Vita straordinaria di Bartolomeo Benincasa

Vita straordinaria di Bartolomeo Benincasa

Duecento anni fa moriva il modenese Bartolomeo Benincasa, oggi dimenticato. Fu scrittore, librettista d'opera, giornalista e spia. Più impegnato a vivere la vita che a raccontarla, è stato un provinciale che scelse di fare dell'Europa l'orizzonte di un'esistenza avventurosa e travagliata.

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Il suo nome a noi contemporanei non dice nulla, e in città non c’è nemmeno una via dedicata a lui. Eppure la vita di Bartolomeo Benincasa (Modena 1746 – Milano 1816), iniziata all’ombra della Ghirlandina, è degna di un romanzo. Librettista, letterato, traduttore ma soprattutto viaggiatore. Nonostante il cognome, pare infatti che Bartolomeo Benincasa non stesse affatto bene in casa. Obbligato al convento ancora imberbe dalla famiglia, la sua esperienza da seminarista ha una brevissima durata, e infatti, pur di lasciare Modena, bella sì ma un po’ stretta per i suoi sogni, abbandona il sacerdozio per seguire in missione in Austria il ministro del duca di Modena e Reggio Francesco III d’Este, il conte Antonio Montecuccoli. La vita che gli si apre innanzi è ben diversa dalla sobria clausura monacale.

All’epoca, per un giovane, uscire dalla provincia non era facile come oggi, tra Erasmus, Università, voli low-cost o master all’estero: ci voleva pazienza e bisognava saper aspettare l’occasione giusta. Quel primo viaggio a Vienna per Bartolomeo fu solo l’inizio. Da qui in poi la sua biografia non è altro che un elenco di viaggi, capitali e nomi da romanzo. Una trama contorta e ingarbugliata, proprio come i libretti d’opera che andavano di moda in quel secolo.

A Vienna Bartolomeo si lascia travolgere da donne ed ideali, venendo a contatto con importanti uomini di cultura e di politica, ma soprattutto decide di convolare a nozze con tale Giuseppina Clèves di Tillemond. Ritorna in Italia, ma il matrimonio non funziona. La voce della Treccani dedicata al letterato non lascia spazio a dubbi: “Rientrato subito in patria con la giovane moglie, ebbe la vita rovinata dal carattere della donna; il fallimento del matrimonio diede nuova inquietudine al suo spirito, e probabilmente in quello stesso 1780 il Benincasa approdava a Venezia”.

Bartolomeo non trova casa da nessuna parte e riprende a girare e girare, assorbendo mode e nuove correnti da tutta Europa. Ancora la severa Treccani: “Nei viaggi e nelle varie esperienze, ancor più che una cultura ricca di idee nuove, disordinatamente ma abilmente assimilate, [Benincasa] era andato raccogliendo un’esperienza profonda di uomini e costumi, un senso preciso e una raffinata abilità di legami sociali e d’accortezze cortigiane”.

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Il letterato e il personaggio da romanzo dunque si fondono: intorno agli anni ’80 Bartolomeo è a Venezia e, fresco di nuove esperienze, esordisce con il dramma musicale “Il disertore“, prima opera di una bibliografia non lunghissima. Sempre a Venezia si lega all’irrequieta – almeno quanto lui – Giustiniana Wynne, contessa di Rosenberg, che si destreggiava tra avventure con Casanova, politica e la scrittura. E’ lei a introdurre Benincasa nei più raffinati salotti della Serenessima. La loro è un’unione sentimentale e letteraria. Benincasa infatti cura la riedizione di un opuscolo della  Wynne, Alticchiero, “descrizione d’una suggestiva villa del patrizio Angelo Querini nei pressi di Padova, trasformata in una raffinata esaltazione degli ideali e dei miti illuministici” e collabora alla stesura del romanzo della sua compagna “Les Morlaques“, uscito a Venezia nel 1788 con le sole iniziali della Wynne.

Un periodo fertile dunque, ma oscurato dell’incarico di “confidente” che l’inquisizione della Repubblica riesce a fargli accettare. In quegli anni a Venezia si raccolgono gli emigranti della Francia sconvolta dalla rivoluzione del 1789

Collaborazione meno nobile se non meno fruttuosa diede la Wynne al B. tra il 1790 e il 1791, periodo in cui egli sfruttò le amicizie e le compiacenze salottiere dell’ormai anziana amica per riempire le numerose lettere ch’egli quotidianamente inviava agli inquisitori di Stato della Repubblica, dai quali aveva ottenuto l’incarico di “confidente”.

