“La casa? E’ un diritto per chi ce l’ha”

“La casa? E’ un diritto per chi ce l’ha”

A Modena, sono circa 2500 le famiglie a rischio sfratto mentre sono 5600 le abitazioni sfitte. Sulla questione abitativa abbiamo sentito l'Assessore al Welfare Giuliana Urbelli che ci ha fornito la versione ufficiale del problema e un giovane modenese proprietario di 30 immobili. La sua è la prospettiva del proprietario che tenta di sfrattare la (tanta) gente che non riesce più a pagare l'affitto. "Troppi furbi - afferma - ho smesso di commuovermi da tempo. La casa è un diritto per chi ce l'ha".

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Pagamento dell’affitto mensile, bollette della luce, dell’acqua, del gas, spese condominiali. Il mantenimento di un’abitazione in un momento di crisi come il nostro arriva ad incidere sul reddito disponibile delle famiglie per circa il 40%. Con la povertà relativa in aumento il problema riguarda prevalentemente il mondo dell’affitto, anche se cresce il malessere anche fra chi è proprietario di una casa. Anche questi fanno sempre più fatica a pagare le spese condominiali o le utenze.

Giuliana Urbelli
Giuliana Urbelli

“A Modena non viviamo una situazione d’emergenza ma esiste un problema abitativo nella misura in cui la fragilità di molti nuclei familiari comincia a dipendere strettamente anche dal mantenimento dell’abitazione: è una criticità nazionale riscontrabile anche a livello europeo”. A parlare è Giuliana Urbelli, Assessore alla salute, alle politiche e alla coesione sociale del Comune di Modena.

Nel comune di Modena le famiglie in difficoltà sono circa 2500. Calando i redditi o venendo meno il reddito per la perdita del lavoro il peso del mantenimento dell’abitazione diventa insostenibile. Si tratta di povertà relativa, un parametro statistico difficile da misurare che colpisce nuove fasce di popolazione, soprattutto i nuclei più giovani o composti da una sola persona, spesso anziani soli. Le situazioni specifiche si aggravano se ci sono dei minori in famiglia.

Nel 2015 sono stati circa 700 gli sfratti esecutivi

Oltre a garantire la gestione sociale del patrimonio, l’Assessorato di Urbelli mette in atto interventi diversi in base al grado di malessere riscontrato. L’indicatore è la povertà relativa o assoluta. Accanto a persone che subiscono sfratti, circa 700 nel 2015 secondo i dati dell’Assessorato al Welfare, ci sono persone che cercano di avere un primo alloggio. Sempre secondo il Comune, le richieste di alloggi ERP (edilizia residenziale pubblica) erano circa 700 nell’ultimo anno, 12% delle quali sono state soddisfatte. “C’è poi un numero imprecisato ma importante di altre situazioni che si configurano come disagio abitativo e che fanno riferimento a un’utenza più debole che negli anni della crisi si è impoverita”, spiega Urbelli.

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C’è una frangia relativa alla povertà assoluta cioè coloro che sono a un gradino ancora più in basso: persone che non hanno un alloggio e che vivono concrete situazione di emergenza:“A Modena possiamo registrare qualche centinaio di persone, circa 300 fra cui 40 profughi pakistani, in condizione di povertà assoluta: molti sono stranieri irregolari senza documenti. Si stima che circa il 30% delle 300 persone in condizione di povertà assoluta siano clandestini. Poi ci sono i “senzatetto” storici, una ventina, che cerchiamo di proteggere con l’accoglienza invernale, iniziativa realizzata con l’Associazione Porta Aperta legata all’Arcidiocesi di Modena. A queste persone viene offerta una soluzione di accoglienza residenziale in varie strutture: si tratta di soluzioni abitative temporanee messe a disposizione dal Comune attraverso gli alloggi extra ERP o altri alloggi che si riescono a attivare per l’accoglienza temporanea, situazioni spesso legate a disagi socio- sanitario”, dice la dottoressa Urbelli.

La collaborazione con la Chiesa e Porta Aperta

Davanti ai casi di povertà assoluta scattano altri servizi quindi, di vera e propria accoglienza temporanea con possibilità di altre soluzioni abitative a termine. E’ forte la collaborazione con la Chiesa e Porta Aperta, in assenza di dormitori pubblici esse sopperiscono a questa mancanza con le loro strutture. Soprattutto durante l’inverno, nei mesi più duri, l’Associazione amplia le proprie disponibilità di accoglienza e si concentra sull’aspetto sanitario dei clochards. “Nel 2016 puntiamo ad avere 20 posti residenziali in più per queste emergenze”, aggiunge Urbelli.

Dalla povertà assoluta e dalle strutture di tipo emergenziale e temporaneo messe in campo dal Comune in concerto con la Chiesa torniamo a parlare della povertà relativa. “Possiamo contare su 2520 alloggi ERP, più altri 85 alloggi extra ERP per casi di disagio abitativo; poi un’altra decina di soluzioni e altre opportunità residenziali ancora che fanno riferimento a una risposta socio-sanitaria con target più specifici come alloggi per anziani, co-housing per anziani fino alle residenze protette”, spiega l’Assessore.

