Quel pasticciaccio brutto del concorso della scuola

Quel pasticciaccio brutto del concorso della scuola

Il 15 settembre ripartono le scuole ma i risultati del concorso a cattedra non sono ancora arrivati dal Ministero e quelli parziali sono un'ecatombe di bocciature. Risultato: si rischia di cominciare l'anno con oltre 30mila posti vacanti. Ne parliamo con Luca Gherardi, assessore alla cultura, vicesindaco di Camposanto e docente precario.

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Non ci sta Luca Gherardi a passare per l’asino di turno, per uno dei bocciati al concorso indetto a maggio scorso per entrare in ruolo e uscire dal precariato. Un concorso organizzato in fretta e furia dal Ministero dell’Istruzione e di cui non si conoscono ancora gli esiti definitivi, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico. Quelli parziali parlano di un’ecatombe di bocciature. La percentuale dei candidati ritenuti non idonei fra le prove scrutinate sarebbe elevatissima: si parla addirittura di un 55% dei concorrenti non ammessi all’orale. Precario da quattro anni e alla ricerca dello status di professore di ruolo, il giovane amministratore di Camposanto è docente di italiano e storia. Ogni giorno, come migliaia di altri aspiranti insegnanti a cattedra candidati al concorso spulcia sul sito del provveditorato per controllare se i risultati sono stati pubblicati. Al 3 settembre sono 288 le graduatorie di merito approvate su 1484, ovvero solo il 19,4%. Questo significa che sui 63.712 posti previsti dal concorso sono stati coperti appena 4564 posti in graduatoria, dei quali 1490 sono vacanti. Sul totale dei posti disponibili, dunque, secondo le previsioni 20.800 saranno quelli che resteranno vacanti, ovvero poco più di un terzo. Ad essere penalizzati, gli studenti di primarie, medie e superiori che difficilmente riusciranno a completare i programmi previsti entro la pausa natalizia. Ritardi e inadempienze che finiranno per incidere sul grado di preparazione culturale dei ragazzi.

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Come molti colleghi Luca Gherardi si sfoga sui social network grazie ai quali i professori precari reduci del concorso si sono organizzati in gruppi di mutuo sostegno che denunciano ritardi e irregolarità nelle valutazioni, o almeno ambiguità nelle medesime.
Sotto le forche caudine di un’opinione pubblica che quando parla di loro e del concorso della scuola non esita a definirli “docenti di scarsa qualità”: “L’attenzione della stampa sulla questione è scandalosa, tratta il fatto con una superficialità disarmante, liquidandola in poche righe e definendo gli insegnanti “asini”: nessuno interpella i precari, siamo con il morale a pezzi, questa storia sta andando molto per le lunghe e in ballo ci sono posti di lavoro e eventuali scelte di vita. Ci saremmo aspettati una situazione più chiara ma in fondo non avevamo dubbi che ci sarebbero stati ritardi”, dice Luca Gherardi.

Il giovane amministratore e docente di lettere non se la sente di accusare nessuno: ”La situazione è complessa non c’è un colpevole, è l’impostazione del concorso ad essere molto macchinosa, impossibile rientrare nei tempi naturali di selezione”. Secondo gli aspiranti docenti di ruolo come Luca Gherardi questo concorso “non è stato il modo migliore di individuare bravi insegnanti. Con un tasso di bocciature cosi alte, sono sicuro che ci sono anche insegnanti incompetenti come in tutti i mestieri ma non è sotto sforzo che uno riesce a dimostrare cosa sa fare”.

Ottenere l’abilitazione da insegnante non è una passeggiata di salute. Se una persona vuole diventare docente deve superare un concorso pubblico nazionale visto che è un incarico statale. ”Ma da 30 anni a questa parte sono sempre cambiati i metodi con i quali gli insegnanti sono stati reclutati. Il mio percorso, per esempio, molto selettivo, si chiamava TFA (tirocinio formativo attivo) in vigore dal 2010. Per accedere ai corsi si dovevano superare tre prove, un test e esami scritto e orale. Alla fine dei corsi a cui siamo stati ammessi dopo le prove, abbiamo fatto gli esami scritti e la relazione finale di tirocinio. Solo allora si poteva accedere al concorso nazionale che si articolava in un quizzone, un’altra prova scritta e infine l’orale”. Un percorso duro e lungo che era già un concorso di per sé. Gherardi ricorda le prove dell’abilitazione che ha sostenuto e superato a Bologna: ”Il rapporto era di 1 a 9, su oltre 900 partecipanti solo in 140 hanno ottenuto l’abilitazione, le selezioni sono sempre state dure”. Così Gherardi comincia a insegnare come precario attendendo di anno in anno la conferma della sua cattedra. “I docenti con il mio stesso percorso hanno dovuto rifare il concorso perché le regole erano cambiate nel frattempo”.

