Reggio città “No-slot” contro il gioco d’azzardo. E Modena?

A Reggio si è mossa da tempo la Gazzetta, col sostegno di Comune e Provincia e del Connaga – Coordinamento Nazionale Gruppi per Giochi d’azzardo –  e i risultati sono arrivati. Tra città e provincia infatti, sono ormai decine i bar No-slot, gli esercizi che hanno rinunciato a ospitare slot-machines, videolottery e qualsiasi altro apparecchio legato al mondo del gioco d’azzardo che in Italia vede quasi un milione di persone affette da dipendenza. Una vera e propria patologia sociale, che però costituisce anche una delle maggiori “industrie” del Belpaese: secondo quanto riporta Repubblica, nel 2014 gli incassi per l’erario relativi alle varie forme di gioco d’azzardo hanno raggiunto la cifra record di 8 miliardi di euro, oltre 35 quelli ipotizzati fino al 2017. Ergo: “Le spinte sulla lotta alla ludopatia sono forti, le esigenze di cassa forse di più”.

Di qui la schizofrenia dell’intervento dello Stato che nell’ultima Legge di Stabilità, se da un lato cerca di frenare il fenomeno ad esempio vietando la pubblicità sui giochi con vincita in denaro nelle trasmissioni tv e nelle radio generaliste dalle ore 7 alle ore 22, prevedendo che a decorrere dal 2016 il rilascio del nulla osta per le newslot sia consentito solo in sostituzione di quelle già esistenti (il che preclude l’ammissione di apparecchi aggiuntivi come qualcuno aveva ventilato con la legge ancora in bozza), dall’altro ovviamente non ha alcuna intenzione di rinunciare alle entrare garantite da questo business.

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E che lo Stato non abbia alcun vero interesse a mollare la presa su questa miniera d’oro, lo dimostra anche il fatto che per un esercente – anche volendolo – non è facilissimo rinunciare alle slot. Un esempio? Lo spiacevole episodio accaduto a Orzinuovi, in provincia di Brescia, raccontato da Vita. Ripulire dalle slot il proprio locale richiede una procedura burocratica, non si può fare dall’oggi al domani. Eppure nel Bresciano la titolare di un bar ha deciso di eliminarle al volo. La ragione? “Un anziano – ha spiegato la padrona del Caffè Portico – si presentava spesso nel mio locale versando la pensione in quella slot da gioco”.

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Una situazione che ha prodotto nella proprietaria un comprensibile, e condivisibile, problema di coscienza. Tanto da spingerla a disattivare il macchinario per scoraggiare il pensionato e cercare di frenare la sua deriva autodistruttiva. Una scelta che le è costatata cara, perché, scrive sempre Vita con una dose di amara ironia, “nel periodo successivo alle continue disattivazioni volontarie, la donna ha deciso di annullare il contratto con l’azienda che le aveva procurato la slot. E dai Monopoli di Stato – tanto lenti quando si tratta di fornire dati e informazioni sul business che controllano, tanto lesti quando si tratta di sanzionare il cittadino – ha ricevuto una multa di 1.564 euro, da pagare in cinque giorni, pari al mancato incasso della macchinetta. E non ci saranno sconti o condoni. Quelli si fanno solo a chi evade miliardi”.

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In Emilia-Romagna esiste dal 2013 una legge per la prevenzione e la riduzione dei rischi derivanti dal gioco d’azzardo patologico. Nella nostra regione, nel 2013, il fenomeno della ludopatia ha comportato l’assistenza di 1.102 persone da parte dei Sert delle Aziende Usl. Un dato fortemente in crescita e si stima che i giocatori totali siano circa 10mila. Nel rapporto pubblicato quest’anno dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel 2013 il fatturato complessivo in regione per il gioco è stato di 5,9 milioni di euro; di questi, i soldi persi dai giocatori sono stati pari a 1,3 milioni di euro. In Emilia-Romagna ci sono 21 Sale Bingo, 562 punti vendita concorsi pronostici, 2.843 punti vendita per giochi a totalizzatore (win for life, superenalotto), 290 luoghi di scommesse ippici, 404 luoghi di scommesse sportivi, 2.457 ricevitorie del lotto, 4.749 punti vendita lotterie. In totale sono 31.631 le slot machine in 7.244 esercizi e 4.870 le videolottery in 404 sale. A Modena, i cosiddetti “apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro” sono circa 1600 in città e quasi 5900 in provincia. C’è poco da girarci intorno, parliamo di numeri enormi.

Close up of three seven Jackpot on slot machine
Close up of three seven Jackpot on slot machine

La fase operativa del Piano integrato per il contrasto alla dipendenza dal gioco patologico della Regione Emilia-Romagna, tra le altre cose, prevede anche una vetrofania con il marchio “Slot Free ER” per gli esercizi commerciali che rinuncino alla presenza nel loro locale delle varie macchinette mangia-soldi. Ma, come si sa bene a Modena anche se la distanza chilometrica è risibile, Bologna può essere molto lontana o vicina a seconda delle volontà, delle occasioni, dell’interesse. Dipende. A Reggio, appunto, grazie all’iniziativa della Gazzetta appoggiata dalle istituzioni, sono sempre di più i bar “No slot“. A Modena ci risulta una situazione molto diversa. Da quel che si sa, al momento, solo due bar a Carpi hanno detto no alle slot. Anche se, non esistendo una mappatura, potrebbero essercene altri (nel qual caso, ce lo segnalino pure, grazie). Eppure il Sindaco Muzzarelli, che è anche presidente della morente Provincia, aveva promesso nel febbraio di un anno fa di rilasciare presto “il marchio ‘Slot Free ER’ anche dal nostro Comune”. Attendiamo perciò con fiducia di vedere applicato il marchio No-Slot anche in molti esercizi modenesi.

Immagine di copertina, photo credit: Slot Machine….It takes luck via photopin (license).

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