Un viaggio nel tempo con Officina Typo

Un viaggio nel tempo con Officina Typo

Officina Typo è un'associazione modenese che dal 2011 preserva e valorizza la tecnica di stampa a caratteri mobili implementata da Gutenberg nel '400. Fra libricini auto-prodotti e collaborazioni con artisti, organizza nella sua sede al Direzionale 70 corsi di formazione per scoprire questo mondo: uno slow printing dove "fare con le mani" è la parola d'ordine.

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Nel libro “22/11/1963” di Stephen King, nel magazzino di una locanda di Lisbon Falls, Maine, è nascosto un varco temporale, una “buca del coniglio”. Ogni volta che lo si attraversa ci si trova nella Lisbon Falls del 9 settembre 1958, alle 11:58 del mattino.

Anche a Modena c’è un varco temporale: basta scendere una rampa di scale sotto la mole grigia del Direzionale 70, proprio davanti alla fermata dell’autobus, per ritrovarsi nella Magonza di Johannes Guntenberg, anno 1455. La magia che lo permette si chiama Officina Typo.

08_Officina Typo_Merlo comanda colore di Ebe Babini

STAMPARE I LIBRI COME SI FACEVA UNA VOLTA

Officina Typo nasce come associazione nel 2011 e rientra a pieno titolo fra quelle realtà artigiane che punteggiano ovunque il tessuto italiano. Il suo cuore pulsante è una famiglia: Silvano Babini, Gina Paolini e la figlia Ebe Babini. Lo scopo, preservare e valorizzare la stampa tipografica come si faceva una volta, ossia con l’uso di torchi manuali e caratteri mobili: lo stesso principio con cui Gutenberg realizzò la prima Bibbia stampata dando il via alla produzione di incunaboli in Occidente. Una tecnica rivoluzionaria e sorprendente per l’epoca, che oggi ci sembra preistoria.

02_Officina Typo_ Silvano ed Ebe Babini con un torchio del 1863
Silvano ed Ebe Babini con un torchio del 1863

L’avventura di Officina Typo comincia grazie all’esperienza maturata da Silvano Babini e agli strumenti da lui collezionati negli anni, fra cui diversi torchi d’epoca. Ravennate d’origine, Silvano compie i suoi studi alla Scuola del Libro di Urbino formandosi in grafica, fotografia e in tutta la tecnologia relativa alla stampa. Arriva a Modena con il movimento cooperativo e lavora per tipografie e agenzie di pubblicità fino ad approdare alla Panini. Una volta raggiunta la pensione nel 2010, raccoglie tutti i torchi antichi acquistati per passione e disseminati fra garage di parenti e depositi della Panini per dare loro una nuova vita. L’embrione di Officina Typo prende forma. Il varco temporale per fare un viaggio nell’epoca dei caratteri mobili anche.

MACCHINE ANTICHE PER UN DESIGN MODERNO: PARTECIPAZIONI, LIBRI ILLUSTRATI E STAMPE D’ARTISTA

“La tipografia da un punto di vista industriale è morta 30 anni fa. E’ rimasta a livello artigianale, ma anche lì, col cambio di generazione, stanno scomparendo gli ultimi artigiani. Quindi la tipografia come tale è sostanzialmente destinata a morire. – Esordisce Silvano -. Ma è rimasta a livello artistico, perché ha ancora delle cose da esprimere.”

04_Typo_stampa a caratteri mobili

Infatti, le produzioni di Officina Typo sono le più disparate, e non riguardano solo la parola scritta, ma anche l’immagine. “I nostri lavori su commissione tendenzialmente sono le partecipazioni – spiega Ebe -. C’è ancora qualcuno che, per gusto o per scelta, cerca partecipazioni un po’ strane e decide di venire da noi.” Tuttavia, ci tiene a precisare che in Italia questo mercato è una nicchia, mentre altrove costituisce un business non indifferente. “In Nord Europa e in Nord America per esempio c’è più attenzione per tutto quello che riguarda i biglietti di auguri, la cartoleria, cose che da noi sono quasi scomparse. Là hanno una tradizione fortissima del biglietto cartaceo, lo usano per tante occasioni. Le realtà straniere simili alla nostra frequentano addirittura fiere della cartoleria per far vedere i loro biglietti: cose incredibili, impensabili da noi.”

 

06_Officina Typo_L'Infinito di LeopardiOfficina Typo alle fiere ci va soprattutto con le sue auto-produzioni, libricini che coniugano parola e immagine, strizzando l’occhio alla grafica, il tutto rigorosamente creato con matrici mobili. “Per fare le immagini devi fare un cliché fotomeccanico o con il linoleum – spiega Ebe -. Ritagli la forma con il linoleum, lo incidi, e poi si stampa la parte a rilievo esattamente come i caratteri. Ovviamente tutto ribaltato.” Ogni pezzo diventa quindi unico, seppur riproducibile. Fra i cavalli di battaglia, “Merlotipo comanda colore” di Ebe Babini, “Caratteri dell’Architettura” di Ilaria Lusetti, e l’ultimo della scuderia: un “Infinito di Giacomo Leopardi” alto solo 7 centimetri!

Date queste premesse, la saltuaria collaborazione di Officina Typo con artisti diventa quindi un fatto naturale. Valeria Brancaforte, artista italiana residente a Barcellona, ha inciso su linoleum per loro tre tavole dedicate alla Creazione, mentre l’illustratore Stefano Ricci ha creato “Rebus n. 7”, un trittico di xilografie dallo stile inconfondibile.

 

UN “SAPER FARE” DA TRAMANDARE

Per concludere, la valorizzazione della stampa a caratteri mobili come antico sapere – e saper fare – passa anche per la formazione, infatti Officina Typo organizza nella sua sede corsi pratici di ogni genere, sia per addetti ai lavori, sia per per bambini e ragazzi. Tornare in sintonia con la manualità è la parola d’ordine.

Stefano Ricci al lavoro
Stefano Ricci al lavoro

“Il 70% di quelli che vengono a fare i corsi sono dei grafici – spiega Silvano -. Stanno tutto il giorno a lavorare con il computer. Quando sono qua e lavorano con le mani gli si apre un mondo, anche perché nel settore si è cominciato a lavorare col computer negli anni ’90.”

Anche per i ragazzi di oggi, i cosiddetti “nativi digitali” con smartphone alla mano e connessione H24, la stampa a caratteri mobili con i suoi tempi dilatati e “offline” riserva sorprese. Racconta infatti Ebe: “Quando vengono i ragazzini sono incredibili. Abbiamo fatto un corso con dei ragazzi di prima media, erano venuti in 3 o 4 ed erano entusiasti. Una bimba è andata via dicendo “Ma io non pensavo che fosse così, è bellissimo!”. Forse per loro è molto più emozionante, proprio perché non sono abituati a fare cose con le mani: è un mondo completamente nuovo.”

“La stampa è sempre una magia – Conclude Silvano -. E’ una magia anche quando viene fuori dalla stampante di casa, ma è una magia un po’ diversa. Qui la magia è che tu con le tue mani hai messo dei caratteri, dei pezzi di legno in un torchio e hai messo un po’ di inchiostro, un pezzo di carta, hai dato una rullata e viene fuori il risultato.”

Perché si sa, i viaggi nel tempo sono sempre affascinanti. E quando si torna in superficie, fuori dalla “buca del coniglio”, ci si accorge di avere un pizzico di magia in più nell’animo.

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Nata a Modena, si è laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Pisa. Lavora come autrice e copywriter collaborando con agenzie di comunicazione, enti culturali e giornali.

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