Un cannocchiale sull’infanzia, per crescere tra le pagine

“Nel progetto iniziale la libreria doveva essere collocata in un giardino. Poi venne il terremoto e la nostra idea dovette trovare una nuova strada per realizzarsi. Così decidemmo di aprire nel centro storico di Carpi per ravvivare la nostra città già provata dalla crisi economica e dai recenti eventi sismici, rinunciando, almeno per il momento, al sogno di avere, nell’arredo, un armadio incantato che potesse condurre ad un giardino” ci racconta Alessia Napolitano.

La bellezza delle piante però non è rimasta esclusa da Radice-Labirinto e mille foglie verdissime riempiono, ogni giorno di più, il soffitto della libreria. Un luogo speciale, un centro culturale per la città e per i paesi vicini, in grado di intrecciare relazioni interessanti con il territorio e i suoi abitanti, riportando le storie là dove si erano dimenticate e ravvivando la fiamma dell’immaginazione là dove si era assopita.

Nata a Carpi a marzo 2013, questa libreria dedica a Italo Calvino, il grande “Raccontastorie” italiano, il suo nome: “Ispirandoci alla sua fiaba letteraria autografa “La foresta radice-labirinto”, io e mio marito Dario, entrambi librai e giocattolai qualificati, desideriamo creare un ponte tra natura e cultura, promuovendo il libro e il giocattolo come costruttori di storie collettive e individuali”.

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Nascoste tra i libri ci sono chiavi in grado di aprire mondi nuovi, parole capaci di raccontarci la vita nella sua complessità, per poi restituirci una visione diversa e più fresca della realtà e del quotidiano. E Alessia, cresciuta con Garcia Lorca, Carducci, Ungaretti, D’Annunzio lo sa bene.

“Mio padre è sempre stato un amante della letteratura, della poesia e della musica classica, crescendo insieme a lui non ho avuto un percorso di lettura canonico. Nei miei primi sei anni di vita, imparavo a memoria le poesie di Garcia Lorca, Carducci, Ungaretti, D’Annunzio; sapevo come erano morti i poeti, i musicisti e gli scrittori tanto amati da mio padre e da lui incorniciati nella parete dietro la sua scrivania (mi affascinava e terrorizzava allo stesso tempo, sapere che Sofocle era morto ingoiando un chicco d’uva o che Dostoevskij durante le crisi epilettiche rischiava di ingoiarsi la sua stessa
lingua! In effetti mio padre, che allora studiava medicina, non mi risparmiava i dettagli macabri).

Ho dolci ricordi di questa immersione precoce nella grande musica e letteratura, e anche se allora molti scritti e molte poesie mi risultavano incomprensibili (diverso il discorso per la musica classica sulla quale mio padre inventava storie e disegnava scenari mentre l’ascoltavo), so di essere debitrice ancora oggi alla loro musicalità, la loro bellezza e all’impronta luminosa che sempre le cose vere lasciano nel cuore. Tramite mia madre invece arrivavano le fiabe – Il principe rospo, Biancaneve … -, i libri di Gianni
Rodari – su tutti “Le favole al telefono” – , il teatro – c’era allora a Modena il Teatro S. Geminiano che proponeva rassegne per bambini di altissima qualità -, le canzonette e le filastrocche. Aver avuto la fortuna di solcare il vasto mare della letteratura, non solo per bambini, fin da piccola ha influenzato molto la poetica di Radice-Labirinto volta a riportare la bellezza, la parola e la complessità nel panorama delle letture infantili”.

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Carpi è una città che ha la fortuna di ospitare una delle biblioteche e delle ludoteche per ragazzi più belle d’Italia, “Il falco magico”e “Il castello dei ragazzi”, con le quali questa libreria collabora. “Per il resto – afferma Alessia – la nostra città non è diversa da molte altre: la cultura del libro per l’infanzia tende ad abbassarsi e a omologarsi ai dettami commerciali. Ad aggravare la situazione, c’è oggi questa tendenza a riconoscere un buon libro per bambini dal messaggio che veicola, spingendo le case editrici specializzate in letteratura per l’infanzia – sempre più numerose – ad assecondare un filone pedagogico moralista che sta allontanando i bambini dalla storie, quelle vere”.

Cosa vogliono leggere i bimbi di oggi? E cosa i loro genitori vogliono fargli leggere?
I bambini sono numerosi quanto le stelle, e non esiste un libro che valga per
tutti. Le mode non dovrebbero influenzare il buon lettore e il bambino è a tutti
gli effetti un lettore, con la sua peculiare sensibilità, le sue esperienze, il suo
modo di relazionarsi al mondo e alle persone. Le dinamiche commerciali
desiderano l’omologazione dei gusti, dei messaggi e degli stili, ma un libraio
competente sa cosa proporre e come coltivare un piccolo lettore, a partire
dall’adulto che lo accompagna. E’ fondamentale che il bambino abbia una
figura di riferimento in ambito letterario, che si possa fidare e affidarsi, perché
spesso, sotto i dodici anni, la libera scelta davanti ad uno scaffale di una
libreria potrebbe non risultare adeguata o opportuna, specie in un contesto
culturale come il nostro dove i bambini e i giovani lettori sono indirizzati verso
libri costruiti a tavolino per attirare la loro attenzione. Questo contesto
culturale è lo stesso che purtroppo orienta anche lo sguardo del genitore –
molto probabilmente a sua volta un lettore debole – sempre alla ricerca dei
libri con figure perché le parole potrebbero annoiare o stancare il bambino, del
messaggio edificante (al momento spopola la cosiddetta “letteratura di
genere”), di illustrazioni sognanti, rotonde e colorate. I pregiudizi intorno ai
bambini e al libro per bambini sono ancora molti e poterli smascherare è per
noi librai una priorità.