Erano gli anni in cui a Venezia venivano via via raccogliendosi i nobili fuggiti dalla Francia rivoluzionaria, da tenere sotto controllo perché animati da bellicosi propositi di rivincita verso il nuovo ordine francese e dunque potenzialmente portatori di disordini in una Serenessima ormai pericolante e perciò sospettosa nei confronti di chiunque potesse agitare le acque. Tra il ’90 e il ’91, Benincasa inviò quotidianamente dei rapporti ai “servizi segreti” della Repubblica nei quali si dimostra “attento attento osservatore di quel mondo d’aristocratici per lo più ottusi ed isterici, e se ne fece descrittore acuto ed ironico, narratore minuzioso e quasi divertito di quel gioco vano e torbido che non era ormai più politica e non riusciva a diventare complotto”.

journalNel 1791 la Wynne purtroppo muore e Benincasa, addolorato per la perdita dell’impareggiabile amica, si mette di nuovo in cammino. E’ la volta dell’Inghilterra, dove diventa precettore del figlio di una nobile. Poi viaggia ancora tra Francia e Germania e nel 1795 pubblica un diario di viaggio dal titolo chilometrico: “Journal d’un voyageur neutre, depuis son départ de Londres pour Paris, le 18 novembre, 1795, iusqu’à son retour à Londres, le 6 février, 1796“. Infine rientra in Italia, fermandosi nella neonata Repubblica Cisalpina, istituita nel giugno 1797.

Proprio nello Stato fondato da Bonaparte a seguito della sua campagna d’Italia del ’96/97, il Benincasa riesuma il suo spirito da politicante raffinatosi negli anni veneziani, dedicandosi all’attività di giornalista. Fonda a Milano insieme ai giornalisti e patrioti Giuseppe Compagnoni e Flaminio Massa “Il Monitore Cisalpino”, che sostituì il ben più celebre “Monitore italiano” di un Ugo Foscolo profondamente deluso dal trattato di Campoformio e perciò estremamente critico nei confronti della politica napoleonica in Italia. Ma se i compagni aderiscono alla causa napoleonica con fervore e sincero attivismo, con la volontà di educare il popolo e di decantare le lodi dell’amato futuro imperatore, Bartolomeo vi si dedica con atteggiamento leggero e meno impegnato. L’amico Compagnone lo chiama con l’appellativo di “grande inchiostratore di carta”.

Un probabile autore di “fuffa”, dalle ottime capacità ma dalla poca volontà di dedicarsi più a questioni di costume, vicende “di colore” come si direbbe oggi, invece che affrontare la pesantezza della discussioni e analisi politiche che, dopo i fatti francesi, infiammavano l’Europa intera. Il suo impegno aveva un limite ben delineato e circoscritto a discussioni e riflessioni d’importanza marginale, senza mai affrontare tematiche troppo impegnative e che gli costassero un’esagerata fedeltà alla causa.

Al crollo della Repubblica Cisalpina Benincasa nell’agosto del 1799, si rifugia a Modena, dove, grazie alla conoscenza dell’inglese e francese appresi nei suoi tanti viaggi, prontamente si reinventa traduttore. Espulso dalla città ducale, ripara a Bologna, dove, di nuovo giornalista, diventa redattore del neonato “Giornale Italiano”. Proprio su questa rivista Benincasa si ritaglia uno spazio per pubblicare le cronache dei suoi viaggi e qualche brano di letteratura. Ma nonostante la sua brillante erudizione ed il suo eclettismo, Bartolomeo non è passato alla storia, tanto che già all’epoca era considerato una figura piuttosto marginale, di raffinata cultura, un tipo buono come conversatore nei salotti, ma privo di un concreto talento. Per tutta una vita, fatta di spostamenti continui, figli di un’anima sensibile e irrequieta, Benincasa ha coltivato velleità letterarie che non hanno però mai trovato favore tra pubblico e colleghi. Si dice che le delusioni letterarie l’abbiano profondamente segnato, ma ancora di più, e a ragione, lo è stato dalla morte della Wynne, compagna di vita cui Benincasa aveva giurato vero impegno e fedeltà.

Una personalità variopinta che non è mai riuscita a creare un vero personaggio da romanzo che passasse alla storia, ma proprio la sua storia, di anima brillante in continua metamorfosi e movimento, meriterebbe di diventare la protagonista di un romanzo. Forse, era troppo impegnato a vivere la vita per poterla anche raccontare.

In copertina: nobili veneziani nel Settecento.

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Alice Norma Lombardi è nata nel 1991. È cresciuta a Vittorio Veneto e ha studiato a Modena. Ama Tolstoj.

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