Oggi si festeggia San Geminiano. In Toscana

Oggi si festeggia San Geminiano. In Toscana

Il 31 gennaio si festeggia San Geminiano, il santo modenese, ma non è solo Modena a venerarlo: in Toscana, le città di Pontremoli e San Gimignano condividono infatti questo culto. Le ragioni? Antiche e intrise di storia e leggenda, fra alluvioni, nebbie provvidenziali, furti di reliquie, passaparola medievali e giganteschi falò.

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E alla fine, è arrivato anche San Geminiano, il santo dalla barba bianca patrono di Modena e dei modenesi, chiamati anche “i geminiani”. Quando noi, figli degli anni ’80, andavamo a scuola, era il meritato giorno di vacanza alla fine del primo quadrimestre. Poi, l’intramontabile bancarella con i cavallucci, i pesci palla essiccati e le bocche di squalo fra Via Università e Corso Canal Grande, il banditore di pentole allo sbocco di Via Gallucci, la piadina salsicciacipollapeperoni in Piazza Grande. E’ questo il giusto spirito medievale alla base di molte feste patronali: in strada il profano – la fiera, il commercio, la compravendita -, in cattedrale il sacro – la lenta sfilata dei fedeli a vedere la reliquia, lo scheletrino del Santo bardato in abiti da Vescovo.

Il punto però è che San Geminiano non è una prerogativa modenese. Insomma, non è solo il nostro patrono e, benché il vero, l’originale, il copyright sia a Modena, ci troviamo per esempio a condividerlo con almeno altre due note città italiane, per l’esattezza toscane: Pontremoli e San Gimignano.

Esorcismo della figlia di Gioviano
Esorcismo della figlia di Gioviano

Nato a Cognento, San Geminiano muore a Modena il 31 gennaio 395. Poche decine di anni prima, il cristianesimo era stato accettato come religione e nel giro di meno di un secolo l’Impero Romano d’Occidente si sarebbe disgregato frammentandosi in quei famosi regni romano-barbarici (Longobardi, Visigoti e compagnia). In vita, da Vescovo, Geminiano si costruisce una buona fama come guaritore dai demoni – attribuita per la verità a molti santi – e veleggia fino a Costantinopoli per esorcizzare la figlia dell’Imperatore Gioviano. Come di consueto, la storia poi si ammanta di leggenda e di credenze, alimentando la lista dei miracoli post-mortem del santo.

Francobollo dedicato a San Geminiano
Francobollo dedicato a San Geminiano

Fra questi, si parla di un gran nebbione calato su Modena per nasconderla agli Unni del temibile Attila, durante le loro note scorribande in Veneto e Friuli neanche un secolo dopo la morte del santo. Gli Unni non videro Modena, tirarono dritto e andarono a seminare distruzione altrove. In realtà, pare che gli Unni non scesero mai sotto il Po, poiché erano popolo di terra, assolutamente negati come navigatori. E’ la stessa ragione per cui, nello stesso periodo, gli abitanti di Aquileia scapparono remando come pazzi su quegli isolotti a forma di pesce della laguna veneta fondando così la città di Venezia e sventolando verso Attila un plateale gesto dell’ombrello: prova a prenderci ora!

Un altro miracolo post-mortem dell’Alto Medioevo, che ci porta finalmente al cuore della questione, è legato all’acqua: nel corso di una terribile alluvione nel giorno del 31 gennaio, i modenesi si rifugiarono in Duomo pregando San Geminiano di proteggerli: l’acqua irruppe rabbiosa nelle strade, arrivò a lambire i fianchi e le finestre della cattedrale, ma dentro non entrò una sola goccia e gli abitanti furono salvi. A causa di queste frequenti alluvioni, in realtà, Modena fu poi abbandonata per più di due secoli secoli a favore di Cittanova dove i modenesi stabilirono una nuova e più asciutta residenza.

Pontremoli
Pontremoli

Tuttavia, così come la paura degli Unni aveva valicato il Po meglio di loro penetrando nella Bassa fino a Modena, il prodigio acquatico di San Geminiano passò di bocca in bocca, di paese in paese, e come un telefono senza fili raggiunse quella terra di lupi che era (ed è) la Lunigiana. Percorsa dal fiume Magra, che per l’appunto anche di recente ha fatto parlare di sé, la zona era (ed è) soggetta ad alluvioni, e così la cittadina di Pontremoli decise di mettersi sotto la protezione del santo modenese che ne è tuttora patrono.

Pontremoli, falò di San Geminiano
Pontremoli, falò di San Geminiano

Oggi la tradizione è ancora viva e sembra scontrarsi sul filo degli elementi naturali: ogni 31 gennaio, infatti, a Pontremoli si accende il poderoso falò di San Geminiano nel greto del fiume Verde. Ma siccome in Toscana non c’è gusto se non ci si fa la guerra fra vicini di casa – meglio ancora se all’interno della stessa città – il 17 gennaio, mentre da noi si svolgono le prove generali della fiera patronale e si benedicono gli animali, sempre a Pontremoli i fedeli della parrocchia di San Nicolò accendono il loro falò nel greto del fiume Magra. E’ la tradizionale “Disfida dei falò”, che il 31 gennaio è accompagnata dal particolare incitamento dei fuochisti geminiani: “Alò Alò Alò, abbasso San Nicolò” e “Abbasso il Vaticano, evviva San Geminiano!”

(E se a questo punto avevate ancora qualche dubbio che Pontremoli fosse davvero in Toscana, qui viene definitivamente spazzato via!).

La seconda esportazione di San Geminiano a sud dell’Appennino avviene invece in una città che ha addirittura modellato il proprio nome in suo onore: San Gimignano, nota New York medievale le cui belle torri ancora svettano fra le colline senesi, oggi meta turistica calzino&sandalo very pittoresco. Qui, la trama si infittisce.

sangimignano
San Gimignano

La cattedrale dove i modenesi rimasero all’asciutto durante la famosa alluvione non era quella che vediamo oggi. Si trattava di un’altra struttura costruita praticamente nello stesso punto. La costruzione della cattedrale attuale comincia nel 1099, circa due secoli dopo il rientro dei modenesi a Modena dopo la parentesi di Cittanova. Nel 1106, il corpo di San Geminiano viene traslato all’interno della nuova struttura e una grande folla di persone si riunisce in città per assistere all’evento. Fra queste, si narra di un sacerdote toscano che in barba alla security staccò un dito del Santo portandolo con sé nella città delle cento torri.

Ma ciò suona strano, poiché la città di San Gimignano si chiamava già così prima dell’anno 1000, nel momento in cui Sigerico di Canterbury elencò tutte le tappe della Via Francigena fino a Roma. Il motivo di questo nome? Il fatto che San Geminiano avesse protetto anche questa città dalle scorribande degli Unni di Attila.

E alla fine, il cerchio si chiude e torniamo alla base, con storie di acqua e di nebbia, e un buon San Geminiano a tutti!

In copertina: Ludovico Lana, Gonfalone con San Geminiano che addita la città di Modena alla Madonna del Rosario, Sala del vecchio Consiglio, Palazzo Comunale di Modena. L’opera fu realizzata come stendardo processionale al termine della terribile peste del 1630. (Fonte: Comune di Modena)

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Nata a Modena, si è laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Pisa. Tra una permanenza e l'altra in Francia ha collaborato con diverse realtà culturali tra cui la Fondazione Collegio San Carlo di Modena e la Cooperativa Itinera di Livorno. Ha curato la rubrica Cineart per il sito di Finestre sull'Arte e oltre che per Note Modenesi scrive per Converso.

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