Quando vivere con un capolavoro sotto il naso diventa la normalità

Quando vivere con un capolavoro sotto il naso diventa la normalità

L'ultimo numero di Medioevo Dossier è interamente dedicato agli otto gioielli dell'architettura e dell'arte medievale italiana. Tra questi magnifici otto, naturalmente, il Duomo di Modena. E' vero, la città della Ghirlandina non è né Pisa né Venezia, ma è pur sempre un gioiello in un punto nevralgico della penisola. Che dovrebbe avere molta più risonanza di quella che, nei fatti, riesce ad avere.

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Su Tripadvisor, il Duomo di Modena conta 667 “Eccellenti” e 177 “Molto buono”: qualche critico severo, qualche tronfio passante in vena di sufficienza. Ci sono anche 19 “Nella media”, 3 “Scarso” e 2 “Pessimo”. Mettiamoci i dispetti e i campanilismi, il cattivo umore e i litigi di una controparte amorosa ospite a Modena solo per un po’. Mettiamoci anche, senza vergognarcene, d’altronde esiste anche lei, la totale incapacità di recepire e accogliere bellezza. In fondo, il Duomo è una di quelle meraviglie che sorprendono senza troppa delicatezza. Nel complesso, possiamo dire che quello che Sgarbi ha definito il monumento scolpito dal “più importante maestro della scultura romanica in Italia” sia apprezzato.

medioevodossiercoverIl mese scorso, “Medioevo Dossier” ha annoverato Duomo e Ghirlandina tra gli otto capolavori dell’architettura e dell’arte medievale italiana. I “magnifici otto” gioielli sono, oltre al Duomo modenese, anche la Basilica di Sant’Ambrogio di Milano, la Cappella degli Scrovegni di Padova, la Basilica di San Marco a Venezia, la Basilica di Santa Maria Assunta ad Aquileia, la pisana Piazza dei Miracoli, il Battistero di San Giovanni di Firenze e la Basilica di San Francesco di Assisi.

Questo numero del bimestrale si apre con una citazione del poeta e viaggiatore tedesco Goethe, rievocandone “la volontà di conoscenza e lo spirito d’avventura”. Sotto il segno del suo sguardo, la rivista ha accompagnato i lettori alla scoperta delle otto perle del Medioevo italiano, dedicando al Duomo una spiegazione sostanziosa e dettagliata.

Il Duomo di Modena, quinto capolavoro della raccolta, è definito “lo splendore di Modena” e “una delle espressioni più felici dello stile romanico”. Intitolato a S. Maria Assunta e al patrono San Geminiano, il Duomo fa parte di quella “candida veste” di cui parla il monaco cluniacense Rodolfo il Glabro nelle sue Cronache dell’anno Mille, riferendosi alla rinnovata alleanza che la cristianità saldò con la Chiesa alla fine del secolo dell’anno Mille.

È il secolo dell’Abbazia di Cluny e della cattedrale-santuario Santiago de Compostela, con cui il Duomo modenese ha molti punti di contatto. “Pareva che la terra stessa, come scrollandosi e liberandosi della vecchiaia, si rivestisse tutta d’una veste candida di chiese”, diceva Rodolfo il Glabro. È il 1099 e la cittadinanza modenese dà il via alla costruzione del Duomo. È l’anno della presa di Gerusalemme e il seggio dell’autorità vescovile modenese è vacante: il Duomo nasce per iniziativa della comunità laica, per questo è alto il suo valore comunitario. Già allora, Modena era inserita nel quadro delle fiorenti città emiliane: la cattedrale parmense fu avviata negli stessi anni e sopravanzava in lunghezza il Duomo modenese di oltre 20 metri. Per questo, l’opera architettonica di Lanfranco, che insieme a quella figurativa di Wiligelmo diede vita al Duomo, optò per soluzioni innovative e d’effetto. Tra queste, la complessa articolazione interna che combinava la suggestione degli anfiteatri antichi alla vivacità plastica e cromatica del romanico europea contemporaneo. Successivamente venne eretta anche la Ghirladina: con i suoi 88 metri d’altezza è più antica della torre di Pisa e fu concepita come un simbolo di riconoscimento per la città. Da lontano, chi arrivava a Modena poteva riconoscerla. D’altronde, della romana Mutina non era rimasto quasi nulla.

Lo splendore di Modena

Il punto di contatto del Duomo con la via Emilia, stando alla rivista, è all’insegna del peccato. La cattedrale sfiora infatti la via principale con la Porta della Pescheria, che si apre a Nord, proprio dove si colloca la porta del pellegrino: “dove spirano i venti freddi e dove si estendono le oscurità del peccato, la porta settentrionale fa da specchio alle insidie e alle fatiche della vita terrena”. Per questo, lungo gli stipiti della porta che spunta sotto uno degli scorci più belli di Modena, quella viuzza con l’arcata che collega il Duomo alla Ghirlandina, è scolpito il ciclo delle rappresentazioni dei mesi. L’archivolto, invece, rappresenta la storia esemplare della dama Winlongee, tratta in salvo dal condottiero Artus de Bretania. A Modena, infatti, la materia cavalleresca è arrivata prima che l’eroe bretone diventasse il sovrano per antonomasia della letteratura epica medievale.

