Riordino delle istituzioni locali/2: le Terre di Castelli

Riordino delle istituzioni locali/2: le Terre di Castelli

Un anno di lavoro, decine di sedute tra commissioni e consigli comunali, vari documenti di analisi prodotti: è il lavoro che ha coinvolto l'Unione Terre di Castelli insieme a Nomisma e Consorzio Mipa per valutare la situazione attuale del territorio e studiare possibili forme di riorganizzazione, compresa la fusione tra comuni. Abbiamo parlato di questo inedito percorso istituzionale con Marco Ranuzzini, presidente delle Commissione consultiva per lo studio di fattibilità.

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«E dire che, tutt’ora, non sono convinto fino in fondo della fusione tra comuni!». Sorride, Marco Ranuzzini, mentre rivela un’opinione che a molti sembrerà quantomeno singolare, considerando il ruolo che ha ricoperto nell’ultimo anno: presidente della commissione consultiva paritetica per lo studio di fattibilità sul riordino istituzionale dell’Unione Terre di Castelli. «Detta così, sembra un incarico molto pomposo» ci dice Marco, «ma in realtà mi sono limitato a coordinare un gruppo di consiglieri dei vari comuni coinvolti nel progetto, che avevano l’incarico di affiancare la società responsabile dello studio nelle varie fasi di elaborazione e redazione dei documenti». 29 anni, capogruppo del centrosinistra in consiglio comunale a Castelnuovo Rangone, Marco ha seguito passo passo lo sviluppo dello studio, forte anche della sua competenza professionale (svolge ricerche sulle politiche pubbliche all’Università di Modena e Reggio Emilia), e nessuno meglio di lui può raccontarci come sono stati questi ultimi mesi di lavoro sul fronte del riordino istituzionale nelle Terre di Castelli.

Marco Ranuzzini
Marco Ranuzzini

«Come percorso ci distinguiamo un po’ da quanto accade nel resto della regione, perché abbiamo deciso di avviare questa commissione, parallelamente alle delibere dei consigli comunali che stabilivano di commissionare uno studio di fattibilità sulla fusione tra comuni e la riorganizzazione dell’attuale unione, chiedendo contestualmente i finanziamenti alla regione. Non è un passaggio obbligato, anzi. Ma credo che abbia rappresentato un valore aggiunto nel nostro percorso». La commissione è composta da due consiglieri per ogni comune partecipante (con l’esclusione di Savignano sul Panaro e Guiglia, che hanno deciso di non avviare lo studio), uno di maggioranza e uno di minoranza, in modo che fosse realmente paritetica e consultiva, e non si riproducessero al suo interno le dinamiche tipiche di organi come i consigli comunali. «I compiti della commissione sono stati sostanzialmente due» prosegue Marco, «elaborare un documento di mandato, da consegnare alla società incaricata, che esplicitasse i contenuti e le richieste elencate nel bandi di gara, e seguire successivamente i responsabili dello studio, proponendo se necessario integrazioni e approfondimenti alle varie analisi». Un’attività suddivisa quindi in due fasi ben distinte. «Secondo me la commissione ha lavorato molto bene nella prima fase, da settembre a novembre 2015, quando ha dovuto elaborare il documento di mandato da consegnare a Nomisma e al Consorzio Mipa, le società che avevano vinto, in un raggruppamento temporaneo di imprese, la gara per l’affidamento dello studio. Ci siamo trovati praticamente tutte le settimane, in cui tutti quanti, dal Movimento 5 stelle alla Lega Nord al Pd si sono seduti intorno a un tavolo, alla pari, e hanno cominciato a evidenziare delle questioni, osservazioni, punti di vista diversi da considerare eventualmente nello studio».

Leggi la prima parte del servizio sul riordino delle istituzioni locali.

Il risultato è un documento di sei pagine, che ha lo scopo di mettere in risalto spunti e richieste che si chiede allo studio di affrontare, partendo dalle domande elaborate dai consiglieri della commissione che hanno evidenziato elementi di forza e di debolezza della situazione del territorio. Gli spunti vanno dall’analisi dell’esistente, ovvero l’Unione Terre di Castelli e i singoli comuni che la compongono, con focus mirati sulla realtà territoriale, i servizi erogati, la situazione finanziaria, alla disamina dei vari scenari possibili, ovvero la fusione tra i comuni e il potenziamento della governance dell’attuale unione. «È stato un percorso molto bello, che ha prodotto secondo me un ottimo risultato», dice Marco, con un certo orgoglio. Quando si è trattato di seguire il lavoro di Nomisma, invece, il rendimento della commissione non è stato allo stesso livello. «Secondo me il lavoro della società non poteva essere affiancato molto di più di quanto si è fatto», confessa Marco. «Però la commissione poteva fare altro. Poteva per esempio iniziare a parlare dei temi di governance di Unione, o della riorganizzazione e potenziamento della sua struttura e dei suoi servizi. Il problema è che la commissione, per fare questo, avrebbe dovuto essere integrata con i componenti di Savignano e Guiglia, che non hanno partecipato allo studio». L’attività è proseguita, dunque, per certi versi “zoppa”.

