Tra storie di fantasmi e intrighi d’amore, alla scoperta dell’Unione Terre di...

Tra storie di fantasmi e intrighi d’amore, alla scoperta dell’Unione Terre di Castelli

Etcetera è una startup nata a Vignola su iniziativa di sette ragazzi con formazione storico-artistica. Il loro lavoro consiste nel trasformare il turismo in "un'esperienza unica", in grado di condurre passo passo il visitatore alla scoperta dei nostri territori e dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Che in pochi, anche a Modena, conoscono davvero.

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Portare il turismo nel cuore dell’Emilia, accompagnando il visitatore alla scoperta o ri-scoperta del territorio e dei suoi innumerevoli tesori nascosti, spesso poco conosciuti o non valorizzati, accrescendo così la cultura dell’accoglienza, della bellezza e del paesaggio, in modo da creare un’identità territoriale basata sulle eccellenze storiche, artistiche, naturalistiche e enogastronomiche di cui la nostra zona è ricca. Succede a Vignola.

“L’incremento di flussi di visitatori e l’interesse crescente nei confronti del territorio di Vignola e dell’Unione  Terre di Castelli  ci hanno spinto a fare un passo in avanti e creare una nuova opportunità per unire passione e lavoro e così è nata l’idea di Etcetera”.

Etcetera è una startup nata a maggio 2015 su iniziativa di sette ragazzi con formazione storico-artistica, economica e con competenze in ambito grafico e web. “Si tratta della naturale evoluzione – spiegano – dell’esperienza maturata in un’associazione, Eidos, di cui già facevamo già parte come soci fondatori. Come Eidos abbiamo collaborato per anni con la Fondazione di Vignola nella gestione di visite guidate e laboratori per scuole  e famiglie, avendo come scenario privilegiato la Rocca di Vignola con il suo patrimonio storico, artistico e documentale”.

Rocca di Vignola. Foto Morena Orsini
Rocca di Vignola. Foto Morena Orsini

L’aspetto più innovativo di questo progetto sta nella proposta di percorsi “trasversali” adatti ad ogni fascia di età. “Crediamo nella possibilità di “mischiare le carte”, cioè di far vivere un’esperienza che unisca vari temi e momenti esperenziali diversi. Ad esempio affianchiamo la visita guidata classica alla Rocca di Vignola ad una degustazione di uno dei tanti prodotti tipici che abbiamo nei nostri territori, raccontandone la storia e facendo rivivere le tradizioni perdute. Un altro esempio di promozione innovativa delle nostre bellezze è l’uso di tecnologie e linguaggi espressivi diversi come la fotografia e i social network. Abbiamo pensato e realizzato maratone fotografiche con tappe nei luoghi che intendevamo far conoscere, arrivando a  creare un foto-racconto collettivo della città di Vignola messo insieme direttamente dai nostri visitatori attraverso il loro sguardo. Nel 2016 abbiamo molti nuovi progetti che vanno proprio in questo senso, come eventi e seminari tematici, workshop sul paesaggio, attività di team building per le aziende abbinate a visite guidate”.

Non tutti lo sanno e forse nemmeno gli stessi modenesi, ma quello dell’Unione Terre di Castelli è un territorio molto vasto e variegato che presenta tantissime tipicità in ambiti di interesse diversi e “per questo – commentano i ragazzi di Etcetera – ci appare come un grande scrigno pieno di tesori da scoprire; sta a noi saperlo comunicare con professionalità e passione! Abbiamo molti borghi antichi e Rocche ancora ben conservate che possono intercettare interessi storici, artistici e architettonici. Alcuni esempi sono la Rocca di Vignola, Castello di Levizzano, borgo di Castelvetro, Castello e borgo di Pompeano, Castello di Montecuccoli a Pavullo, Pieve di Trebbio, la Chiesa di Montebonello…”.

Savignano. Foto Morena Orsini.
Savignano. Foto Morena Orsini.

Questi borghi sono spesso inseriti o contornati da un panorama paesaggistico e naturalistico di grande armonia e bellezza, come ad esempio il Parco dei Sassi di Roccamalatina o le affascinanti cascate del Bucamante a Serramazzoni. Ciò che accomuna queste generose terre è la presenza del fiume Panaro, che con le sue acque attraversa tante località, scendendo dai monti in forma di ruscello per poi “adagiarsi” nelle pianure proprio in prossimità della Rocca di Vignola, fungendo da  confine tra le province di Modena e Bologna.