Fonte immagine: Miur
Fonte immagine: Miur

Il concorso della scuola è stato indetto con una tempistica discutibile, il tempo per iscriversi scadeva a fine marzo 2016, mentre le prove scritte si sono concluse a fine maggio. “Noi abbiamo fatto la prima prova a maggio, ancora non sappiamo i risultati e quindi neppure le date degli orali”. Secondo Gherardi, e la maggioranza dei docenti coinvolti nel concorso, le prove erano al limite del fattibile. L’esame era composto da 6 domande che vertevano sia sui contenuti che sulla didattica, ovvero le nozioni delle normative speciali sulla scuola. “C’erano domande accettabili per un’insegnante di Lettere, ma era il tempo ad essere estremamente risicato: 6 domande di natura completamente diversa, per le medie e per le superiori tutte confuse, da redigere in 2 ore e mezzo è un tempo impensabile per realizzare un buon lavoro. Sono 15 minuti a risposta, non un tempo adeguato per organizzare un lavoro decente. Dopo la prova siamo usciti sconvolti, non tanto per la difficoltà delle domande ma per il tempo concesso”. Tanto per capire, la prima domanda del concorso recitava: imposta un’unità didattica su Petrarca per una terza superiore. Un’unità su Petrarca in 15 minuti. Secondo Gherardi è quasi impossibile costruire in un quarto d’ora un’unità didattica su di un testo letterario, “non c’è il tempo di ragionare”. E aggiunge:”Se il metodo e l’obiettivo erano di individuare chi in pochissimo tempo riesce a fare meglio, allora era necessario comunicarlo prima del concorso perché a saperlo prima uno si organizzava in un altro modo”. Una prova che secondo molti insegnanti doveva avere una durata di 6 ore. “Se per quella stessa prova ci avessero dato 6 ore ci lamenteremmo di meno. Non è vittimismo, è come se io dessi un tema dei Promessi Sposi ai miei ragazzi e lasciassi loro solo 20 minuti di tempo, non so cosa ne verrebbe fuori”.

Fonte immagine: Qui Cosenza
Fonte immagine: Qui Cosenza

Cosa rischia l’insegnamento a partire da settembre, chiediamo a Gherardi. “Non lo so, non ho la prospettiva a ampio raggio per rispondere a questa domanda. Si rischiano però 2 scenari: il primo è che molte cattedre rimangano vuote e vengano assegnate ai supplenti, gli stessi che sono stati bocciati al concorso, perché qualcuno in classe ci deve pur andare”. Si ricorrerà nuovamente ai supplenti: avanzeranno dei posti che andranno inevitabilmente agli insegnanti che non hanno superato il concorso che pero’ non diventeranno di ruolo ma fungeranno da supplenti. “Bocciati ma in cattedra comunque”, dice amaramente Gherardi. Il secondo scenario è che tornino i contratti “fino alla nomina degli aventi diritto”. Sono contratti molto diffusi nel mondo dell’insegnamento ma poco conosciuti ai più. “Significa che a settembre gli insegnanti cominceranno a lavorare senza garanzie di poter concludere l’anno scolastico. Il primo anno che ho insegnato sono diventato “avente diritto” soltanto a gennaio. Questo significa che fino a quel momento ogni giorno poteva essere il mio ultimo giorno da docente. Solo a gennaio è arrivato il rinnovo fino a giugno. E’ una forma di contratto allucinante in vigore da alcuni anni che impedisce ai docenti di fare programmi a lunga scadenza, di organizzare il proprio lavoro. Come si fa a insegnare sapendo che ogni giorno può essere l’ultimo? non è facile dal punto di vista emotivo e dal quello professionale”, sostiene Luca.

“Ci affidiamo alla sorte”, dice sconsolato Gherardi. Come ogni anno, agosto è un momento di tensione per i docenti precari perché “non sappiamo cosa ci aspetta l’anno prossimo. Ci sentiamo presi in giro perché questo concorso è stato costruito con delle tempistiche folli, per decimare la classe docente, ci saremmo aspettati che i professori universitari responsabili della valutazione dicessero qualcosa, che si schierassero al nostro fianco perché sono gli stessi docenti che hanno abilitato molti insegnanti fra i quali io stesso, ci aspettavamo che sollevassero il paradosso di un personale docente promosso nei duri percorsi formativi passati ma poi bocciato nel concorso”. E’ un terno al lotto, in Toscana su 540 candidati sono stati promossi in 140; e poi i ritardi degli esiti della prova scritta: ”Era così difficile indire il concorso qualche mese in anticipo per concludere le procedure per settembre, per l’inizio dell’anno scolastico? Rendiamoci conto che gli orali per gli insegnati di Lettere in Emilia Romagna slitteranno inevitabilmente a Natale: e intanto a scuola chi ci va?”.

Fonte immagine di copertina: Miur.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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