«Dopo la consegna del documento di mandato c’è un stato un incontro pubblico con l’assessore regionale al riordino istituzionale, Emma Petitti, che è venuta a parlarci delle politiche regionali di aggregazione, e soprattutto del referendum consultivo in caso di progetto di fusione tra i comuni. Poi abbiamo avuto il grosso problema che il comune di Guiglia non ha fornito i dati richiesti. Avevamo infatti concordato che, sebbene fuori dallo studio, le due amministrazioni (Savignano e Guiglia, ndr) fornissero comunque i dati per poter elaborare ipotesi e scenari realistici, ma mentre con Savignano non ci sono stati problemi, la giunta di Guiglia ha cambiato idea. Questo ha comportato un rallentamento del lavoro di Nomisma e Mipa, che sono state in grado di fornire i primi risultati a giugno-luglio. Per cui c’è stato un buco di lavoro abbastanza ampio per la commissione, che è andato da marzo a luglio. Ci siamo poi ritrovati per esaminare i documenti preliminari ai primi di agosto, abbiamo formulato delle osservazioni e poi si è deciso di andare verso i consigli comunali, perché iniziassero a esprimersi». Passaggi nei consigli comunali che stanno avvenendo tutt’ora. «Ormai direi che quasi tutti i consigli hanno preso atto dello studio. La convenzione è stata prorogata fino a fine novembre, data entro cui dovrà essere consegnato l’elaborato definitivo. Dopodiché la commissione consultiva avrà esaurito il suo compito e la palla passerà in mano ai vari comuni». Un anno lungo, e di intenso lavoro, su cui non è agevole esprimere un giudizio complessivo. «È difficile da valutare, perché si è trattato di un percorso davvero a due facce: molto bene nella prima parte, quando abbiamo elaborato il documento di mandato; peggio nella seconda, quando si è trattato di affiancare Nomisma e Mipa. Faccio fatica a trovare un punto di sintesi per valutare l’attività della commissione. In ogni caso, credo che l’esperienza, come metodo, sia stata più che positiva e penso che ne dovrebbero tenere conto anche altri comuni che volessero procedere su un percorso simile al nostro. Avevamo però ulteriori margini di potenzialità che non siamo riusciti a esprimere pienamente».

Il lavoro si è quasi concluso: benché non ancora definitivo, il percorso di studio ha restituito una serie di documenti relativi all’analisi socio-economica del territorio, alla mappatura dei servizi e delle funzioni, allo stock di regolamenti e modalità organizzative, fino alla formulazione di alcune ipotesi e proposte di futuro assetto organizzativo (tutti disponibili sul sito dell’Unione Terre di Castelli, nella sezione “Studio di fattibilità fusione”). In sintesi, in base all’analisi del rendimento istituzionale e dei principali indicatori comparativi, vengono considerati tre possibili ipotesi: due fusioni, che coinvolgono tutti i comuni della pianura e tutti i comuni della montagna; oppure tre fusioni, due in pianura e una in montagna. Possibilità su cui dovranno ora esprimersi i comuni.

«Gli scenari possibili, secondo me, sono tre» ragiona Marco. «Le amministrazioni possono, sulla base dello studio, oppure a prescindere dalle indicazioni contenute in esso, decidere di fondersi “con geometrie variabili”; possono prendere il documento definitivo, metterlo in un cassetto, e riparlarne fra qualche anno, quando le condizioni politiche lo permetteranno; oppure, ed è secondo me l’opzione più saggia, iniziare a discutere tra di loro per capire quali sono le ipotesi migliori, le più convenienti e praticabili». L’asse, quindi, dal lato tecnico si sposta decisamente su quello politico. «Ma in realtà è sempre stata una questione prettamente politica. Considera che la legge non prevede nemmeno l’obbligo di stendere uno studio di fattibilità. È chiaro che adesso i decisori politici hanno in mano più elementi per poter compiere una scelta informata e ponderata. Vedremo in futuro che cosa sceglieranno».

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Sono nato a Vignola nel 1985. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione a Bologna ho conseguito un master in Editoria all'Università Cattolica di Milano. Ho lavorato fino al 2015 per le Edizioni Dehoniane e attualmente collaboro con diverse case editrici e riviste, tra cui Il Regno. Mi interesso di temi legati a cultura, legalità e politica. Dal 2014 sono consigliere comunale a Vignola.

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