Come non mancano di sottolineare i ragazzi, l’eccellenza enogastronomica è un altro degli elementi di grande forza del nostro territorio: “oltre ai prodotti più conosciuti a livello internazionale come il Parmigiano Reggiano o l’Aceto Balsamico ci piacerebbe far scoprire ai visitatori anche altri prodotti locali, piccole realtà e aziende produttive che portano avanti tradizioni antiche ma ancora esperibili.

Per quanto riguarda le tipicità enogastronomiche c’è una curiosità sul significato e l’origine del nome lambrusco che merita una menzione ed è quella fornita da Luigi Bertelli sul finire del secolo scorso in un poemetto giocoso dedicato al lambrusco di Sorbara.
Vi si narra che un giorno, al tempo in cui imperversava la guerra tra Modena e Bologna per la secchia rapita, Marte, Venere e Bacco si ritrovarono al tavolo di un’osteria per escogitare qualche stratagemma che fosse di aiuto ai modenesi. Prima di andarsene, Bacco lasciò all’oste alcuni semi di vite davvero speciali e dall’uva che se ne ottenne si ricavò un vino talmente squisito che il buon uomo ne vendette in grande quantità. A chi gli chiedeva come riuscisse ad ottenere una simile bevanda e quale fosse il suo segreto, l’oste rispondeva di aver ricevuto in dono la semente prodigiosa da uno strano avventore che capitando un giorno nel suo locale aveva ordinato un vino generoso e schietto. E quando l’oste gli aveva domandato se dolce l’ami ovvero un po’ bruschetto, egli con parlar franco aveva risposto “Io l’amo brusco” e quindi fu chiamato da tutti lambrusco. Venere, da parte sua, contribuì alla fortuna di questo vino versandovi un’essenza speciale che a parer suo ne temperava il sapore rendendolo frizzante.

Appennino Emiliano. Foto Morena Orsini.
Appennino Emiliano. Foto Morena Orsini.

In generale – proseguono – tutti i luoghi di cui abbiamo parlato e che vogliamo far riscoprire sono pieni di storie, poiché non sono semplici monumenti, case o chiese.
Crediamo che essi possano esprimere qualcosa in più: prendiamo la Rocca di Vignola ad esempio, ci piace pensarla e comunicarla agli altri come se fosse un “organismo vivente”, capace di evolversi e modificarsi nel tempo, interagendo con chi vi entra a farle visita.
La Rocca ha più di mille anni e in questo periodo così ampio ha ospitato armigeri, signori e dame, prigionieri e oppositori politici, partigiani e fascisti, archivi, ma anche bambini che negli anni vi hanno trovato rifugio nei loro giochi a nascondino oppure giovani che vedevano nella Rocca un luogo di evasione  e svago. Sono vite che si intrecciano e i cui segni, in alcuni casi, sono ancora visibili sulle pareti della Rocca stessa: entrate nelle sale del primo piano, chiudete gli occhi, immaginatevi banchetti e balli nel grande salone in cui alle pareti i leoni e i leopardi vi scrutano con fierezza e complicità, poi passate alla sala delle Colombe dove su uno stipite della porta è custodita una di queste storie antiche. Una scritta graffita nel muro da un prigioniero recita: Adì 16 8bre io Gavano fui miso in prigione credendo di fare del bene per il  nostro patrone e trovai a gran mio dano e costo che feze male“.

Vigne a Castelvetro
Vigne a Castelvetro

Salendo sulla Torre del Pennello, splendidamente ristrutturata e inaugurata lo scorso 5 settembre 2015, passando per la buia ma suggestiva prigione detta “del Cimino”, lasciando andare la fantasia si può immaginare l’aspetto di questo brigante: secondo la leggenda infatti la prigione ospitò il fiero oppositore politico, il ribelle che a capo di oltre 90 uomini, nel 1816 assalì e incendiò l’archivio comunale vignolese in segno di rivolta contro l’obbligo di leva imposto dal regime napoleonico. Pare che Cimino si sia autoritratto con resti di brace realizzando disegni sulle pareti della cella fino ad immaginarsi nel giorno della sua fine.

E come ogni castello che si rispetti la Rocca ha anche storie di fantasmi e rocambolesche evasioni, intrighi d’amore, congiure e misteri…

“Per noi fare cultura significa valorizzare i tesori nascosti, far vivere esperienze uniche e speciali e aumentare la coscienza e la consapevolezza delle bellezza dei luoghi sia per i residenti che per i turisti che vengono da altre regioni o dall’estero. Significa saperla trasmettere e tutelare, comunicando in maniera innovativa e aperta alle nuove tecnologie senza dimenticare le vecchie!”.

In copertina, Borgo di Pompeano. Foto Ruggero Baldaccini.

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

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