Uno smartphone ci salverà?

Venerdì scorso si è tenuto a Palazzo Europa il primo dei laboratori sulle competenze digitali organizzati dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, il Comune di Modena, l’AIST, il MED e l’Associazione Stampa Modenese. L’obiettivo di questa iniziativa che si articolerà in sei diversi appuntamenti nel corso dell’anno è quello di fornire un’occasione per riflettere sugli effetti prodotti dalla grande rivoluzione digitale sulle organizzazioni mentali e sui comportamenti delle persone. Vogliono essere un momento per acquisire nozioni specialistiche sulla materia, e per favorire lo scambio e la condivisione di esperienze tra educatori, operatori sociali, genitori, giornalisti, amministratori e quanti risultano essere interessati al tema. Nel mirino, i fenomeni maggiormente toccati dagli effetti dei nuovi mass-media: l’educazione, l’identità, il disagio, l’innovazione, la relazione e la comunicazione digitale.

Titolo del primo laboratorio tenuto dalla professoressa Elena Pacetti, ricercatrice in Didattica e Pedagogia speciale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.M.Bertin” dell’Università di Bologna, era “Smart Education per una Smart Generation: uno smartphone ci salverà?”

Elena Pacetti
Elena Pacetti

In una società sempre più connessa e digitale per i giovani adolescenti gli smartphone sono diventati delle estensioni del corpo capaci, potenzialmente, di far rimanere sempre in contatto, reperibili e collegati con in resto del mondo (always on). Ma sono anche motivo di conflitto, di isolamento, di impoverimento culturale. E’ quindi possibile pensare che gli smartphone diventino strumenti educativi, a supporto della didattica, in contesti formali e non formali? E come possiamo educare/educarci a un utilizzo critico e consapevole di tali supporti mobili?

Qui la video-intervista alla professoressa Pacetti sui temi trattati nel corso dell’evento.

Fonte immagine di copertina: Pixabay.

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