Un fiore sulla Preda Ringadora

Un fiore sulla Preda Ringadora

Da Modena un appello per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul tema dell'accoglienza e integrazione dei migranti. Il 22 maggio 2016 porta un fiore nella piazza della tua città. A Modena, l'appuntamento è alle 19 in Piazza Grande.

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Un appello che parte da Modena, da un gruppo di associazioni e prima ancora di cittadini italiani ed europei, indignati per la situazione in cui sono costrette migliaia di persone bloccate dai tanti confini d’Europa, uomini, donne, bambini, anziani che soffrono la fame, la sete, il freddo.

Per protestare contro questo stato di cose, Porta Aperta, Azione Cattolica di Modena, Unione Giuristi Cattolici di Modena, Agesci Zona di Modena, IntegriaMo, Arte Migrante di Modena, Centro Sportivo Italiano Modena, Csi Modena Volontariato, Avvocato di Strada Modena invitano la cittadinanza domenica 22 maggio 2016 ore 19 a portare un fiore in Piazza Grande a Modena, da depositare sulla Preda Ringadora e invitano tutti i cittadini italiani a fare lo stesso nella piazza della propria città.

L’iniziativa è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul tema dell’accoglienza e integrazione dei migranti: sul sito unfiorecomeunuomo.it e su change.org alla voce “Un fiore come un uomo, un gesto per un migrante”  è possibile firmare una petizione e rimanere aggiornati sullo sviluppo dell’iniziativa.

Un fiore senza acqua, al sole, appassisce presto e subito muore. Ma anche un essere umano, senza acqua, senza cibo, esposto alle malattie, muore presto.
“Domenica 22, pubblica le tue foto con l’hashtag #unfiorecomeunuomo e condividile sull’omonima pagina Facebook dell’iniziativa.
Questo fiore vuole essere un invito rivolto a tutte le autorità e alle istituzioni, a svegliarsi e ad agire in ogni sede, in fretta e senza indugio, per salvare quante più vite umane possibile, per attuare progetti concreti di accoglienza e sostegno, per restituire dignità ad ogni migrante – affermano le realtà promotrici dell’iniziativa – E questo deve accadere subito, prima che il nostro fiore muoia.

In Europa, oggi, non si fa altro che erigere muri, recinzioni, distese di filo spinato, quando l’Unione Europea è nata proprio per abbattere i muri creati dalla storia.
Ci sentiamo traditi dall’inerzia delle nostre autorità politiche: i valori dell’accoglienza, della fraternità, dell’aiuto al più povero e bisognoso fanno parte della nostra cultura, sono scritti nel nostro DNA.
Gli stati dell’Unione, possono, se vogliono, in presenza di ragioni umanitarie (ed i conflitti in Siria o in Eritrea lo sono certamente), rilasciare un visto con validità territoriale limitata in deroga, per consentire il viaggio in maniera legale, cioè senza affidarsi ai trafficanti, senza essere chiusi in un campo senza alcun diritto e senza assistenza.

Queste possibilità noi italiani l’abbiamo recentemente usata attivando i voli umanitari predisposti dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Unione delle Chiese Evangeliche, in accordo con il Ministero degli Interni e degli Affari Esteri italiani, ma la gestione è rimasta “privata”, cioè affidata alla buona volontà della Comunità di Sant’Egidio e delle Chiese Evangeliche.
Sono invece azioni che devono essere estese il più possibile, sotto la regia del nostro Governo, come forma di tutela dei diritti fondamentali”.

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