Riusciremo mai ad alimentare tutto il pianeta?

Riusciremo mai ad alimentare tutto il pianeta?

Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione inaugurato ieri a Parma, ospita quest'anno la seconda edizione del World Food Research and Innovation Forum. Le sfide per l’alimentazione del pianeta, l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’eredità di Expo Milano 2015 sono tra i principali temi trattati nelle varie sessioni di lavoro che proseguiranno fino ad oggi.

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Non solo business ed eccellenze alimentari – grazie alla presenza di oltre 3 mila aziende espositrici – sono al centro della 18a edizione di Cibus, Salone internazionale dell’alimentazione, inaugurato ieri alla Fiera di Parma, “città creativa per la gastronomia” dell’Unesco. Quest’anno infatti all’interno dell’appuntamento più importante d’Italia nel segmento food, si terrà la seconda edizione del World Food Research and Innovation Forum. Obiettivo del Forum, progetto iniziato nel 2014 attraverso un percorso di eventi internazionali e culminato nella conferenza dello scorso settembre a Expo Milano, è quello di valorizzare il contributo fornito dalla ricerca – lungo tutta la catena di approvvigionamento alimentare – ai responsabili delle decisioni per lo sviluppo e l’implementazione di un modello basato su tre pilastri: prevenzione, sicurezza e sostenibilità. Le sfide per l’alimentazione del pianeta, l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’eredità di Expo Milano 2015 sono alcuni dei temi al centro dei lavori che proseguiranno fino ad oggi (il gran finale di Cibus è previsto invece per giovedì prossimo 12 maggio) concludendosi con la tavola rotonda “Global food system, The 2030 agenda for sustainable development, Climate Change: a time for action. The multistakeholder engagement”, che dovrà delineare le sfide e le correlazioni tra i tre eventi che hanno segnato una svolta in fatto di sostenibilità della vita economica e sociale nel pianeta: Expo 2015, la conferenza mondiale delle Nazioni Unite per l’agenda 2030 ed i 17 nuovi obiettivi per lo sviluppo sostenibile, la Conferenza COP 21 di Parigi sul cambiamento climatico.

Leggi anche: “Undicesimo: non sprecare pane e companatico

Come riporta Vita.it, innovazione, ricerca e sostenibilità sono gli strumenti del cambiamento dell’alimentazione in uno scenario mondiale che, secondo l’ultimo rapporto SOFI dell’Onu, ha visto scendere il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo a 795 milioni, 216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92, vale a dire circa una persona su nove. Eventi meteorologici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili ostacolano questo processo tanto che circa una persona su cinque che soffre la fame vive in ambienti di crisi. Dal 1991 ad oggi è passata dal 18,6% al 10,8 e tuttavia è ancora molta la strada da percorrere, soprattutto per il contenimento degli sprechi: sul pianeta un terzo della produzione di cibo destinata al consumo umano si perde o si spreca lungo la filiera alimentare, circa il 24% misurando in calorie, secondo il World Resources Institute. Il valore economico del cibo sprecato a livello globale si aggira intorno ai 1.000 miliardi di dollari all’anno, ma sale a circa 2.600 miliardi di dollari se si considerano alcuni dei costi «nascosti» legati all’acqua e all’impatto ambientale.

“Il contributo che può dare l’Emilia-Romagna a questa discussione – ha spiegato Palma Costi, assessora alle attività produttive della Regione Emilia-Romagna, presente all’inaugurazione – nasce da esperienze concrete e di eccellenza. A partire dalla piattaforma agroalimentare costituita dalla Rete alta tecnologia, con i suoi laboratori di ricerca, i centri per l’innovazione e le Università: una realtà nata per stimolare soluzioni innovative applicabili all’industria agroalimentare, nella quale operano cinquanta start up”.

Tra le autorità presenti, anche il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, che è intervenuto sul controverso Ttip, il trattato transatlantico di libero scambi tra Unione Europea e Stati Uniti (ne abbiamo parlato diffusamente qui e anche qui), la cui approvazione è di nuovo in salita dopo il no della Francia. L’Italia invece, resta favorevole al trattato, come ha sottolineato Martina: “Guai a leggere il trattato e i suoi potenziali strumenti come un problema – ha dichiarato – bisogna costruire un discorso pubblico sui problemi, ma pure sulle opportunità dell’accordo, anche perché non si può combattere l’Italian sounding (l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere e commercializzare prodotti affatto riconducibili al nostro Paese. ndr) se non si lavora su un accordo commerciale dove possiamo alzare i livelli di tutela delle nostre qualità agroalimentari”.

Fonte immagine di copertina: edizione 2014 di Cibus.

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