Realizzarsi dopo i 50 anni: Paola Rossi Roberti, la pittrice dei cani

Tutte le migliori storie cominciano con un momento di rottura forte, un prima e un dopo, una svolta più o meno traumatica. Per Paola Rossi tutto è cominciato con la morte dell’amato Fritz, uno Zwergschnauzer nero che era tutto per lei, come un figlio. “Era molto speciale, gli ho dedicato una mostra, quando è spirato è stato molto doloroso”, dice emozionata e con gli occhi che le brillano.

Morto il cane, Paola Rossi cade in uno stato di prostrazione. Era il 2003, un periodo amaro per questa benestante signora bionda di 60 anni che mi accoglie nel suo studio, una mansarda al quarto piano di un elegante palazzo in stile Liberty in piazza Mazzini, a pochi passi dalla sinagoga monumentale e dal municipio. Un tempo questo atelier di 60 mq con vista sui tetti della città, finemente arredato e pieno di dipinti di cani, era un ambulatorio. Nella sua vita precedente la signora Rossi era infatti una nutrizionista. Ha esercitato fino al 2003, anno fatidico, in cui si frattura anche un perone.

Costretta all’immobilità, afflitta dalla scomparsa di Fritz, Paola Rossi prende una foto del cane e comincia a disegnare, a dipingere e non si ferma più. Scopre un talento nascosto e ogni creazione “è un piccolo miracolo” dice, una tela che si anima sotto i colpi di pennello in modo quasi magico, come la pagina bianca che si riempe di parole per uno scrittore.

Moglie di un avvocato, senza figli, la dottoressa Rossi si lascia convincere dalla sorella a iscriversi a un corso di pittura all’Università della Terza Età di Modena. Un modo per incanalare il suo dolore e esplorare una vena artistica che non sapeva di possedere.
I dolori di questa ricca signora diventano presto più di un hobby. Nel 2007 arriva la gratificazione della prima mostra personale intitolata “L’amico Fritz”, massimo omaggio cittadino per uno Zwergschnauzer. L’ultima esposizione, con dipinti provenienti da collezioni private, si è svolta nel mese di novembre presso la galleria d’arte Artesi ed è stato un successo, con molti clienti della signora arrivati per contemplare il loro cane immortalato su tela.

“Mi ritengo una donna fortunata ma non lo considero un lavoro, spesso dipingo gratis per i miei amici o parenti”, dice Paola Rossi. I suoi clienti sono conoscenti, facoltosi professionisti che spendono anche 800 euro per il ritratto del loro adorato e fedele quadrupede. L’ex dietologa si specializza in ritratti di cani e allarga i suoi orizzonti creativi aggiungendo ai soggetti canini anche i gatti e qualche neonato. La signora Rossi spiega il suo metodo di lavoro: “Parto sempre da una fotografia dell’animale, deve esprimermi dolcezza e emozioni, ricerco l’espressività nello sguardo dei cani, la loro anima più pura: comincio sempre con il dipingere gli occhi”. E gli occhi dei canidi, vivi e morti, sono dappertutto nell’atelier dell’artista.

L’atmosfera nello studio è intima e informale. Un universo a parte fra i tetti rossi della città, una bolla poetica lontana dalle tribolazioni dei mortali al piano terra. Sui muri sono appesi ritratti di labrador, collie, beagle, carlino, yorkshire e bassotti. Niente pittbull né rottweiler o altri cagnacci cattivi da combattimento: ”Non mi piacciono i cani aggressivi o troppo muscolosi”. A parte questo aspetto, nessuna discriminazione in quanto alla razza, la dottoressa Rossi infatti dipinge tutte le razze “anche i bastardi”, dice la pittrice.
E’ come se non avesse pregiudizi a livello canino, come se credesse nella società multirazziale canina, se solo esistesse questo concetto. Potrebbe essere la realizzazione di un’utopia, la scoperta che un mondo migliore è possibile, a livello canide. In quest’antirazzismo libertario di matrice canina trovano posto anche alcuni significativi gattini e qualche ritratto di infanti dai capelli biondi e gli occhi azzurri.

C’è qualcosa che stride in questo piccolo mondo antico, nell’universo poetico di questa pittrice sui generis. Ma prima ancora che ponga la domanda la signora Rossi precisa: ”Non sono affatto una fanatica animalista, non sono neppure vegetariana, da nutrizionista so bene quanto siano importanti nell’alimentazione le proteine animali, sono solo un’amante dei cani”.

Tuttavia l’amore per i cani di Paola Rossi Roberti supera quello per gli esseri umani: ”Gli uomini ti tradiscono, i cani mai”, dice mentre tiene fra le dita la foto di Fritz. Il dipinto squisitamente incorniciato dell’amato Zwergschnauzer troneggia al centro dell’atelier. Per un attimo penso alle immagini delle famiglie in lutto nei territori occupati con sul grembo i ritratti dei figli morti. Ma siamo Modena, e questa è una storia modenese emblematica, quella di una signora benestante che dipinge i cani e i gattini per i suoi amici benestanti e che, suo malgrado, si è inserita in un mercato sempre più redditizio.

Le bacheche dei social network sono un florilegio di cani&gattini teneri, le persone umanizzano la propria bestia fino a creare nelle loro menti un vincolo di parentela intraspecie, i concorsi internazionali di bellezza per cani proliferano e nelle nostre città è ormai normale osservare distinti signori che si chinano per raccogliere con gioia le deiezioni del proprio animale. Rossi a parte, mi pare ci sia stata una perdita di misura nelle relazioni occidentali fra uomo-animale di compagnia, un rapporto morboso che non è mai esistito in precedenza e che è sorto non a caso nella (non più così) opulenta Europa che si indigna più facilmente per un cane maltrattato che per un bambino massacrato ad Aleppo.

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