Società di Mutuo Soccorso, presentato il primo studio italiano

Società di Mutuo Soccorso, presentato il primo studio italiano

E' stata resa pubblica pochi giorni fa a Roma la prima indagine italiana sulle Società di Mutuo Soccorso. Quasi tutte nate nell'Ottocento per sopperire o integrare alle carenze dello stato sociale in tema di sanità, previdenza e istruzione, sono centinaia quelle ancora attive su tutto il territorio nazionale, Modena compresa. Ma una riforma del 2012, nata per riordinare la materia, è riuscita soprattutto a metterle in difficoltà. Ne abbiamo parlato con Enzo Crotti, presidente di quella modenese.

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Le leggi, anche quando animate dalle migliori intenzioni, piovono sempre dall’alto, spesso col risultato di ottenere effetti indesiderati e costringere le piccole realtà ad arrabattarsi per stare a galla. È quando accaduto, con la riforma del 2012, alle Società di Mutuo Soccorso. Compresa, naturalmente, quella di Modena, con sede in via Canalchiaro 46 che solo tre anni fa ha compiuto 150 anni. Una realtà antica, quella delle Società di Mutuo Soccorso, ottocentesca nel nome e nell’immagine, nata per integrare le carenze dello stato sociale in tema di sanità, previdenza e istruzione, eppure ancora attiva sul territorio e perfettamente in vita. È anche per questo che recentemente è stato pubblicato il primo studio italiano sul tema. Promosso dall’Associazione ISNET, per la promozione e lo sviluppo delle imprese sociali in Italia, è stato presentato a Roma pochi giorni fa.

Enzo Crotti, presidente della SOMS di Modena. Fonte immagine: Artestampaweb
Enzo Crotti, presidente della SOMS di Modena. Fonte immagine: Artestampaweb

Partiamo da qualche dato dell’indagine, su cui ci siamo confrontati con Enzo Crotti, presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Modena. Le SMS attive sul territorio nazionale sono divise in tre categorie, a seconda del differente grado di conformità alla riforma del 2012. La legge, che ridisegna quella precedente, intonsa dal 1886, prevede una limitazione di attività per quanto riguarda le SMS (nel senso che il settore socio-sanitario è quello che deve prevalere su altro tipo di attività e cui devono essere rivolte iniziative di tipo culturale) e la loro iscrizione alla Camera di Commercio. Il 18% di quelle che, prima del 2012, erano considerate Società Operaie di Mutuo Soccorso, risultano ora come società non iscritte presso la Camera né al registro del Ministero dello Sviluppo Economico. Si tratta, quindi, ad oggi, di associazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Il 9,8%, invece, risultano ibride: iscritte alla Camera di Commercio ma non all’albo delle cooperative gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico. Solo 17% delle SMS sono quindi pienamente conformi alla riforma.

Secondo i dati dell’indagine, inoltre, su un campione di 200 SMS, il 54,5% svolge già attività di tipo socio-sanitario: vale a dire, cioè, che svolgono già attività nel raggio d’azione che la riforma del 2012 ha previsto come principale per le Società di Mutuo Soccorso. Per quanto riguarda la parte restante, una su tre prevede di attivarsi in questa direzione. Nella realtà, però, solo il 9% delle SMS attive sul territorio italiano ha dichiarato di svolgere esclusivamente attività di tipo socio-sanitario. Di fatto, come è nella tradizione delle Società di Mutuo Soccorso sin dall’Ottocento, queste realtà continuano a integrare il loro lavoro con iniziative culturali, legate all’istruzione, alla formazione e al sostegno delle famiglie. Secondo lo studio, inoltre, l’età media degli utenti è compresa tra i 50 e i 60 con una netta prevalenza di uomini e nel 2017 è previsto un incremento di soci pari al 5,5%.

Ne abbiamo parlato con Enzo Crotti, che ha dipinto una piccola panoramica locale evidenziando i limiti di questa riforma e le modalità con cui la realtà da lui gestita ci fa i conti, non proprio facilmente. “La riforma del 2012 – ci ha spiegato – ha limitato il raggio di attività da svolgere per essere considerati una Società di Mutuo Soccorso al settore socio-sanitario, non nominando nulla di ciò che riguarda istruzione, cultura, integrazione; inoltre, ha imposto l’iscrizione alla Camera di Commercio”. “Per una società no-profit come la nostra e tante altre – ha continuato – questo ha significato rifare lo statuto, iscriversi alla Camera e all’albo delle Cooperative: sono oneri non indifferenti per una società che, di fatto, non ha altre entrate al di fuori delle tessere associative. Per fortuna l’immobile è di nostra proprietà, anche se le spese di manutenzione sono alte, così come quelle che sono servite per affrontare tutte le nuove norme e certificazioni per lo stabile: inoltre, come persona giuridica, non abbiamo la riduzione del 50% prevista per i privati per quanto riguarda la ristrutturazione”. “Chi non rispetta questi nuovi paletti – ha commentato Crotti – perde la qualifica, ormai centenaria, di Società di Mutuo Soccorso, denaturandosi”.

