Quella meraviglia della natura che unisce terra e cielo

Quella meraviglia della natura che unisce terra e cielo

L'incremento del 20% negli ultimi trent'anni delle aree forestali dell'Emilia-Romagna, fa della nostra regione la più "verde" d'Italia, con quasi un terzo del suo territorio coperto da piante. Una bella notizia, perché da sempre queste meraviglie della natura ci affascinano. "Davanti all'albero che unisce due infiniti opposti, l'impenetrabile materia sotterranea e tenebrosa e l'inaccessibile etere luminoso, l'uomo si mette a sognare".

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L’Emilia Romagna è la regione più “verde” d’Italia. Il rapporto del 2015 del Infc, ovvero l’Inventario Nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio, ha evidenziato come la nostra regione vanti il maggior numero di piante rispetto al resto del Paese, con 1815 piante per ettaro. Secondo quanto riportano i dati del Piano forestale dell’ER, grazie a un incremento del 20% negli ultimi trent’anni, le aree forestali (qui un elenco delle principali piante autoctone) hanno raggiunto la superficie record di 611 mila ettari, arrivando a coprire quasi un terzo dell’intero territorio.

Numeri che devono rendere orgogliosi anche i modenesi. Uno dei pregi della città infatti, sembra essere proprio la quantità di piante presenti.  Non solo Parco Amendola, Parco della Repubblica o Parco Ferrari, quindi. Modena è circondata da un pentagono di viali alberati che incornicia il centro, e sono innumerevoli le vie più residenziali dove le piante ombreggiano la strada. Nonostante l’Emilia Romagna sia una delle regioni con maggiore consumo del suolo, e Modena sia una delle città più inquinate d’Italia, in città e provincia gli alberi giocano ancora un ruolo importante, anche per la ricca presenza di molti alberi monumentali.

L'olma di Campagnola Emilia, considerata simbolo dell'intera regione.
L’olma di Campagnola Emilia, considerata simbolo dell’intera regione.

Nonostante le auto, il clima terribile, il cemento e i mattoni, Modena offre delle ricchezze impagabili, fra la quercia di 25 metri dei Giardini Ducali, il cedro del Libano di 36 metri del parco della Villa di Montecuccoli, il leccio di Via Selmi, i gelsi, i taxodium, e platani e gli ippocastani. Una statistica degli Stati Estensi del 1847 attesta che uno degli albero più diffusi, con ben 4 milioni di esemplari, era l’olmo, pianta oggi rara nella pianura padana. Tra questi olmi la più celebre era certamente l’olma di Campagnola Emilia, della vicina provincia di Reggio, un albero maestoso di 27 metri che per oltre 300 anni ha protetto con la sua ombra, come una grande madre, il paese. Purtroppo, anche per questo capolavoro della natura, ritenuto l’olmo campestre più vecchio del mondo, un paio d’anni fa è risuonato il requiem: l’olma è stata dichiarata morta. Adesso la vecchia Olma è solo uno scheletro. Anche gli uccelli hanno capito di avere a che fare con un fantasma e disdegnano di posarsi sui suoi rami.

Da sempre gli alberi sono stati carichi di ogni tipo di simbologia, e per ogni cultura e popolo esistito sulla terra. Da Yggdrasil, l’albero cosmico della mitologia nordica, al Buddha che raggiunge l’illuminazione sotto l’albero di fico, e ancora alla Genesi 2,9, dove si legge: “Il Signore Dio fece germogliare dl suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male”.

Lucas Cranach, "Adamo ed Eva", 1526
Lucas Cranach, “Adamo ed Eva”, 1526

Nell’iconografia cristiana l’albero ha un’importanza capitale. E’ proprio quello di mela, l’albero della Tentazione, da cui, nell’immaginario collettivo, Eva coglie il frutto (anche se secondo alcuni è il fico). Senza addentrarci nella complessa esegesi della Bibbia, le cui letture sono molteplici, ritorniamo al valore dell’albero e alle forti simbologie, molto simili tra loro, che ogni popolo di ogni tempo gli attribuisce. Come dice Jacques Brosse nel suo saggio “Mitologia degli alberi”: “L’albero appare infatti il supporto più appropriato dii qualsiasi fantasticheria cosmica; è la via per una presa di coscienza, quella della vita che anima l’universo. Davanti all’albero che unisce due infiniti opposti, che congiunge le due profondità simmetriche e di senso contrario, l’impenetrabile materia sotterranea e tenebrosa e l’inaccessibile etere luminoso, l’uomo si mette a sognare. Se si appoggia al suo tronco, immobile e silenzioso come lui, si identifica con l’albero del quale gli sembra di percepire i movimenti.”