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Il Comune cerca di far da garante tra proprietari e inquilini

Il Comune ha un valido strumento per intervenire nel rapporto offerta-domanda delle abitazioni per coloro (la maggioranza) che lottano a fine mese per far quadrare i conti e non precipitare nella condizione di povertà assoluta. Si tratta dell’Agenzia Casa che gestisce oggi circa 420 contratti e che cerca di risolvere quella contraddizione di cui Note Modenesi ha già scritto in merito alle abitazioni sfitte in città che sarebbero circa 5600, il 5,5% del totale: “Ci poniamo come garanti andando a intercettare proprietari di immobili sfitti. Privati che danno appartamenti in gestione al Comune affinché quest’ultimo possa affittarlo calmierando il canone. L’Agenzia Casa – precisa Giuliana Urbelli – ha l’obiettivo di mettere in relazione proprietari e inquilini concordando un abbassamento della richiesta di canone in cambio di garanzie per i proprietari. Questi ultimi guadagnano un po’ meno ma il pagamento della mensilità è garantito così come la restituzione dell’immobile nello stesse condizioni in cui è stato “lasciato”, beneficiando inoltre di accomodazioni fiscali e altre agevolazioni”.

Più in dettaglio, il canone medio delle abitazioni che fanno capo all’Agenzia Casa è di 350-400 euro, il canone medio delle abitazioni della ERP è invece di 135 euro: “Può arrivare a 36 euro per le persone in gravi difficoltà: sono 500 i nuclei che hanno un affitto di 36 euro al mese”, indica l’Assessore menzionando che si accede alle abitazione ERP sempre attraverso bando pubblico (4 all’anno) e per graduatoria. Lo strumento di misurazione per l’assegnazione edilizia è l’ISEE, utile al Comune per valutare le situazioni specifiche dei richiedenti.

“Un altro passo avanti compiuto appena un mese fa è la rinegoziazione dei nuovi patti concordati di affitto, fermi dal 2008, si tratta di un abbassamento del canone del 30% a fronte di contributi ai proprietari che possono toccare i 5mila euro”, spiega l’Assessore. A questo dato va aggiunto l’accordo siglato fra sindacati degli inquilini (Sunia, Sicet) e l’associazione dei proprietari (Asppi) per calmierare il mercato e rendere i costi degli affitti sostenibili. In tutto, oggi, ci sono circa 14,000 contratti a canone concordato nel Comune di Modena.

Due modelli di auto parcheggiate in centro, evidentemente testimonianza di differenti situazioni patrimoniali
Due modelli di auto parcheggiate in centro, evidentemente testimonianza di differenti situazioni patrimoniali

2 milioni e 300 mila euro di contributi economici a sostegno delle famiglie disagiate

Il sistema del welfare modenese, in ambito abitativo, è teso a limitare i danni locali di una crisi economica mondiale devastante per il nostro paese. “Il settore Welfare del Comune eroga ogni anno circa 2 milioni e 30 0mila euro di contributi economici a sostegno delle famiglie che vivono un disagio socio-economico. E’ il budget annuale complessivo del settore Welfare stabile ormai da qualche anno. Circa la metà di questi contributi vengono spesi per pagare gli affitti e le utenza in morosità”, riassume la dottoressa Urbelli ricordando anche che i contributi economici a sostegno dell’affitto si articolano attraverso il fondo sociale per l’affitto e il fondo della “morosità incolpevole” equivalente a poco più di 100mila euro per l’anno 2015.

“Le politiche abitative si possono risolvere solo intervenendo sulle politiche di sistema. A livello locale tentiamo di anticipare e prevenire situazioni di disagio a cominciare dagli sfratti e dallo stacco delle utenze ma occorre una vera politica per la casa a livello nazionale come succede in alcuni paesi del Nordeuropa in cui viene destinato almeno un punto percentuale di Pil in più all’edilizia residenziale pubblica e ai fondi sociali ad essa connessa. Noi cerchiamo di rendere più eque e efficienti le politiche abitative usando al meglio le nostre risorse, modificando e perfezionando anche gli interventi su determinate utenze”, conclude l’Assessore al Welfare.

Il “caso” di via Bonacorsa

Sulla questione casa occupata di via Bonacorsa di cui abbiamo parlato nella prima parte della nostra inchiesta l’Assessore ha poco da dire. Prima di esprimersi tiene a sottolineare che lo stabile di via Bonacorsa è di proprietà demaniale e che il problema delle case sfitte riguarda i privati:”Al momento le poche case sfitte di proprietà comunale, al massimo una decina, lo sono per motivi di manutenzione e riqualificazione”.

