dialettali: un coro unico che sublimava la località modenese innalzandola a un’altra, futuristica dimensione.

Sono passati un po’ di anni da quell’incrocio a Digione che ci ha fatti conoscere. Abbiamo profili di vita e di studio completamente diversi. C’è chi lavora per una casa farmaceutica, chi per delle agenzie europee per la cooperazione internazionale, chi come giornalista, chi come guida turistica e organizzatore di eventi, chi come libero professionista e chi, invece, cerca ancora lavoro; è un gruppo eterogeneo per la sua specificità anche in termini religiosi: atei, agnostici, cristiani ed ebrei. Teoricamente, una polveriera interculturale, che invece nel nostro caso viene completamente assorbita dal piacere e dalla bellezza di stare insieme. Le discussioni ci sono, come no, spesso anche molto vivaci, ma sempre nel rispetto dell’altro, per la profonda amicizia che ci unisce, tanto che alcuni di noi son pure testimoni di nozze. Naturalmente gli incontri annuali non sono l’unica occasione di confronto: nel corso dell’anno ci si sente a distanza organizzando Skypecall e per Whatsapp, usato quasi quotidianamente nel gruppo appositamente creato. Quando succede qualcosa in Europa di importante, le comunicazioni si fanno più frequenti. Per esempio si è molto discusso sul referendum costituzionale in Italia perché la vittoria del No per è stata interpretata dalla maggioranza come una una ulteriore deriva populista simile al voto Brexit e antieuropeo. Quando nel 2010 Viktor Orbán è diventato primo ministro, la coppia ungherese pensava di trasferirsi all’estero per non vivere in clausura rispetto al resto d’Europa, ma è stata rincuorata dal fatto che tutti gli amici, in caso di pericolo, avrebbero dato loro “asilo politico” nei loro paesi. “La bellezza dell’Europa è questa – affermano tutti in coro – ci siamo trovati grazie al programma Erasmus e adesso viviamo in diversi stati europei, facciamo cose diverse, abbiamo storie personali differenti, a volte la pensiamo diversamente dall’altro ma vogliamo vivere insieme non potrei pensare di non vedere i miei amici per più di sei mesi”.

erasmus2Naturalmente si discute anche di cosa è l’Europa oggi e mi confessano il loro entusiasmo per il progetto dell’Europa unita, per le possibilità che hanno di viaggiare e di lavorare, e condividendo i valori per la quale questo progetto politico ha visto la luce. Ci si rammarica che l’UE non abbia sempre una visione politica unitaria, dimentica dei valori ma soprattutto dei diritti e dei doveri su cui dovrebbe farsi carico, a partire da una visione più umanistica che faccia da faro per il resto del mondo. Si parla anche di migranti, ed è un’idea condivisa che l’UE dovrebbe impegnarsi di più per accoglierli in condizioni più umane e combattere la xenofobia populista.

Un vento europeista che difficilmente si sente soffiare in questo periodo mi ha fatto riconsiderare le prospettive future con uno sguardo nuovo, più fiducioso. Spesso questo tipo di mentalità includente e aperta, pur largamente diffusa tra i giovani europei, non trova spazio, resa silenziosa dalle urla e dalle visioni apocalittiche di chi vorrebbe distruggere tutto il percorso unitario fatto finora. Perciò, in questo inizio d’anno voglio brindare rincuorato dai loro sorrisi e dai loro discorsi che, nonostante tutto, vedono nell’Europa il presente e soprattutto il futuro di una terra di civiltà.

CONDIVIDI
Michele Coletto, vicentino d'origine e modenese d'adozione, ha conseguito un dottorato europeo in antropologia culturale all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) a Marsiglia nel 2014. E' stato visiting teacher alla Central European University a Budapest, poi coordinatore della ONG, Asociatia Il Giocattolo, che lotta contro l'abbandono scolastico in Romania.

NESSUN COMMENTO

Rispondi