Violenza contro le donne: due documentari per raccontarla

In concomitanza della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Modena e provincia si attrezzano per dare il proprio contributo. Nel 1999, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di stabilire una ricorrenza al fine di sensibilizzare la collettività rispetto ai soprusi che le donne di ogni etnia e di ogni età sono costrette a subire ogni giorno. La data scelta cade il 25 novembre, e ogni anno i Paesi sono tenuti ad organizzare delle attività per mettere sotto l’occhio pubblico un argomento tanto delicato quanto troppo spesso ignorato.

Anche quest’anno il 25 novembre non è passato inosservato, almeno per le 100mila donne che sono scese in piazza a Roma il giorno successivo, per la manifestazione indetta da Non una di meno. Ancora una volta però, anche se le donne hanno alzato le loro voci per farsi sentire, in un paese apparentemente civilizzato come l’Italia, non è stato abbastanza. L’evento del 26 novembre infatti è stato pericolosamente ignorato dai maggiori canali di informazione, come Rai e La7, che l’hanno coperto frettolosamente senza dargli il giusto spazio.

Un’altra notizia fa riflettere: in uno stato in cui una donna su tre subisce abusi nel corso della propria vita le uniche realtà volte a offrire aiuto e sostegno alle vittime di violenza, i centri antiviolenza e le case rifugio, non sono sufficientemente finanziate per portare avanti le proprie attività, con il rischio di chiudere i battenti. All’oggi, le case rifugio hanno ospitato 14.000 donne. Nonostante l’impegno delle operatrici che lavorano 24 su 24 presso queste strutture, circa il 12% delle donne che sono vittime di violenze non sa nulla dell’esistenza di queste realtà, per via della rilevanza vicina allo zero che viene riservata a questi centri.

Un’inquietante sordità da parte da  parte delle istituzioni e degli organi di informazione, che sembra mettere il problema in secondo piano. Per fortuna non per tutti è così. La provincia modenese offre due date importanti per richiamare l’attenzione su una tematica così terribile e così tristemente negletta.

Il 30 novembre, presso la Galleria Europa in Piazza Grande, sarà proiettato il docu-film di Thierry Michel e Colette Braeckman, “L’uomo che ripara le donne – la collera d’Ippocrate”. Protagonista del documentario è il medico congolese Denis Mukwege, che ha dedicato la propria vita a curare e ad assistere le donne vittime di violenza sessuale. La guerra nella Repubblica Democratica del Congo è infatti la causa di brutalità di ogni tipo, non per ultimi i soprusi terribili subiti dalle donne africane. Mukwege stesso, nel 2012, è quasi rimasto ucciso in un attentato, proprio a causa delle sue attività di soccorso. I due registi belgi hanno voluto raccontare la vita di quest’uomo coraggioso, che oltre alle minacce alla sua vita, viene attaccato anche dal suo stesso Paese, che non perde occasione per boicottare il suo ospedale. Il medico congolese è vincitore del Premio Sacharov. Il Premio Sacharov è un progetto del Parlamento Europeo, volto a valorizzare i lavori di persone che hanno contribuito in modo straordinario alla lotta per i diritti umani in tutto il pianeta.

specchioIl 2 dicembre, l’Auditorium Biblioteca “A.Loria” di Carpi inaugura invece una rassegna di documentari, “Come in uno specchio”, condotta da Enza Negroni (già regista del documentario sulla squadra di rugby bolognese Giallo Dozza, formata dai detenuti del carcere di Bologna) e Antonia Mascioli. La sera del 2 dicembre, alle ore 21, i registi Nicola Nannavecchia e Manuela Pecorari presenteranno il loro documentario “Perché le donne non fanno la guerra”, girato nella ex-Jugoslavia. Nel film sono riportate le testimonianze di donne che hanno vissuto le bestialità della guerra dei Balcani dal 1991 al 1999. I due videomaker riflettono sulla natura della donna e, come suggerisce il titolo, si chiedono se, con le donne al potere, il mondo sarebbe diverso da com’è ora.

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