La vita delle SMS, insomma, è radicalmente cambiata dopo questa riforma: “Le realtà come la nostra si sono sempre dedicate a iniziative collaterali, oltre a quelle strettamente socio-sanitarie: noi facciamo parte di quel 9% che dichiara di svolgere solo attività di questo tipo e in provincia ce ne sono tante”. Crotti cita altre società di mutuo soccorso a Sassuolo, Carpi, San Felice sul Panaro, Cavezzo, San Cesario. Di fatto, le attività socio-sanitarie prevedono assistenza in caso di ricoveri ospedalieri, una diaria minima, un sussidio alla famiglia in caso di morte di un socio, un contributo pratico in caso di nascite, un sussidio annuale ai soci cronici: dichiarati inabili al 100% dall’Inps.

Membri della SOMS modenese, in gita sociale a Maranello nel 1928
Membri della SOMS modenese, in gita sociale a Maranello nel 1928

“Parallelamente, però – continua Crotti – ci rendiamo conto che se le nostre attività fossero davvero limitate solo a questo non ci riconosceremmo più come Società di Mutuo Soccorso oltre al fatto che assisteremmo a un calo vertiginoso del nostro bacino di soci”. “Prima del 2012, potevamo svolgere tutte le attività che volevamo in termini di cultura e istruzione, a patto che fossero a favore dei soci e senza scopo di lucro: adesso, invece, dobbiamo trovare il modo di farlo nei limiti della legge, ma è molto più difficile”. Soprattutto considerando che questa la Società Operaia di Mutuo Soccorso modenese dichiara di svolgere unicamente attività di tipo socio-sanitario: e lo fa, ma tentando di rimanere a galla, e di tenere con sé a galla lo spirito dell’antica SMS. Esempi pratici? “Abbiamo mantenuto la nostra iniziativa di premiare gli studenti migliori delle scuole medie inferiori e superiori – spiega Crotti – che concludano rispettivamente le scuole con la media dell’8 e del 7”. Nel caso delle medie inferiori, la Società di Crotti ha alzato il tiro, visto che prima bastava la media del 7 anche in quel caso: “le maniche dei voti si sono un po’ allargate: – sorride – se poi penso ai miei tempi!”.

Per far rientrare l’iniziativa dentro i margini della legge, Crotti ha architettato una sua strategia: “i ragazzi selezionati per il premio devono recarsi in sede e svolgere una ricerca su uno degli argomenti previsto dalla riforma come mutualità, solidarietà, prevenzione sanitaria, partecipare a qualche incontro e scrivere una tesina”. In questo modo, la Società può proseguire sul binario delle attività in tema di istruzione pagando la sua tassa al sistema socio-sanitario. E a pensarci, non è neanche tanto ai limiti della legge: in fondo, i ragazzi premiati devono studiare e fare ricerca su quel tipo di argomenti. Un altro esempio è quello di mostre da parte di soci che amano dipingere, presentazioni di libri di soci che scrivono, incontri culturali: “in questo caso, i soci organizzano autonomamente le cose e noi, come Società, formalmente offriamo solo la sede e al massimo, se serve, facciamo qualche comunicazione agli altri soci riguardo a ciò che si svolgerà”. Così come il gioco a carte: la Società gestita da Crotti è uno spazio accogliente e un bel luogo di ritrovo per creare, in quell’ottica di integrazione che ha dato vita alle SMS, uno stato sociale anche nel senso relazionale del termine.

Antica sede della Società Operaia di Mutuo soccorso di Modena
Antica sede della Società Operaia di Mutuo soccorso di Modena

“Continuiamo a offrire un luogo pulito, accogliente ed economico per giocare a carte il martedì, il giovedì e la domenica pomeriggio”, ha detto Crotti con una punta di soddisfazione. Infine, qualche tempo fa la Società Operaia di Mutuo Soccorso ha, per così dire, offerto la sua sede per sensibilizzare i ragazzi sugli effetti dell’alcol: “abbiamo organizzato una conferenza con tanto di filmato sui rischi della guida, e organizzato un pullman che accompagnasse alcuni ragazzi alla Notte Rosa di Riccione”. Chiaramente, in questo caso la finalità alla prevenzione sanitaria è evidente: assume contorni più ampi, però, di un semplice servizio.

“Questa legge, insomma, – ha concluso – ci è costata oltre 5000 euro e ha ristretto il nostro raggio d’azione col rischio di buttarci a terra, oltre che di denaturarci: noi continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto cercando di rientrare nel perimetro di questa riforma, ma la vita della nostra Società è sicuramente più difficile di prima”. Questo, peraltro, contribuisce a confermare, anche a Modena, quel che rivela l’indagine presentata da ISNET: “anche noi abbiamo registrato un lieve aumento di soci, ma moltissimo è giocato, appunto, da queste attività collaterali”.
Infine, l’ultimo dato: sesso ed età media degli utenti. “Sull’età media, Modena è in linea”, risponde Crotti. “Sul sesso, invece, siamo in controtendenza: ci sono più donne, a Modena, molte sono vedove”, dice. “Qua in Emilia – sorride – le donne durano più degli uomini, sono più forti”. Ma di questo avevamo già parlato.

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Nata a Genova, ma modenese da qualche anno dopo diversi pellegrinaggi. Laureata in Italianistica, è giornalista pubblicista e vive nel Regno Unito dove svolge un dottorato.

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