Vivere nel cratere sismico, quattro anni dopo

Vivere nel cratere sismico, quattro anni dopo

Sabato scorso l'Ausl di Modena ha presentato a Medolla un'indagine frutto di un anno di lavoro per valutare, a 4 anni di distanza, quali siano le condizioni di salute dei residenti dei 18 comuni modenesi colpiti dal terremoto.

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Si è tenuto sabato scorso a Medolla il convegno medico “Come stanno i cittadini del cratere” nel quale sono stati illustrati i risultati di una ricerca denominata ISTMO (Indagine Salute Terremoto Modena) dell’Ausl di Modena realizzata tra novembre 2014 e settembre 2015 attraverso 1.700 interviste a persone tra 18 e 69 anni residenti nei 18 Comuni modenesi colpiti dal terremoto, per valutare quali sono le condizioni di salute della popolazione del “cratere” a 4 anni dal terremoto.

“ISTMO – si legge nella prefazione della sintesi dello studio che è possibile scaricare qui in attesa di poterlo consultare integralmente a partire dal 21 giugno prossimo quando sarà ufficialmente reso pubblico in occasione del seminario di presentazione che si terrà a Carpi presso l’Auditorium San Rocco della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi – ha permesso di valutare il livello di salute percepita, i fattori di rischio comportamentali, gli effetti psicologici del sisma e i danni subiti, facendo confronti geografici e temporali (con il precedente dell’Aquila) ed evidenziando eventuali differenziali socio-economici. L’indagine fornisce un quadro nel complesso confortante: il ricordo del sisma è ancora vivo ma lo stato di salute riferito della popolazione non è peggiorato. Ne emerge il profilo di una popolazione resiliente, che ha saputo attivare le risorse necessarie per superare la crisi. E non era affatto scontato che fosse così”.

istmo01Una persona su due, però, ricorda ancora l’evento traumatico “anche quando non vuole”. Il tutto a conferma “di quanto il sisma sia stato un evento pervasivo nella vita delle persone e di quanto abbia rappresentato uno spartiacque tra la vita prima e dopo il sisma” stesso. I sintomi depressivi nella Bassa non sono aumentati e lo stesso vale per gli stati d’ansia, che comunque restano più diffusi tra chi ha subito danni durante il terremoto. La percentuale di persone che presentano uno stato d’ansia è più alta dopo i 35 anni (18%) e tra chi ha un livello d’istruzione medio-basso (21%), chi ha molte difficoltà economiche (45%), gli stranieri (24%), coloro che hanno riferito una patologia cronica (23%) e tra chi è in cerca di occupazione (38%). La prevalenza di stato d’ansia è più elevata tra le persone che hanno subito gravi danni economici o lavorativi a causa del sisma (49%) e tra quelle con abitazione classificata inagibile nell’immediato post-sisma (32%), quelle che hanno dovuto cambiare temporaneamente o definitivamente comune (22%) e quelle che hanno tuttora disagi abitativi (28%). Nei comuni colpiti dal sisma la prevalenza di persone che riportano sintomi di depressione è del 6,5%, senza differenze significative tra l’area del cratere ristretto (6,1%) e i restanti comuni interessati (7,7%). I sintomi di depressione risultano in percentuale più elevata tra i 50-69enni (8,5%), le donne (9,1%), le persone con livello d’istruzione basso (8,2%), quelle con molte difficoltà economiche (16,0%), quelle con patologia cronica (10,6%) e quelle in cerca di occupazione (13,2%)

istmo2Anche gli stili di vita, tutto sommato, non hanno accusato un impatto così negativo: la prevalenza dei fumatori si è ridotta (dal 31 al 27%), è diminuita anche la percentuale di coloro che praticano attività fisica (dal 35 al 29%) ed è leggermente aumentata quella di persone con problemi di obesità (dal 10 al 15%). È rimasta “stabile” invece la copertura della vaccinazione antinfluenzale nelle persone con patologie croniche e il ricorso agli esami preventivi per la diagnosi precoce dei tumori.

Dall’indagine emerge inoltre che l’1,9% delle persone intervistate è rimasto ferito a seguito del sisma, mentre il 2,8% ha subito un decesso in famiglia o tra le persone che conosceva. Quattro persone su 10 riferiscono di aver subito danni economici. Su 100 persone circa il 6,5% ha avuto l’abitazione parzialmente o completamente inagibile. Oltre il 70% ha abitato fuori casa almeno per un periodo.

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