“Chi rivendica che la casa sia un diritto esprime un concetto condivisibile, come il diritto al lavoro o alle cure universalistiche che però si scontrano di fatto con la carenza di risorse che rende questo universalismo impraticabile nei fatti: noi cerchiamo di colmare un divario sociale che si è ampliato enormemente negli ultimi anni, tentiamo di riempire di sostanza quello che dovrebbero essere diritti costituzionalmente garantiti”, osserva l’Assessore Urbelli. “E’ chiaro che di fronte a un’occupazione possiamo solo condannare questo tipo di azioni illegali ma cerchiamo sempre di guardare un po’ oltre: sappiamo da indagini informali che tipo di disagi esistono nella casa occupata, siamo preoccupati per eventuali situazioni di emergenze sanitarie e cerchiamo sempre di capire le situazioni particolari, le cause che hanno spinto delle persone a compiere un tale atto disperato quanto illegittimo: qualora si verificasse uno sgombero studieremo soluzioni alternative rientranti nella legalità e nelle possibilità del Comune”.

L'edificio di via Bonacorsa
L’edificio di via Bonacorsa

Il punto di vista di un proprietario: “la casa è un diritto per chi ce l’ha”

Per il signor Francesco – 36 anni, modenese – proprietario di diversi immobili in città, “la casa è un diritto per chi ce l’ha”. Francesco gestisce e cura gli interessi immobiliari della sua famiglia. Dopo 60 anni di lavoro, i suoi genitori hanno costruito un considerevole patrimonio immobiliare e lui oggi si dedica soltanto alla sua gestione. Dopo aver lavorato per oltre dieci anni nell’attività di famiglia, Francesco è oggi proprietario di una trentina di immobili: sono appartamenti, bilocali e trilocali per famiglie dai 70 mq quadri in su.

Il costo dei suoi affitti mensili sono in media di 550 euro al mese. Moltiplicate per 30 e avrete un’idea del mensile totale raccolto. “Ma in questi tempi di crisi sono una decina, su trenta, gli inquilini non in regola con i pagamenti”, dice il signor Francesco che ci racconta la sua quotidianità fatta di carte bollate, tribunali e decisioni drastiche. “Per incentivare le persone in morosità a lasciare le mie proprietà, sono arrivato a proporgli anche dei soldi. Fino a 2 mila euro”.

20 mila euro di spese per far eseguire uno sfratto

Francesco è esasperato: “Non è facile sfrattare la gente, ogni situazione di questo tipo mi costa sui 20 mila euro”. In dettaglio, Francesco valuta il danno in circa 10 mila di affitto non pagato, più 5 mila euro di spese di tribunale e 5 mila euro di ristrutturazione dell’abitazione.

Dal momento che lo sfratto diventa esecutivo passa un anno, un anno e mezzo, prima che effettivamente l’appartamento in questione venga sgomberato. “Prima di iniziare un procedimento di sfratto al tribunale aspettiamo 4 mesi, tempo in cui diamo credito alle promesse di pagamento del locatore moroso. La legge dovrebbe tutelarci ed effettuare lo sgombero dopo 3 mesi verificati di mancato pagamento”.

“Non affitto più a Ghanesi, Marocchini e Tunisini – continua – non pagano l’affitto e lasciano l’appartamento sempre in condizioni pietose. Ma non ce l’ho con gli immigrati, ognuno guarda al proprio portafoglio, affitto volentieri a Cinesi, gente corretta e puntuale”.

“Empatia con queste persone? Ho smesso di commuovermi da tempo”

Il punto di vista di Francesco che convive con la sua compagna e una figlia di tre anni, è quello di un proprietario come tanti a Modena la cui economia famigliare si basa sull’affitto di inquilini. Che però in tempi di crisi pagano in ritardo o non pagano proprio. “Ho sfrattato circa 30 famiglie e oggi ho cinque cause in corso e una decina di inquilini morosi. Molti di loro conoscono bene la legge e si sono fatti furbi: non pagano l’affitto e rimangono sfruttando la situazione fino alla fine. Intanto però si organizzano e versano una caparra per un altro appartamento incastrando il prossimo proprietario in una eventuale procedura di sfratto della durata di 1 anno e mezzo. E cosi all’infinito”.

Dovendo tutelare i propri interessi, Francesco non appare proprio come l’emblema della solidarietà umana. Afferma di aver smesso di commuoversi da tempo: ”Dopo un anno e mezzo che una persona gode di un tuo bene, rovinandotelo, usandolo abusivamente e tu non hai nessuna tutela, non può esserci grande empatia: questi inquilini tendono a sfruttare la situazione fino in fondo”.

A estremi mali, estremi rimedi. Solo che lo stesso signor Francesco ammette che, benché laureato in scienze politiche, se non avesse un “patrimonio da curare”, di questi tempi sarebbe probabilmente disoccupato e che se veramente la legge abbassasse il periodo di sfratto a 3 mesi si creerebbe “un disordine sociale a Modena come altrove”.

Leggi anche: No, non siamo diventati tutti poveri.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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