La magia dell’albero cattura ogni creatura vivente. Dagli animali, che vi trovano rifugio, agli esseri umani che, quando non lo distruggono, lo innalzano a tramite divino. Anche i bambini ne vengono affascinati, facendone il proprio compagno di giochi, ad esempio abbracciandoli, scalandoli, o tentando di entrarci (quando cavi). La fusione dell’uomo con l’albero d’altronde, per un motivo o per l’altro, compare continuamente nella mitologia, soprattutto quella greca.

Filide, quando scopre che il suo amato Demofonte non tornerà da lei, si uccide dentro un albero e viene mutata in mandorlo. Nelle Metamorfosi di Ovidio, Dafne si trasforma in alloro mentre tenta di fuggire da Apollo, che l’insegue, perdutamente innamorato.
In città questa componente magica degli alberi viene però in parte perduta. Le piante delle città vengono date per scontate, e se gli antichi le tenevano in enorme considerazione, adesso questo contatto è venuto meno, come se gli alberi fossero solo parte del paesaggio urbano, come i semafori, le grondaie, i lampioni. Ma per chi è di montagna o di campagna la storia è un po’ diversa: per chi cresce nel verde è difficile separarsene.

Foglie d'acero in autunno. Uno scatto di Giovanna Durgoni
Foglie d’acero in autunno. Uno scatto di Giovanna Durgoni

mitologia2Città o campagna, gli uomini vengono comunque attratta da questa abitanti della terra. Ma perché tanto da renderla protagonista indiscussa della loro immaginazione? Ancora Brosse spiega “I primi essere viventi furono, e non poteva essere altrimenti, delle piante, perché ogni animale, qualunque esso sia, non può vivere senza piante. Solo la pianta non dipende altro che dagli elementi, perché solo lei è in grado di assimilarli e trasformarli. Mentre dal terreno aspira l’acqua e i sali che vi sono disciolti, altrettanto direttamente si nutre dell’energia solare grazie all’assimilazione clorofilliana, che sviluppa ossigeno, quello che respiriamo.”

L’albero è non solo il simbolo della vita, ma dà anche la vita, e soprattutto la conosce, testimone silenzioso dell’esistenza di ogni creatura. Attratto da questo potere enigmatico, l’uomo non può che servirsi dell’albero come tramite con il divino, verso l’immensità del cielo e verso ciò che non comprende. Una speranza in forma terrena che lo salva dalla disperazione di una solitudine cosmica. “Attraverso il canale offertogli dall’albero che unisce terra e cielo, conscio e inconscio, chi medita può salire e scendere, passare dalla materia oscura e sotterranea, da cui un giorno è uscita, alla pura energia luminosa che lo anima e verso la quale tende. Può allora riscoprire la propria origine, e anche ciò che è al di qua di essa, grazie all’albero genealogico i cui rami sono i suoi antenati, e ritrovare l’umanità intera nell’albero dell’evoluzione che lo collega con la vita nel suo espandersi. L’uomo riaffonda le sue radici, attinge alla fonte, alle acque primordiali, nel fondo inesauribile comune a qualsiasi vita.”.

Questo immenso trasformatore biochimico è ciò che nutre la terra stessa, drenando le acque e rimettendole al mondo sotto forma di quei vapori che, prima in nuvole e poi in pioggia, abbeverano la terra. Ciò che gli alberi donano all’intero ecosistema è prezioso e non sostituibile (e soprattutto non rinnovabile!). Noi facciamo abbastanza per loro?

Immagine di copertina: alberi a Ubersetto di Antonio Trogu.

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