Il guaio di nascere venti giorni prima

Insaf Dimassi, pavullese nata in Tunisia, ci ha incuriosito dopo la sua breve apparizione su Rai3 nella quale parlava della sua assurda storia. Di una cittadinanza italiana mancata per un soffio: per esser nata venti giorni troppo presto (o troppo tardi) rispetto ai dettami della burocrazia. Date un’occhiata al video prima di proseguire nella lettura.

La curiosità iniziale non è andata affatto delusa dalla chiacchierata con Insaf, che volentieri ha parlato di sé, includendo talvolta quel milione di ragazze e ragazzi che con l’approvazione della legge in discussione in Parlamento diventerebbero cittadini italiani.

E il primo spunto Insaf lo offre proprio parlando di questo: “A me è stato negato un diritto, quello di poter partecipare attivamente alla vita del mio Paese, di votare ed essere votata, di dire la mia in sedi istituzionali, volendo farlo”. L’argomento, quindi, dal punto di vista di Insaf, non è una procedura amministrativa o uno status giuridico, ma “un diritto negato”.

Insaf
Insaf Dimassi

“Sono nata in Tunisia, 19 anni fa e con la mia famiglia siamo venuti in Italia quando avevo 9 mesi. Abbiamo vissuto in Sicilia i primi tempi, in provincia di Trapani. Mio papà lavorava come contadino. Poi ci siamo spostati, a causa delle difficili condizioni lavorative e siamo arrivati nell’Appennino modenese; il papà ha iniziato a lavorare da muratore e abbiamo vissuto prima in una frazione di Palagano, poi a Pavullo. Qui ho frequentato tutte le scuole dell’obbligo e il liceo scientifico. Ora sono iscritta a Scienze Politiche a Bologna”.

Insaf parla con voce dolce e determinata e quello che racconta è una storia di una ragazza come tante, forse inusuale per i risvolti di interesse politici e sociali, ma poi neanche tanto rara, visto che la nostra gioventù non è affatto tutta persa negli schermi e nelle luci led.

“Negli anni delle superiori mi sono appassionata di politica, intesa come darsi da fare per migliorare i posti in cui viviamo, partecipare e lottare per i diritti negati. In IV e V superiore sono stata rappresentante di Istituto: ci battevamo quando non erano riconosciuti i nostri diritti, organizzavamo le assemblee di Istituto e attività complementari a quelle scolastiche. Poi il mio interesse si è allargato anche fuori dalla scuola e mi sono interessata di politica locale e nazionale. Mi sono avvicinata al PD e ho iniziato a collaborare con Stefano Iseppi, ex assessore a Pavullo e oggi all’opposizione in consiglio comunale, il quale mi aveva proposto di candidarmi alle amministrative dell’anno scorso. Ma non essendo cittadina italiana, non ho potuto.”

Il papà di Insaf riceve la cittadinanza italiana quando sua figlia è maggiorenne da poco tempo e così non riesce a trasmetterla, come invece ha fatto per la altre due figlie più piccole. Insaf resta, così, tunisina, il che suona davvero strano a sentirla parlare: “Io sono solo nata in Tunisia, non rinnego affatto le mie origini. Ma poi il mio legame vero è qui, a Pavullo e in Italia. Sono italiana in tutto, nel mio modo di pensare, fare, vestire. Non ho nostalgia della Tunisia, sarebbe una nostalgia infondata, perché ci sono tornata pochissime volte e il mio legame è davvero esile. Io sono italiana, mi riconosco nei valori di questo paese, della sua Costituzione e della Repubblica; ma non sono io riconosciuta, mi stanno negando i miei diritti fondamentali”.

Fonte immagine: progetto Melting pot Europa. 
Fonte immagine: progetto Melting pot Europa

a solo partecipare ai contesti istituzionali, ma lottare e promuovere per le proprie idee,per i proopri diritti. Non ho come obiettivo una carica, ma un impegno costante per migliorare le nostre condizioni di vita, la nostra quotidianità.”

La proposta di legge dello Ius Solis temperato ti soddisfa?
“Sì, credo che sia un passo in avanti molto importante, che riscatta il diritto negato di chi è nato qui ed è italiano al 100%, oppure chi, come me, è cresciuto in Italia e si sente italiano”

La legge ha questo aggettivo “temperato”, che sembra ridurla un po’. Gli Stati Uniti, del tanto criticato presidente Trump, hanno lo Ius Solis puro; basta nascere in territorio USA e si è cittadini, non importa altro.
“In Italia, a mio avviso, non ci sono le condizioni culturali per uno Ius Solis puro. Non basta nascere in un territorio per esserne parte, occorre crescerci, studiare, avere dei legami sociali. La cittadinanza non è innata, ma cresce insieme a te. Se nasco in Italia e poi mi sposto continuamente in giro per l’Europa, o per il mondo, allora non posso dire di esserlo. Ma se nasco o cresco in Italia e faccio mie la cultura e le leggi, allora sono italiana.”

Se venisse approvata l’attuale proposta di legge circa 1 milione di ragazze e ragazzi acquisirebbero la cittadinanza. Sono 800mila nati nel nostro Paese e 200 mila cresciuti nel sistema scolastico e sociale. Tuttavia a me non sembra che tutti i ragazzi stranieri si sentano italiani, forse non tutti lo vorrebbero.
“E’ vero, sono d’accordo. Chi oggi ha la carta di soggiorno illimitata non ha alcun altro beneficio dalla cittadinanza, se non girare per l’Europa con meno fatica. Non tutti i miei coetanei sono integrati. Dipende da come si cresce, da quali legami si tengono con la terra d’origine, a quale cultura si fa riferimento. Come ho già detto, la cittadinanza è un senso di appartenenza. E’ importante studiare, compiere il percorso scolastico. Sono importanti le amicizie, frequentare gruppi di persone multiculturali. Altrimenti si resta svantaggiati rispetto al rapporto con l’Italia. Tanti ragazzi non hanno conosciuto i valori della Repubblica Italiana e, quindi, non possono confrontarsi con essa, né fare una scelta di appartenenza. Istruzione, cultura e rapporti di amicizia sono le strade per l’integrazione vera”

Come vivono i tuoi genitori questa tua identità?
“26I miei sapevano che venire qui e farci frequentare la scuola e crescerci in Italia avrebbe potuto portare a questo. Loro rispettano la mia scelta.”

Insaf parla un bellissimo italiano, fluido e senza particolari accenti. Non le ho neanche chiesto se sa l’arabo. Del resto non è una domanda che pongo frequentemente, anzi mai; dovrebbe esserci un motivo per farla.

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