Un augurio non scontato

La comunità islamica modenese conta circa 9000 fedeli residenti in città e quattro centri di preghiera e riunione. C’è la “moschea” storica di via delle Suore, la più antica e frequentata di Modena, il centro islamico turco di via Munari, la piccola sala di preghiera di via Alassio e la Casa della Saggezza, Misericordia e Convivenza. Da quest’ultima “moschea”, situata in via Portogallo, è partita una campagna intitolata “Gesù e Muhammad, raggi della medesima luce”.

L’obiettivo è di cogliere l’occasione della coincidenza delle (presunte) date di nascita dei profeti dell’Islam e del Cristianesimo per “mettere al centro il tanto che ci unisce rispetto al poco che ci divide”, scrivono in un comunicato i dirigenti del centro islamico. “In particolare – si legge – in questo difficile momento per le nostre società europee e per il mondo intero e di fronte alle tragedie cui assistiamo in Europa e nel mondo, crediamo che sia più che mai necessario ricercare e valorizzare i tanti punti di convergenza tra gli esseri umani, in modo da allontanare lo spettro dell’odio, del rigetto dell’altro e della violenza, che spinge l’umanità verso l’abisso dell’incomprensione e della guerra totale”.

Quest’anno il Mawlid, l’anniversario della nascita del profeta Mohamed, ha coinciso con la Natività. Una casualità che non ricorreva da quasi cinque secoli, esattamente dal 1558. Il Mawlid ricorre il 12esimo giorno del mese lunare di Rabi’ al-awwal, terzo mese del calendario islamico che seguendo le fasi lunari cambia di anno in anno.

Le nascite di Mohamed e Gesù hanno senz’altro segnato le sorti dell’umanità e provocato un cambiamento profondo delle mentalità, della cultura e della società. Le predicazioni di questi personaggi storici furono delle vere rivoluzioni che toccarono i cuori e le menti delle persone sconvolgendo l’ordine sociale e politico preesistente. Con Cristo, Roma comincia il suo inarrestabile declino che porterà nel 476 alla dissoluzione dell’Impero per mano dei Barbari poi cristianizzati. Poco più di un secolo dopo nasceva Mohamed la cui predicazione ebbe immediate conseguenze a livello politico e militare.

Photo credit: imam khomeini mosque, isfahan october 2007 via photopin (license)
Photo credit: imam khomeini mosque, isfahan october 2007 via photopin (license)

Non tutti sanno che Mohamed fu un uomo di religione quanto un abile politico e generale. Conquistò e unificò le popolazioni nomadi dedite al commercio e al paganesimo in un’unica nazione, la “umma” islamica, gettando le basi della “comunità (multietnica e transnazionale) dei credenti”. In poco più di cent’anni gli arabi musulmani conquistano l’intera penisola araba: ad est sconfiggono i Sassanidi e penetrano in Persia puntando verso l’India, ad ovest si infiltrano in Africa Nera e a nord prevalgono sui Bizantini a cui tolgono il controllo del Vicino Oriente. Nel 732 dopo aver conquistato l’intera Africa settentrionale e la Spagna arrivano a Poitiers, nel sud della Francia, dove nell’omonima battaglia le truppe islamiche vengono fermate dai Franchi di Carlo Martello, nonno di Carlo Magno. Fine dell’espansione folgorante.

Si tratta di un’epopea di proporzioni mondiali, di un’avanzata irresistibile e inarrestabile che dalle terre arabe si dipanava in tutte le direzioni. L’impresa militare musulmana è stata storicamente raccontata, l’avanzata islamica era sempre accompagnata da una massiccia campagna di conversioni: dove arrivano i soldati di Allah arriva il Corano, il messaggio di Dio e il nuovo ordine sociale ad esso ispirato. La “nuova luce” portata da Mohamed ispirerà la costituzione di tre grandi imperi musulmani: quello ommayade, quello abbasside e quello ottomano, attraversando e segnando la storia dell’umanità dall’Alto Medioevo fino alla Grande Guerra e oltre.

