Terremoto in Centro Italia. L’Emilia già al lavoro per la ricostruzione

Nel giorno in cui viene annunciata la nomina (non ancora ufficializzata, lo sarà la prossima settimana) dell’ex Presidente della Regione Vasco Errani come Commissario straordinario per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma – quattro le regioni interessate: Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria – il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, in veste di Presidente della Provincia, era in visita a Montegallo, nell’ascolano, dove sono impegnati i circa duecento volontari e tecnici della delegazione emiliana e modenese della Protezione civile. Una visita che segue quella del Presidente della Regione Stefano Bonaccini recatosi sempre a Montegallo nei giorni immediatamente successivi la devastante scossa di magnitudo 6.0 avvenuta alle ore 3:36 del 24 agosto al cui tragico bilancio, fino ad ora, vanno segnate 290 vittime, 10 dispersi e 2500 sfollati.

Leggi anche: sostegno ai terremotati, ecco come contribuire.

Bonaccini, che tra gli altri ha incontrato il capo della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio e il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, ha promesso lo stanziamento immediato di un milione di euro come contributo all’emergenza e ribadito la disponibilità all’impegno sul campo fino a quando sarà necessario, anche implementando l’apporto tecnico. Per il momento, la Protezione Civile dell’Emilia Romagna ha montato tre tendopoli che ospitano complessivamente circa 250 persone. Anche se ieri il Governo ha promesso che entro un mese le persone abbandoneranno le tende per essere alloggiate nei primi edifici su moduli, poi nelle casette in legno. Poi, nell’arco di 4-5 mesi, tutti dovrebbero avere una sistemazione stabile. Un impegno da non disattendere anche perché si avvicinano l’autunno e il maltempo, e già adesso di notte la temperatura si abbassa notevolmente nei paesi dell’epicentro la cui altitudine sfiora in qualche caso i mille metri (Accumuli 855, Amatrice 955, Montegallo 870).

Muzzarelli, che ha incontrato il Sindaco di Montegallo Sergio Fabiani, si è impegnato a iniziare subito, in vista dei lavori di ristrutturazione, gli approfondimenti tecnici sull’unica scuola di questo piccolo paese di poco meno 600 abitanti che non ha avuto vittime, ma presenta ingenti danni alle ben 23 frazioni che ne compongono il territorio comunale. Parere più che positivo, ovviamente, anche per la nomina di Vasco Errani “uomo delle istituzioni che utilizzerà tutte le sue capacità nell’interesse dell’Italia e della ricostruzione”. Il compito che attenderà l’ex Commissario straordinario per la ricostruzione dell’Emilia dopo il terremoto del maggio 2012 è naturalmente di quelli epocali. L’obiettivo è tentare di replicare anche in Centro Italia il cosiddetto “modello emiliano” per la ricostruzione – modello basato su tre pilastri: solidarietà, istituzioni e legalità e su un ‘no’ secco alle New Town tipo L’Aquila, perché le comunità devono restare al loro posto – che, oltre alle inevitabili critiche, ha raccolto nel tempo anche parecchi consensi diventando un riferimento per l’Italia intera. Un po’ come il suo precedente più illustre, quello del Friuli post sisma del 1976, un esempio di successo in mezzo a vergogne nazionali come i casi di Irpinia o Belice.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 11.34

Intervento del sindaco di Modena e presidente della Provincia, inviato agli organi d’informazione, sulla ricostruzione post sisma e sui criteri che l’hanno guidata

Egregio direttore,
vedo che, in relazione alla nomina di Vasco Errani a Commissario per la ricostruzione dei territori del Centro Italia colpiti dal sisma, è già partita la polemica sul cosiddetto “modello Emilia”.

Prima che la discussione prenda una piega assurda, vorrei provare a spiegare in cosa consiste il nostro modello, almeno per provare a discutere tutti della stessa cosa e non parlare gli uni di treni e gli altri di elefanti.
Nel 2012, il presidente Errani, insieme ai sindaci dei comuni terremotati ha assunto una serie di decisioni strategiche, che avevano lo scopo di ricostruire in tempi ragionevoli, con più sicurezza e qualità e garantire trasparenza, legalità ed equità negli aiuti.
La prima scelta è stata di tipo istituzionale: la principale catena di comando è stata mantenuta in capo ai rappresentanti delle istituzioni democratiche, istituendo una cabina di regia con i sindaci, coinvolgendo le associazioni rappresentative, attribuendo agli uffici dei comuni, appositamente rafforzati, un ruolo chiave nella gestione delle procedure. La potremmo anche definire una scelta di fiducia nella democrazia.
La seconda scelta è stata urbanistica. Abbiamo detto no alle “new town” e contenuto il più possibile, grazie all’impiego del contributo di autonoma sistemazione, il ricorso ai moduli abitativi provvisori (che come previsto stanno gradualmente scomparendo). In altri termini una scelta di tutela dell’identità e della storia dei luoghi, in piena sintonia con i sentimenti profondi della nostra gente.

La terza ha riguardato la legalità. Da un lato il meccanismo di assegnazione dei contributi è stato pensato per assicurare la massima tracciabilità della destinazione e dell’uso dei fondi (i pagamenti si fanno direttamente dalle banche alle imprese, senza possibilità di intermediazioni e di nero). Dall’altro lato abbiamo introdotto, d’intesa con il Governo, le “white list” e istituito il Girer.

Infine ci siamo preoccupati di aiutare le imprese a ripartire e di evitare l’abbandono del territorio da parte delle imprese multinazionali, prevedendo, oltre la garanzia dei contributi per la ricostruzione, che gli imprenditori e manager hanno apprezzato e stanno utilizzando, un fondo speciale di sostegno alla ricerca, che ha registrato un indubbio successo.
C’è stata, lo riconosco, una discussione accesa e forse troppo lunga sulle agevolazioni fiscali, una discussione che alcuni demagoghi proseguono ancora, ma sulla quale è doveroso riaffermare un principio di equità e giustizia: noi abbiamo detto sì a un’agevolazione fiscale mirata alle piccole e medie imprese realmente colpite dal sisma e in particolare a quelle situate nei centri storici. Abbiamo detto no e credo dobbiamo continuare a dire no a chi pretenderebbe di condonare le imposte a tutti, anche a chi non ha subito danni, ha proseguito comunque l’attività e, in qualche caso, ha avuto pure l’opportunità di crescere il fatturato.

L’assessora regionale Palma Costi ha ricordato in questi giorni che la ricostruzione è arrivata al 70% e, dobbiamo aggiungere, che il bicchiere si sta riempiendo e non svuotando. Ma a chi parla di tempi lunghi, lasciando intendere che lui avrebbe la bacchetta magica, vorrei ricordare che, per andare a regime, abbiamo dovuto convincere il Governo Monti che era doveroso riconoscere il 100% dei danni e la Commissione Europea che avremmo speso bene le risorse; abbiamo dovuto rodare gli uffici e le banche, i progettisti e le imprese, attraverso un confronto continuo e tutt’altro che semplice. Soprattutto abbiamo dovuto scrivere da capo quasi tutte le norme.

Dunque, invece di fare dozzinale propaganda, sarebbe bene mettere le mani sulle cose che non vanno davvero, tenendo conto della nostra e di altrui esperienze, per dotare finalmente il Paese di una legislazione adeguata e stabile per gli aiuti e le ricostruzioni (tra cui ad esempio il modo di accelerare il recupero dei beni storici e artistici) e soprattutto e prima di tutto per dotarci di una vera strategia di prevenzione.

Gian Carlo Muzzarelli

Fonte immagine di copertina: Ciociariareport24.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *