Arginare la rabbia, con stile

Arginare la rabbia, con stile

L'odio, la rabbia, impazzano nella società e, di conseguenza, dentro la rete che funziona da amplificatore. Ma se è compito primario della politica disinnescare la miccia della rabbia sociale, promuovere una comunicazione non ostile, è un dovere per di tutti. Di qui il manifesto presentato lo scorso weekend a Trieste da "Parole O_Stili", progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole. Nel corso della due giorni friulana, presentata anche l'indagine "Amore vs Rabbia al tempo dei Big Data”. Ecco dove, città per città, da Trapani a Modena, trionfano l'amore o l'odio.

0
CONDIVIDI

rabbia“L’era della rabbia”, titolava Internazionale del 3 febbraio scorso presentando in copertina il volto di quello che viene considerato il simbolo più potente di questa nuova stagione di profondo scontento: Donald Trump.  La cui elezione a sorpresa come quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti rappresenta, secondo Pankaj Mishra – lo scrittore indiano il cui articolo sul Guardian “Welcome to the age of anger” è stato tradotto dalla rivista italiana – “il più grande terremoto politico dei nostri tempi” perché “ha svelato appieno un’enorme rabbia repressa”.

“Si discute molto – prosegue Mishra – delle possibili cause di questo disordine mondiale. Secondo alcuni osservatori, si tratterebbe della reazione violenta contro un establishment scollegato dalla realtà. Per dirla con Thomas Piketty, l’elezione di Trump “si deve principalmente all’esplosione delle disuguaglianze economiche e geografiche negli Stati Uniti”. Quali che siano le ragioni che a livello globale hanno fatto alzare pericolosamente il livello di rabbia, quando non di odio esplicito di volta in volta diretto contro questo o quello, il risultato è che tutta questa violenza repressa si riversa sul web, sui social in particolare, che – lungi dal costituire la causa primaria della rabbia sociale (come qualcuno voglioso di nascondere in fretta la polvere sotto il tappeto continua a sostenere) – finiscono per funzionare da amplificatori.

Ma riconoscere che le cause della rabbia stanno altrove, nella società, non significa sminuire il potere delle parole che “commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, semplicemente uniscono”, oppure “feriscono, fanno arrabbiare, offendono, denigrano, inesorabilmente allontanano”. Ecco perché il 17 e 18 febbraio scorsi è stato presentato a Trieste nell’ambito della due giorni organizzata da “Parole O_Stili” – progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole – il Manifesto della comunicazione non ostile, una carta che raccoglie 10 princìpi di stile per ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi che si propagano facilmente in rete, i cosiddetti discorsi d’odio. “Perché se è fottutamente vero – spiegano i promotori dell’iniziativa – che i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, allora viene da domandarsi chi siamo e con chi vogliamo condividere questo luogo. Parole O_Stili ha l’ambizione di essere questo: l’occasione per confrontarsi sullo stile con cui stare in rete, e magari diffondere il virus positivo dello “scelgo le parole con cura” perché “le parole sono importanti”. Ecco allora i dieci punti del Manifesto di Parole O_Stili:

manifestoparolenonostili

In occasione della due giorni triestina, la start-up Voices from the Blogs, azienda che si occupa di analizzare e commentare i Big Data, ha presentato l’indagine basata sull’analisi di 80 milioni di tweet geolocalizzati nelle varie province italiane “Amore vs Rabbia al tempo dei Big Data”. “L’analisi – si legge nella presentazione – è indirizzata a capire quanto e cosa amano gli italiani, ma anche il suo complemento, ovvero quali sono le cose che fomentano la rabbia nel Bel Paese. L’analisi mostra che circa 1 tweet ogni 10 parla espressamente di amore, e questo di per sé è un dato rassicurante. A rendere le cose più complicate, però, è che la rabbia è espressa con un punto percentuale maggiore. Ma siamo davvero così negativi? Guardando l’andamento temporale di amore e rabbia è facile individuare che l’attualità politica ha avuto un ruolo chiave nel determinare questo dato: è infatti in corrispondenza delle presidenziali americane prima e della campagna per il referendum costituzionale poi, che gli animi si sono scaldati facendo schizzare la rabbia fino al 30%. Che sia proprio questo l’evento scatenante è confermato dal dato della rabbia verso la classe politica con il 40,4% è la principale destinataria di tweet di questo tipo. Gli altri tipi principali di tweet negativi sono poi quelli misogini (27,7%), quelli xenofobi (23,3%) e infine quelli omofobi (8,6%)”.

Ma non solo rabbia, in rete viaggia anche l’amore, secondo Voices from the Blogs, anche se per lo più (sign of the time?) indirizzato verso le celebrities: Ben il “41,8% in cui la fa da padrone il fenomeno degli youtuber che spopolano tra i giovanissimi, in buona compagnia di Vip e stelle dello sport molto social. A seguire troviamo l’amore romantico (28,9%) e quello per la natura (23,2%) mentre i gattini e fido sono amati nel 6,1% dei tweet.” Vabbè, prendiamo per buono questo amore, meglio di niente…

Fonte immagine: Voices from the Blogs
Fonte immagine: Voices from the Blogs

Interessante anche la classifica delle città più “arrabbiate” e quelle più “innamorate”: a guidare la prima, Bari, mentre la città più incazzata in base all’indagine, sarebbe Roma. Nella classifica dell’amore, Modena si piazza al 53° posto, mentre è leggermente più alta nella classifica negativa della rabbia, dove sale fino alla trentaduesima posizione. Esiste infine una terza classifica, quella determinata dal rapporto tra rabbia e amore che valuta “se e quanto i tweet arrabbiati siano compensati da quelli che esprimono amore, per avere una sorta di termometro dell’umore del paese. In questa particolare classifica troviamo ai primi posti (con più tweet arrabbiati che innamorati) Trapani, mentre Aosta in fondo alla graduatoria ha registrato più tweet d’amore che di rabbia”. Anche in questa particolare classifica, Modena sta a metà: sua la trentatreesima posizione. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, la posizione migliore – 3 a 3 – il numero perfetto ripetuto due volte, tanto mediana da bilanciare alla perfezione rabbia e amore.

Fonte immagine di copertina: Voices from the Blogs

CONDIVIDI
Per contattare la redazione di Note Modenesi, scrivici a questo indirizzo mail.

NESSUN COMMENTO

Rispondi