Come nei programmi scolastici gli allievi italiani studiano la Storia di Roma e del Risorgimento, nei paesi islamici si studiano le conquiste e lo sviluppo dell’ordine islamico. Talvolta gli studi storici corrispondono con la storia islamica più che con la storia nazionale. L’anno 0 (per i musulmani il 622: l’anno dell’Egira) non corrisponde con la nascita del profeta Mohamed ma con il suo primo proselitismo. La cesura con il passato secondo la concezione islamica è fortissima: prima dell’avvento dell’Islam la penisola araba era dominata dall’ignoranza e dalla miscredenza, dall’adorazione di forze oscure e idoli pagani. C’è una parola precisa per definire quanto di falso e malefico sia stato il mondo preislamico: la Jahiliya ovvero il mondo dell’ingiustizia e del caos.

Photo credit: Taj Gatehouse Geometry via photopin (license)
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Alla frammentazione politica e all’idolatria i musulmani hanno opposto un rigido monoteismo e l’instaurazione di vasti imperi a difesa della fede. Una reazione estrema al paganesimo preislamico che è considerato una delle più basse forme umane di travisamento spirituale, di gran lunga peggiore al cristianesimo e all’ebraismo, i cui credenti sono tutelati in quanto “Gente del Libro”. Peggio del paganesimo, secondo la sensibilità musulmana classica, c’è solo l’ateismo. L’esistenza stessa degli atei e la loro concezione di un mondo senza Dio rappresentano una bestemmia imperdonabile per l’Islam classico e il “Creato” in generale.

E’ questa sensibilità fra credenti nel monoteismo che ha ispirato il dialogo interreligioso con le nuove comunità di migranti in Europa, in Italia e a Modena. I maggiori attriti nei confronti dell’Islam non provengono infatti dal versante religioso, ma da pratiche culturali politicizzate, come il velo oppure recentemente il presepe e altri simboli pseudo-identitari.

In realtà l’ossessione per l’unicità di Dio, la lealtà all’iper monoteismo islamico ha portato molti paesi musulmani a non elevare la presunta data di nascita del profeta a festa religiosa o a considerarla comunque secondaria: esistono solo due grandi feste religiose islamiche e nessuna delle due ha un rapporto diretto con il profeta. C’è il mese del digiuno e delle privazioni mondane, il Ramadan; e poi c’è il mese del sacro pellegrinaggio alla Mecca, l’Hajj. Entrambe sono compiti da assolvere per ogni musulmano, sono pilastri dell’Islam e non hanno nessun rapporto con la figura del profeta. Mohamed era solo un uomo, certamente un primus inter pares, ma pur sempre un uomo e un peccatore non c’è traccia di divinità nella sua persona: non è morto in croce e risorto, è morto e basta come tutti gli uomini.

Photo credit: Aspects of the Mihrimah Cami in Edirnekapi via photopin (license)
Photo credit: Aspects of the Mihrimah Cami in Edirnekapi via photopin (license)

Coerentemente con la sua avversione per ogni forma di idolatria, ai Musulmani è proibito riprodurre arti figurative antropomorfe, ragioni per cui nel mondo islamico si sono sviluppate arti alternative, come quella della calligrafia dei versetti del Corano. Anche la musica prodotta da strumenti è proibita, secondo molti mullah e imam, fra le note emesse dagli strumenti si nasconderebbe il diavolo, i canti vocalizzati sono invece incoraggiati. C’e’ poi il dossier donne in cui persistono le perplessità nei confronti dello smalto alle unghie, altra testa di ponte per il diavolo secondo alcuni web-predicatori conservatori pur ascoltati fra i musulmani di Modena.

Ci sono tanti Islam e tante specificità che non conosciamo del mondo islamico e che sono un utile e sottile indicatore per capire il grado di osservanza dei musulmani. Gli indizi sono perlopiù esteriori come il porto della barba più o meno lunga e curata e la tunica per gli uomini e i veli più o meno integrali per le donne. Ma ci sono altri elementi che possono rivelare atteggiamenti più o meno conservatori. Fra di essi c’e’ la questione degli auguri di Natale ai Cristiani, un reale dibattito sulla liceità di augurare al proprio vicino o collega vagamente cristiano:”Buon Natale”.