La sua consacrazione risale alla Storia dei re di Britannia di Goffredo di Monmouth, pubblicata solo nel 1137. È questo il primo punto di contatto tra il Duomo e la cattedrale di Santiago de Compostela (1100-1110), anch’essa arricchita da decorazioni tratte dalla materia bretone. Nel romanico europeo, comunque, questa particolarità rende il Duomo quasi un unicum. Complice, forse, la forte partecipazione laica e cittadina nell’erigerlo. Dopo la morte del presule filo imperiale Eriberto nel 1094, infatti, a Modena si insedia Benedetto che muore tre anni dopo. La sede episcopale è vuota e Lanfranco inizia gli scavi delle fondamenta il 23 maggio del 1099, per posare la prima pietra il 9 giugno. Il vescovo successivo, Dodone, si insedia solo a lavori avviati, nel 1100. I modenesi rimasero sempre protagonisti della crescita del Duomo: nel 1106, alla ricognizione delle reliquie del patrono, sulle operazioni vigilava un gruppo di milites e cives in rappresentanza di nobiltà e borghesia.

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Anche per quanto riguarda il programma iconologico, il Duomo mostra evidenti agganci con Santiago de Compostela. In entrambi i casi, infatti, il popolo veniva coinvolto nel vivo del dramma della fede: i temi della redenzione e della lotta contro il peccato sono i protagonisti. La Genesi scolpita d Wiligelmo si presentava agli occhi di chi guarda con concretezza e la forza persuasiva del racconto chiaro e toccante: parallelamente all’esigenza di catechizzare le masse, la scultura rispondeva a quello che, in fondo, era il primo messaggio cristiano. Il racconto della Genesi si chiude con l’approdo di Noè dopo il Diluvio: lui e i suoi figli sono avvolti, ancora, in una “veste candida” che allude ai riti battesimali e alla Chiesa come luogo di rigenerazione.
A Lanfranco e Wiligelmo subentrarono successivamente, a partire dal 1167, alcuni seguaci e anche i maestri campionesi, scultori e costruttori attivi in Emilia, Lombardia, Veneto e Trentino dal XII al XIV secolo, spesso riuniti in corporazioni.
Nel 1934, papa Pio XI eleva il Duomo al rango di basilica minore, e nel 1997 viene incluso, insieme alla Ghirlandina e a Piazza Grande, nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO.

barlom ghirlandina di nebbia ammantataMa sono solo alcuni degli aspetti che rendono il Duomo modenese, che tra il 2007 e 2008 è stato sottoposto a un massiccio restauro, degno di nota. I modenesi d’adozione, o semplicemente chi non si è mai dedicato alla sua storia, non sanno che, per certi versi, ne vediamo una versione diversa rispetto, ad esempio, all’Ottocento: periodo in cui era molto più scuro, quasi uniformemente grigio, e senza le torrette in cima, abbattute dal terremoto del 1671 e ricostruite solo nel 1936-37. Solo all’inizio del Novecento, si decise di restituire al Duomo il suo antico splendore romanico.

Quello che vediamo ancora oggi, quello che chi visita Modena può guardare gratuitamente. Nel progetto di valorizzazione turistica del sito UNESCO di Piazza Grande, Duomo e Ghirlandina lanciato l’anno scorso, infatti, si è pensato a un biglietto unico che comprendesse Musei del Duomo, sale storiche del Palazzo Comunale, Acetaia Comunale e Ghirlandina. La visita al Duomo è gratuita e, stando a quel che dice la Direzione del Turismo, dovrebbe rimanere tale. Giovanni Bertugli, dirigente del Servizio Promozione Città e Turismo del Comune di Modena, commenta così la situazione turistica modenese: “tenendo aperta la cattedrale per tutto il periodo giubilare in orario di pranzo, senza quindi interferire con le celebrazioni religiose, e rendendo le visita gratuita, abbiamo posto il Duomo al centro di una maggiore fruibilità per chi visita Modena”. Un po’ di numeri: “nell’ultimo anno, la Ghirlandina ha registrato 43000 visite, 14000 negli ultimi quattro mesi”. “I numeri – ha detto Bertugli – ci dicono che stiamo incrementando le visite turistiche”.

Ma si potrebbe fare di più in tema di pubblicità? In fondo, Modena non è né Pisa né Venezia, ma è un gioiello in un punto nevralgico della penisola. “Abbiamo fatto un primo passo con l’offerta del biglietto unico rendendola una scelta stabile e quotidiana, non legata a un evento preciso o a un periodo, come quello, ad esempio dell’Expo”. “Abbiamo anche, nonostante il quadro economico limitato, lavorato sul portale elettronico Visitmodena.it e realizzato prodotti multimediali che abbiamo preentato a Milano all’Expo”, ha detto Bertugli. “Tuttavia – ha concluso – sono numeri su cui lavorare e dobbiamo continuare su questa strada, garantire la qualità delle visite per incrementarne la frequenza”. In tempo di eccellenze territoriali, la speranza è che si investa anche su questo fronte. D’altronde, cliccando “Expo Modena” su Google, fanno capolino parmigiano, tigelle e un Pavarotti di cartone.

 

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Nata a Genova, ma modenese da qualche anno dopo diversi pellegrinaggi. Laureata in Italianistica, è giornalista pubblicista e vive nel Regno Unito dove svolge un dottorato.

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