Vivere in un ghetto nell’Italia del 2016

Vivere in un ghetto nell’Italia del 2016

Quest'estate un gruppo di ragazzi e di ragazze adolescenti, insieme alle loro famiglie dell'associazione carpigiana "Venite alla festa", ha visitato il ghetto di San Severo, in Puglia, dove circa 2000 profughi provenienti dall'Africa sub sahariana vivono in baracche di fortuna. Il racconto di una "gita sconcertante".

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Il “Ghetto”. Questa parola, che evoca spazi chiusi e invalicabili, che si pensava affidata ai libri di storia, almeno per quanto riguarda l’Europa occidentale, è riemersa nella tragica attualità, in alcune località anche d’Italia, in certe zone dove si sono ritrovate e “rinchiuse” centinaia e migliaia di persone, che non hanno trovato alcuna altra abitazione.
Il ghetto è rinato, infelice annuncio natalizio, anche sui campi del comune di San Severo, in provincia di Foggia, dove fino a 2000 profughi, provenienti dall’Africa sub sahariana, hanno costruito le loro baracche, per poter avere dove vivere e lavorare come manodopera nella raccolta del pomodoro del fertile Tavoliere della Puglia.

Centinaia di baracche, costruite con qualsiasi materiale possibile, sono sorte in mezzo ai campi e hanno formato un piccolo paese, fatto di strade, luoghi di ritrovo, botteghe che vendono qualsiasi cosa necessaria, compresi i pannelli solari utili a riprodurre energia elettrica per ricaricare i cellulari o dare un minimo di illuminazione. All’interno del ghetto ha aperto anche “radio ghetto”, una piccolissima emittente radiofonica che trasmette nell’etere le piccole notizie di questo paese, che diffonde a tutti gli abitanti le informazioni utili e che fornisce i mezzi necessari per registrare e, quindi, mandare a casa i messaggi dei migranti.
Radio ghetto è stata la meta dell’uscita che un gruppo di ragazze e ragazzi di 13-14 anni ha fatto durante una vacanza a Marina di Lesina, insieme alle proprie famiglie del Venite alla Festa, una comunità di famiglie di Carpi. I ragazzi, come i loro genitori, stavano riflettendo sul tema “Beati di Misericordia e giustizia”, una piccola provocazione per accostare la Misericordia alla Giustizia, in un contesto geografico dove alcune realtà stridono rumorosamente di fronte alle coscienze umane, almeno a quelle che provano ad interrogarsi.

Grazie a Concetta Notarangelo, un’operatrice di una cooperativa locale che lavora con i profughi proprio nel Ghetto, il gruppo di adolescenti del Venite alla Festa si è recato nella campagna di san Severo, in una calda mattina d’agosto. Per arrivare nella sede di radio ghetto hanno attraversato questo luogo abitato principalmente da uomini, ma anche da donne e bambini, e sono passati in mezzo alle stradine di questa favela, lasciata quasi completamente a se stessa. Infatti, non ci sono servizi per il ghetto, se non le autobotti che portano acqua potabile ogni giorno ed evitare agli abitanti di attingerla dai canali di irrigazione. Ma questo piccolo servizio è davvero l’unico fornito. Il ghetto è abbandonato nei campi e si deve arrangiare. Così è stato anche per lo smaltimento dei rifiuti, che si sono presto accumulati ai bordi del perimetro delle baracche e che, essendo incendiati per ridurli, hanno provocato diversi disagi, compreso il grave rogo, che ha distrutto alla fine di luglio una parte dello stesso ghetto.

Nella radio i ragazzi hanno trovato anche Benedetta Tobagi, giornalista della Rai e di Repubblica, abitante per una settimana nelle baracche, che stava facendo un’inchiesta proprio sulla mancata raccolta dei rifiuti da parte del Comune di San Severo, atto dovuto per chi ha la competenza della cura del territorio. Benedetta ha parlato ai ragazzi della sua inchiesta e li ha fatti assistere ad una telefonata in vivavoce agli uffici comunali per raccogliere le prime informazioni.
L’antenna di radio Ghetto e il lavoro della Tobagi, insieme a quello delle cooperative presenti nel ghetto e dei volontari che le aiutano, sono stati in questa estate gli unici tentativi di far emergere la condizione dei profughi e della manovalanza a basso costo della raccolta del pomodoro.

I ragazzi del Venite alla Festa hanno provato a raccogliere le loro impressioni e descrivere questa mezza giornata passata in un posto che non immaginavano di aver di fianco al posto delle loro vacanze. E’ emersa una riflessione profonda e un numero unico di informazione (ispirato nella grafica e nello stile alla rivista Internazionale) che possa restare come testimonianza. Come un puzzle non facile da comporre, i ragazzi hanno provato a raccontare questa esperienza.
Il ghetto “E’ un gruppo di persone che non sono considerate da nessuno”, “E’ il luogo dove vivono queste persone”, “Sono delle case costruite dalle persone che le abitano”.
Sono i ragazzi che raccontano ancora cosa hanno visto: “avevano i bagni in mezzo ai campi….beh, bagni!… vanno a farla in mezzo alla campagna….. io non sarei resistita per più di una settimana….sei matta?? Una settimana? Tre giorni al massimo!….. erano vestiti con abiti di lana, non fanno caso alle stagioni perché, ci hanno detto, loro non le hanno dove sono nati….. c’erano rifiuti ovunque”. I ragazzi hanno attraversato il ghetto e visto dentro le casette arredi miseri e sporchi, piccoli bar e negozi di vestiti, di casalinghi e alimentari. Concetta racconta loro il lavoro di assistenza che fanno le cooperative, di cucitura con il tessuto sociale che sta intorno ai quei campi, che sembrano invece un pezzo del deserto. A settembre rimarranno non più di 200-300 persone; la stragrande maggioranza andrà in Calabria, zona di Rosarno soprattutto, a raccogliere arance. Perché anche queste non potranno mancare in abbondanza nella tavola di ognuno di noi.

La visita a Radio Ghetto ha fatto toccare con mano una realtà che si pensava lontana, da Sud America e che era impossibile immaginare davvero senza esserci stati. Chi ha accompagnato questi ragazzi ha visto i loro sguardi e con loro ha provato a rimettere insieme pensieri ed emozioni, anche le proprie, perché non c’è nessun adulto che possa restare davvero indifferente a questa piccola città.
Raccogliere impressioni e riordinare idee dopo una “gita sconcertante” non è cosa facile. Vedere da vicino questa realtà aiuta a capire che il problema dei profughi è molto più complesso di come lo presentano molti politici o anche giornalisti, che cercano di semplificare in frasi e proclami solo il pezzo che loro vogliono vedere. Infatti, basterebbe interrogarsi quando quest’inverno si andrà a comprare una bottiglia di passata di pomodoro, probabilmente a basso costo, per capire che la risposta e, quindi, la scelta dell’acquisto potrà già essere un contributo ad un minor sfruttamento l’anno prossimo.
Tutte queste riflessioni hanno poi riportato, infine, al tentativo di raccontare alle proprie famiglie almeno quanto avevano visto. Le frasi spezzate di adolescenti incerti si sono riassunte in un’affermazione che sembrava chiudere sbrigativamente la riflessione, ma che è invece l’inizio di un percorso da approfondire: “Impossibile da spiegare se non lo vedi”.
Ma il bello dei ghetti è proprio questo: ci sono e non li vedi. E se non li vedi….cuore non duole!, cioè non esistono. Se no cosa servirebbe un ghetto…?

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Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

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