Speriamo che i prossimi cento siano migliori, Carissimi padri

Speriamo che i prossimi cento siano migliori, Carissimi padri

Con le otto ore dello spettacolo teatrale "Istruzioni per non morire di pace", si è concluso ieri allo Storchi il progetto "Carissimi padri". Un viaggio lungo un anno che attraverso atelier teatrali, laboratori che hanno visto coinvolte decine di scuole modenesi, mostre fotografiche, incontri di lettura e proiezioni cinematografiche, ha rappresentato un esempio di come la "grande" cultura sia perfettamente in grado di parlare a tutti e coinvolgere un'intera città (anzi, un'intera provincia) in un percorso di grande respiro.

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Si è concluso ieri allo Storchi con la messa in scena del trittico teatrale “Istruzioni per non morire di pace” il percorso lungo un anno di “Carissimi Padri“, un progetto che in occasione del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale ha ripercorso gli antefatti che hanno generato quella immane tragedia. La stagione della Belle Epoque, una “quiete” gravida di straordinarie aspettative poi travolte dalla tempesta che ha segnato per sempre tutta la storia di questi ultimi cento anni, è stata scandagliata, raccontata, analizzata per tutto l’anno appena conclusosi attraverso atelier teatrali, laboratori che hanno visto coinvolte decine di scuole modenesi (i cui elaborati noi di Note Modenesi abbiamo pubblicato integralmente), mostre fotografiche, incontri di lettura e proiezioni cinematografiche. Insomma, un percorso culturale imponente che ha visto coinvolta l’intera provincia da gennaio scorso fino alla conclusione di ieri con la rappresentazione dello spettacolo messo in scena dagli attori di Emilia Romagna Teatro per la regia di Claudio Longhi.

Brochure - Istruzioni-2Chi ieri dalle tre del pomeriggio fino a mezzanotte ha avuto la costanza di assistere a tutti gli spettacoli che compongono “Istruzioni per non morire di pace” – tre capitoli del tutto indipendenti l’uno dall’altro, “Patrimoni, Rivoluzioni, Teatro”, nell’insieme un tour de force di quasi otto ore – si è trovato davanti a un’opera di grandissimo respiro, capace non solo di raccontare in maniera tanto profonda quanto grottesca nei toni (con chiari richiami alla tradizione del vaudeville e del cabaret), il primo Novecento dalle luci abbaglianti dell’Esposizione Universale del 1900 al maggio del 1915, ma anche (come sempre avviene per la grande arte) di fornire chiavi di lettura per il mondo contemporaneo, segnato da crisi meno epocali solo nella misura in cui non ci hanno visti direttamente coinvolti in guerre “casalinghe” (ex Jugoslavia a parte). Forse perché la lezione che avrebbe dovuto impartirci il “secolo breve” segnato come mai prima da guerre, rivoluzioni, tramonti e nuovi inizi, svolte e scoperte epocali, non è stata sufficientemente assimilata.

carissimi padri copertinaIeri come oggi, una critica alla società borghese, “una società di ‘sonnambuli’, tutti intenti a sognare le «magnifiche sorti progressive» del genere umano e intanto impegnati nella messa a punto di uno dei più spaventosi ordigni di distruzione che l’umanità abbia  mai concepito. Non c’è salvezza per questa folla. E come non c’è salvezza, non ci può essere tragedia per questa umanità che ha perduto la ragione. C’è spazio solo per la risata acida della rivista e del varietà” come spiegava Claudio Longhi nella presentazione di questo lungo, eccezionale, percorso.

Eccezionale, per quanto ci riguarda, anche per alcuni esiti non scontanti che confermano quanto l’intero progetto sia riuscito a penetrare in maniera incisiva nel tessuto della società modenese: vedere dei giovanissimi assistere con una attenzione vera, intensa – gli smartphone lasciati a riposare in tasca – a spettacoli teatrali di oltre due ore e mezza, è il segno inequivocabile di un successo che va ben oltre i lunghi applausi che il folto pubblico ha riservato agli attori a conclusione di ogni capitolo del trittico.

In copertina: la grafica con cui Note Modenesi ha voluto celebrare il suo (modesto) contributo al successo di questa iniziativa. 

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