Le risposte dei giureconsulti (mufti) indicano la filiazione delle correnti, non essendoci nel mondo islamico un’autorità centrale paragonabile al papato. Le “moschee” più conservatrici guidate da imam puritani tendono a boicottare il Natale. Salutarlo o celebrarlo significherebbe riconoscerlo al pari della “vera” religione, l’Islam. Per questa frangia riconducibile al salafismo non violento e autoghettizante è buona pratica ignorare semplicemente la data: molte moschee d’Italia organizzano convegni e prediche islamiche proprio per “coprire” il giorno di Natale, per arginare fra i più giovani le tentazioni e la “curiosità per questa festa in cui ci si scambiano regali”, dice Fatima una giovane musulmana modenese.

Photo credit: Mihrab via photopin (license)
Photo credit: Mihrab via photopin (license)

Nel caso di Modena abbiamo una parte minoritaria della comunità islamica locale che si è mobilitata, ha fatto gli auguri e ha lanciato una campagna informativa con banchetti, volantinaggio e confronti personali per ricordare e equiparare due figure storiche, due profeti che hanno cambiato per sempre la storia dell’Umanità e delle relazioni fra i popoli.

I giovani del Cento di via Portogallo sono legati all’associazione nazionale Partecipazione e Solidarietà Musulmana (PSM), un’organizzazione di matrice modernista più che moderata. Rappresentano la gioventù più istruita, consapevole delle loro identità plurime: leali allo Stato e alla cultura nazionale quanto a Mohamed e al Corano. Propongono una ricerca di equilibrio vincente per inserirsi nei meccanismi di dialogo interreligioso istituzionali o meno e accedere alla cittadinanza, consapevoli come pochi.

Ricevere gli auguri per l’Epifania sono altresì difficile da ottenere dalla maggioranza dei musulmani. Nonostante l’apparente futilità la questione dei festeggiamenti è un vero banco di prova per capire a che punto sta il vero dialogo interreligioso perchè è un momento di riconoscimento formale reciproco, indispensabile per ogni progetto futuro. Per i musulmani è qualcosa di molto serio che rivela l’esistenza di alcuni ostacoli oggettivi alla costruzione di una società interculturale, multietnica e plurireligiosa.

La moschea di via Portogallo, la seconda in città per grandezza e importanza, popolata da circa 400 fedeli nei suoi momenti piu’ partecipati ha rotto gli indugi. Ha celebrato e equiparato pubblicamente le figure di Gesù e di Mohamed. E’ stato un gesto molto “progressista” nel mondo islamico italiano e non solo e la moschea di via Portogallo e la sua organizzazione madre, la PSM, rappresentano quella corrente di pensiero musulmano che dagli studiosi viene definito modernista, ovvero i Musulmani consapevoli di dover adattare gli insegnamenti del Corano alla luce dei tempi che corrono e dei contesti che cambiano.

Quest’ultima corrente che si materializza nell’opera della Casa della Saggezza, si oppone idealmente a quella antiriformista, ovvero quella corrente secondo la quale l’Islam è un corpus dogmatico indiscutibile e inerrante, ovvero i musulmani più conservatori e di estrazione più popolare della città. La maggioranza del milione e mezzo di Musulmani presenti in Italia come i 9000 di Modena si trovano in mezzo al dibattito: fra le spinte moderniste e quelle antiriformiste, oltre che da ingerenze nazionali straniere. Come alcune ambasciate di paesi arabi quali il Marocco, l’Albania e la tentacolare Arabia Saudita. Se i primi due paesi hanno voce in capitolo in quanto organi di rappresentanza delle comunità migranti più popolose d’Italia, l’Arabia Saudita continua a fornire materiale didattico a ogni livello alla maggioranza delle moschee italiane: testi semplici per principianti e bambini stampati e distribuiti dalla penisola araba e spesso imposti in cambio di padrinaggio economico con il centro islamico in questione.

Immagine di copertina, photo credit: rtw – 1682 via photopin (license).

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