Quell’antica signora che veglia su Modena

Piazza Grande a Modena, così come la conosciamo oggi – delimitata a nord dal Duomo, ad ovest dall’Arcivescovado e ad est dal seicentesco Palazzo Comunale – non è sempre stata così: di massima, la sua attuale configurazione risale al Medioevo. A parte, naturalmente, il lato sud, sede di una banca realizzata nel 1963 su progetto dell’architetto Giò Ponti in seguito all’abbattimento dell’ottocentesco Palazzo di Giustizia. Le piazze delle città medievali non erano solo i principali luoghi di aggregazione, erano anche il cuore economico e politico della comunità perché, oltre a celebrarsi il mercato, ospitavano anche – ieri come oggi – i palazzi pubblici. A Modena, su un punto così strategico per la vita della città, veglia da secoli una signora silenziosa e attenta. Una che sicuramente potrebbe raccontarne tantissime di storie di vita consumate sotto i suoi occhi. Di lei invece, si sa pochissimo.
La chiamano la Bonissima, in dialetto la Bunéssma, ed è una statua alta 137 cm composta da due parti: una testa in marmo greco e un corpo in calcare cristallino.
Dal 1268 circa controlla tutto ciò che avviene sotto i suoi occhi, come si legge nella cronaca di Bonifazio da Morano:

In quel tempo (1268) nell’ultimo giorno di aprile fu collocata la Buonissima, come statua di marmo nella piazza della città di Modena, davanti all’ufficio delle bollette (o della Bona Stima)

Oggi possiamo ammirarla alzando lo sguardo sopra il portico dove il Palazzo Comunale fa angolo con via Castellaro.

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Riguardo la Bonissima, come vuole ogni tradizione che si rispetti, la leggenda si mescola alla realtà. Per il popolo la statuetta rappresenta una ricca dama modenese che in un periodo di carestia sensibilizzò i nobili del posto affinché aiutassero gli indigenti con delle donazioni. Tale leggenda si è andata rafforzando dalla identificazione di quella che sembra una borsa, posizionata in una piega della veste.

Se ad una prima occhiata sembra che in effetti la donna sorregga una borsa nella mano destra, secondo alcuni studiosi trattasi invece di un cappuccio. La ricca donna era solita nascondere il capo per andare a chiedere l’elemosina ai suoi pari ceto per poter sfamare i meno abbienti. I ricchi della città le negarono la carità e la scacciarono; solamente una famiglia povera l’accolse in casa e le donò la mela che stringe nella mano sinistra.

Le terre di Matilde. Fonte mappa.
Le terre di Matilde. Fonte mappa.

Anche quello che sembra un frutto è stato oggetto di varie interpretazioni. Un’altra versione vuole che sia un melograno, frutto che veniva associato a Matilde di Canossa, tra i cui possedimenti, anticamente, faceva parte anche Modena.
Ci sono poi gli storici che hanno cercato nelle fattezze della donna rappresentata personaggi realmente esistiti: per lo storico modenese Andrea Bertoni si tratta di “Bonixima, figlia di un tale Sigecio, che aveva donato vastissimi poderi al monastero di San Pietro”.
Altri hanno identificato la statuetta con Gundeberga, “donna nobile e generosa” morta nel 570 la cui lapide nella cripta, è stata spostata in tutte le varie chiese che si sono succedute prima dell’attuale Duomo.

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Una versione meno romantica deriva dallo studio dell’etimologia del suo nome: l’origine di questa statua vuole che essa rappresentasse l’insegna dell’Ufficio della Buona Opinione o Buona Estima (nome che in dialetto viene pronunciato con parole che ricordano appunto il suono di Bonissima). La statuetta doveva rappresentare l’onestà nel commercio (dal nome del palazzo della “bona misura”), tesi avvalorata dal fatto che la mano sinistra stringe una borsa (sicuramente colma di monete) e la destra il pomello di una bilancia (andata perduta), simboli del buon commercio, e posava i piedi su un basamento con incise le antiche unità di misura modenesi.

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Si dice, si è detto, si crede. Chi è davvero rappresentata in quelle fattezze di donna forse non lo sapremo mai, ma è talmente famosa in città che la parola con cui la si identifica “la Bunéssma” ancora oggi è sinonimo di persona curiosa, pettegola e conosciuta da tutti, proprio come la statuetta che dall’alto della sua posizione nella piazza può vedere e controllare tutto quello che succede.

Così importante che a lei è dedicato in ottobre un Festival di alta enogastronomia. Una di quelle occasioni in cui Piazza Grande torna alla sua funzione medioevale di piazza del mercato.

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