Anche i disabili si ammalano

La Cooperativa sociale Nazareno di Carpi non è solo un luogo che ospita la disabilità. Qui la disabilità vive e pensa se stessa, in una quotidianità lavorativa e relazionale che dà forma, giorno dopo giorno, a una idea, a un progetto. Ed esso cresce e si modifica per far fronte a vecchie e nuove sfide. “Sul nostro territorio c’è una grande vivacità di iniziative, sia per quanto riguarda la nostra Cooperativa, sia in riferimento a diverse associazioni attive – osserva il presidente Sergio Zini -. Vedo una grande sensibilità: l’obiettivo attuale è far capire alla gente che le persone disabili sono risorse, non sono solo soggetti che hanno bisogno”.

Ma c’è di più. A destare oggi maggiore interesse in questo senso – e soprattutto preoccupazione – è il diritto del disabile “a essere malato”. Non solo disabile, ma anche malato. Ad avere cioè patologie a livello organico e psichico che non sono legate alla disabilità, ma che comunque esistono. Semplici indisposizioni o difficoltà di funzionamento di organi interni, ma anche tumori, malattie degenerative o psichiche, depressioni e tutto ciò che affligge l’intera società, possono allo stesso modo colpire anche chi ha un handicap.
C’è insomma la diagnosi di disabilità, ma non una diagnosi sul disabile. Il diritto alla malattia non viene quasi mai riconosciuto, poiché oggi, nonostante i grandi progressi in campo medico, capita che le difficoltà della persona vengano ricondotte alla sua disabilità, anche quando i sintomi, a volte veramente difficili da interpretare, indirizzano verso altre patologie.

disabili

Così, la condizione di handicap diventa una sorta di stanza che isola e imprigiona l’intera persona, impedendo un riconoscimento autentico della sua identità ma anche dei disturbi di cui soffre. È evidente che vi sia più di una giustificazione a non approfondire bisogni e malesseri: “si fa molta fatica a capire cosa vogliano esprimere persone con alcune situazioni di disabilità gravi – ammette Zini -. Un po’ per la difficoltà a comunicare verbalmente i sintomi, dov’è localizzato il loro malessere o cosa provoca in loro un disagio psicologico”. Non sempre sanno comunicare i loro pensieri – e quindi anche gli eventuali problemi a livello del pensiero – e i loro mali. Ma non è solo questo: pare che non esistano purtroppo dei protocolli sufficientemente efficaci per una diagnosi puntuale in queste condizioni. “Credo che sia necessario approfondire questo tema: patologie psichiche che colpiscono tutta la popolazione, colpiscono anche i disabili indipendentemente dalla loro disabilità, e bisogna curarle adeguatamente”. Ancor più questo vale per le patologie organiche: “è molto importante creare sistemi di prevenzione e valutazione oggettivi che permettano di cogliere, di fronte alla povertà di comunicazione delle persone disabili, la malattia al suo inizio, senza aspettare che diventi eclatante”. Perché nel 2017 non si può più dire “tanto è disabile”.

Il tema dell’integrazione acquisisce così uno spessore diverso. Eppure, per l’adeguato riconoscimento a livello istituzionale c’è ancora tanta strada da fare. C’è un problema ineliminabile, osserva Zini: la burocrazia crea ostacoli e distanze tra i progetti e la loro realizzazione. “Bisogna aprire di più, lasciare più capacità di muoversi ai soggetti. E intendo non solo associazioni e cooperative, ma anche i ragazzi stessi. Infatti, come anche su questo tema, sono le persone disabili che, tante volte, indicano a noi la strada dello sviluppo che serve per loro”. Se iniziamo ad ascoltare.

Il dipinto in copertina è di Cesare Paltrinieri, disabile. Copyright ©2014 Irregular Talents – NAZARENO Soc.Coop.Soc.

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