Alessia ha un blog, “Le stanze del labirinto”, ovvero il diario di una libraia, nato in
contemporanea alla libreria, un vero labirinto, dove ad ogni svolta ci si ritrova in una
stanza diversa. In ogni stanza si può riflettere su argomenti differenti: si parla
di libri, di giocattoli, d’infanzia, di illustrazione, di film, di scuola, di sogni e di
dilemmi.
“La parola stanza evoca il libro “Una stanza tutta per sé” della mia amata Virginia
Woolf, un saggio in cui si discute del tempo e dello spazio che ogni donna
dovrebbe avere per scrivere e ritrovarsi – racconta Alessia – Le stanze del labirinto sono cresciute con costanza e dedizione e questo anche grazie ai miei affezionati lettori. Curare questo diario è come starsene dentro una stanza piccola con una grande finestra e osservare l’infanzia con un cannocchiale; mi piace pensare di soffiare le parole, fuori, oltre il davanzale, sperando che qualcuno, nel groviglio dei propri giorni, desideri raccoglierle e farne tesoro.

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Si sente spesso dire che l’infanzia è fatta di libri, forse più dell’età adulta: cosa ne pensi?
Penso che non possa esistere affermazione più forviante. Quello di “letteratura per l’infanzia” è un concetto molto recente così come è molto nuovo, nella
storia dell’uomo, il concetto di infanzia. Negli ultimi quindici anni, abbiamo
assistito al fiorire di una letteratura dedicata ai bambini (e dell’albo illustrato),
che ha risollevato le sorti del mercato editoriale. E’ soprattutto il lettore adulto
il grande acquirente dei libri per bambini e ragazzi, non solo perché in qualità
di genitore o insegnante sceglie testi per i propri bambini o alunni, ma perché
ha sviluppato una vera e propria passione ( in certi casi un vero e proprio
fanatismo) verso l’albo illustrato. L’adulto che entra in libreria spesso ci
confessa di leggere e acquistare solo libri per bambini. Trovo che dietro questa
tendenza ci sia molto da riflettere (sono più facili? Più belli? Ma non si potrebbe
parlare di bellezza anche per un Anna Karenina sebbene in termini differenti?),
e mi sconcerta sapere che non possano esserci libri fondamentali per ogni età
della nostra vita. Abbandonare l’idea che la lettura possa essere in ogni
momento della nostra esistenza, un àncora nel grande mare delle storie, mi fa
pensare che anche la letteratura per l’infanzia sia destinata a diventare, sotto
lo sguardo di adulti non lettori, un ambiente asfittico, ammiccante e senza
prospettiva.

Scrivi sul tuo blog: Io da parte mia auspico un ritorno alle fiabe e alle storie spensierate, ai tempi in cui leggere un libro significava solo leggere una storia, i tempi in cui sui libri non si lavorava. Nel libro “Il Cosario” edito da Edizioni Corsare che hai fatto insieme all’acquerellista Silvia Molinari, vai verso questa direzione? Oggi manca la spensieratezza?
Sono stata molto felice quando Giuliana Fanti, direttrice della casa editrice, ha accettato di scrivere nel frontespizio “Poesia di Alessia Napolitano e disegni di Silvia Molinari”. Ho sempre apprezzato nei libri la coerenza con cui gli autori si pongono nei
confronti del lettore, e per me era importante dire al pubblico che il testo del
Cosario è una poesia e che le tavole di Silvia Molinari sono disegni e non
illustrazioni; i due linguaggi si assomigliano, ma non sono sovrapponibili. La
coesione che fa del Cosario un albo illustrato nasce dal lavoro di due anni fatto
insieme a Silvia, spalla a spalla, dall’idea iniziale alla composizione sulla
pagina. Se un domani dovessi scrivere un altro libro, mi piacerebbe poter dare
voce ad una storia. Credo che la spensieratezza sia un valore che si stia via via perdendo nell’infanzia, e quindi nel libro per bambini. La spensieratezza non è il
divertimento, parola che invece la fa da padrona nelle dinamiche infantili e in
ambito educativo (si pensi allo slogan “imparare divertendosi”), ma l’assenza
di pensieri pesanti, l’assenza di una lezione da imparare, l’assenza di uno
sguardo adulto invadente o compiaciuto.

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